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venerdì 2 febbraio 2018

Il fine ultimo della scoperta dell'America

Tutti sanno che la scoperta dell'America avvenne il 14 Ottobre del 1492, tutti conoscono la storia di come Cristoforo Colombo cercasse un passaggio più veloce per poter raggiungere l'oriente e le sue favolose ricchezze. Di come il navigatore genovese sbarcò inizialmente a San Salvador esplorando l'area caraibica credendo però di essere giunto nel lontano oriente. Ben presto però si accorse che quei poveri indigeni non avevano nulla di quello che era stato raccontato dai favolosi resoconti dell'oriente, della Cina e del Cipango (Giappone), e dovette allora ammettere che i suoi calcoli erano errati. Dunque si, era possibile raggiungere l'oriente navigando verso occidente, la tesi aristotelica e tolemaica della sfericità della terra a lungo “dimenticata” era stata provata, ma il viaggio era durato il triplo del previsto perché in mezzo Colombo si era imbattuto in un altro continente non preventivato: l'America.


Si è sempre detto che il motore primo della spedizione fosse puramente economico, ma la storia è lievemente più complessa del previsto e le azioni del navigatore genovese furono dettate un po meno da fattori meramente economici e un po di più da quelli ideali.


Dai numerosi scritti di Colombo, lettere e diari, si può ben notare come la spedizione sia mossa prevalentemente dalla ricerca dell'oro e di ricchezze, ne sembra quasi ossessionato; eppure questa ricerca non è figlia della cupidigia ma della sincera comprensione che sarà solo il ritrovamento dell'oro a dargli la possibilità di portare a compimento la propria impresa. Saranno le ricchezze a mantenere alto il morale del proprio equipaggio e permettergli di non perdere punti agli occhi dei sovrani di Spagna, patroni della spedizione. Colombo sa bene che solo la presenza dell'oro potrà giustificare le privazioni che subisce il suo equipaggio in alto mare per lunghi periodi lontano da casa, la stessa corona spagnola ha bisogno di prove tangibili per continuare il proprio finanziamento alla spedizione.


Certo, Colombo non disdegna la ricchezza, ma dai documenti sembra che lo interessi di più il suo ruolo epico di avventuriero scopritore nonché di missionario evangelizzatore. Si impegna personalmente con il Papa per la diffusione del cristianesimo ai popoli dell'oriente ed è sicuro di trovare abbastanza oro per poter reclutare diecimila cavalieri e centomila fanti. Il navigatore si sente un predestinato, è molto religioso tanto da non navigare la Domenica e da dare un nome religioso ad ogni nuovo posto scoperto.


Ed è proprio questa infatti la vera missione dello scopritore genovese, Colombo, lo scopritore del nuovo mondo è un uomo dalla forte mentalità medievale. Ha una grande fede cristiana, si imbarca per raggiungere il Gran Khan, l'imperatore della Cina citato da Marco Polo, sicuro che riuscirà a convertirlo al cristianesimo e ad usare le sue forze per liberare la Terrasanta con una nuova crociata. Nessuno in occidente sapeva però che la sua dinastia mongola era stata rovesciata ben un secolo prima. L'uomo che con la sua scoperta segna la fine del medioevo e l'inizio dell'evo moderno si imbatte quasi per caso in un continente che secondo i suoi calcoli non ci sarebbe dovuto essere; rovinando quasi il suo piano iniziale. Si imbarca in questa avventura convinto che potrà almeno reperire molto oro dall'oriente potendo così finanziare una crociata che liberi una volta per tutte Gerusalemme.


Perché è esattamente questo il fine ultimo, il pio Colombo dalla mentalità fortemente medievale, compie il proprio prodigioso viaggio verso l'ignoto per raccogliere fondi che possano liberare nuovamente, e questa volta per sempre, Gerusalemme. Dobbiamo considerare che l'eco della caduta di Costantinopoli del 1453, era ancora presente tra gli stati europei dell'epoca, gli stessi stati europei che non avevano accolto le disperate richieste di aiuto bizantine e le invocazioni del Papa a loro soccorso. Il sogno di Colombo si inseriva anche all'interno del progetto di reconquista che la Spagna aveva ultimato proprio nello stesso 1492 con la conquista di Granada, ultimo caposaldo del nemico musulmano in terra iberica.


La scoperta del nuovo continente con l'apertura di nuove rotte rovinerà il piano di Colombo; le Americhe avranno tutto ciò che un regno in espansione può richiedere, ricchezze da saccheggiare e una popolazione tecnologicamente inferiore facile da sottomettere. I sovrani di Spagna pur incassando più di quanto avessero potuto mai desiderare da questa spedizione non riversarono denaro nel progetto di liberazione della Terrasanta tanto caro a Colombo. Finanziarono altri suoi tre viaggi che si svolsero con alterne fortune, tornato dal quarto viaggio decise di non lasciare più il regno di Castiglia seppur a lui ormai ostile, morendo nel 1506 per un infarto prima di riuscire a ottenere piena soddisfazione di tutte le sue rivendicazioni con i sovrani di Spagna.
  
Così si apriva una nuova era, un nuovo evo, un navigatore italiano aveva aperto agli occhi del mondo nuove rotte che avrebbero velocemente tagliato fuori dai grandi traffici commerciali tutte le città del mediterraneo che diveniva ora poco più che un lago rispetto alle sconfinate immensità degli oceani. Proprio l'apertura di nuove rotte rendeva non più così importante economicamente la cacciata dei turchi da Costantinopoli e dalla Terrasanta, paradossalmente proprio la riuscita della sua missione aveva reso non più economicamente vantaggioso il suo fine ultimo, la sua scoperta seppelliva per sempre il sogno di un ritorno della Cristianità nella sua prima capitale.  



Di: Ludovico Scaglione

Fonti:
Tzvetan Todorov, La conquista dell'America, il problema dell'altro, Torino 1984
Cristoforo Colombo, Dai diari di bordo, Rimini 1992
Gianni Granzotto, Cristoforo Colombo, Milano 2010
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2 commenti :

  1. Veramente interessante! Uno sguardo che va aldilà della parziale visione storica che ci viene sempre insegnata...

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