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sabato 6 gennaio 2018

La legge 'Truffa'

La legge elettorale proposta da Scelba nel 1952 venne battezzata come “legge truffa” da Piero Calamandrei, le motivazioni di questo nome non sono da ricercare nel premio di maggioranza, che scattava con il raggiungimento del 50% dei voti, anche in alleanza con altri, ma in un altro aspetto. A quel premio infatti potevano ambire difficilmente i social-comunisti fermi al 31% alle elezioni del 1948, ma solo i partiti governativi, infatti la formula di governo centrista era arrivata al 60%. Il dibattito sul cambiamento della legge elettorale è ben più lungo rispetto alla singola vicenda della legge maggioritaria con gli apparentamenti per le politiche. Questo dibattito incomincia già per le amministrative durante la segreteria di Taviani, visto che c’erano state situazioni di instabilità con il sistema proporzionale, poiché c’erano stati casi di parità come a Viareggio e quindi si passò al maggioritario. Il problema della legge maggioritaria si scatenò quando questa proposta venne portata a livello nazionale per le elezioni politiche.

De Gasperi sapeva che la situazione del suo partito era molto cambiata, soprattutto dopo le amministrative del 1951-1952 in cui la Dc, rispetto alle politiche di quattro anni prima aveva perso circa il 13,4%. Il risultato elettorale delle amministrative aveva evidenziato che i consensi della coalizione di governo del centrismo organico erano in calo. Questo fatto era dovuto a tre motivi: fondamentalmente il primo era dovuto ad una ripresa dei partiti di destra; infatti le elezioni amministrative avevano segnalato un ripresa dei voti del partito monarchico e dei qualunquisti, soprattutto nel Meridione, poiché questi erano sostenuti dal così detto “quarto partito” che non appoggiava più in modo convinto la DC. Il secondo motivo era dovuto alla situazione economica,perché nonostante le importanti riforme rimanevano gravi la disoccupazione e la povertà in molte parti del paese. Il terzo motivo era che il sistema elettorale proporzionale portava ad una cronica fragilità di governo. Inoltre c’è un ulteriore motivo dovuto al venir meno della percezione del pericolo comunista, questo aveva tolto via alla DC un argomento centrale rispetto alle precedenti elezioni.

Vista la situazione De Gasperi propose un cambiamento della legge elettorale, che avrebbe dovuto garantire un sistema parlamentare, ma con maggiore stabilità politica e cioè il maggioritario, che sostanzialmente si basava su due punti tecnici. La nuova legge elettorale proposta da Scelba nell’ottobre del 1952, si basava sul mantenimento degli scrutini di lista su collegi plurinominali e revisione del meccanismo di riparto proporzionale con l’introduzione di un premio di maggioranza, a condizioni che si superasse una determinata soglia che era fissata al 50%. Questa legge incomincia il suo iter legislativo nel dicembre del 1952. La discussione è accesa intorno alla legge elettorale, critiche vengono mosse fin dall’inizio, quando ormai mancavano cinque mesi alle elezioni. Le sinistre con la proposta della DC di questa nuova legge elettorale, riuscirono in un’operazione, che al Fronte popolare nel 1948 era fallita, cioè di farsi vedere come forze mobilitate per salvare la democrazia, grazie anche all’aiuto di altre figure che condividevano questa battaglia come Parri e Corbino, i quali sostennero questa battaglia in modo convinto legittimando così la protesta sollevata dai social-comunisti.

Inoltre tutti i partiti che si opponevano a questa legge organizzarono mobilitazioni e contestazioni in tutto il paese e in parlamento fecero ostruzionismo, infatti subito venne posta una sospensiva a firma di Nenni, che inoltre chiedeva l’attuazione della corte costituzionale. Vennero poste quattro pregiudiziali di incostituzionalità presentate da Togliatti, Basso, De Martino e Ferrandi e l’accusa principale di queste pregiudiziali era che con questa legge si tentava di smantellare la Costituzione,facendo venir meno l’impegno morale di tutti i partiti dell’arco costituzionale che avevano partecipato alla Resistenza e si erano presi il merito per aver attuato la democrazia dopo gli anni del fascismo. Il 5 dicembre venne dato come termine ultimo per presentare le relazioni sul disegno di legge,e quando esso giunse in aula Giovanni Leone, che presiedeva la Camera venne accusato di farsi suggerire le interpretazioni del regolamento da Gonella. Togliatti affermò che il cambiamento della legge elettorale era per il motivo che la DC voleva portare il Paese in guerra, mentre le opposizioni cercavano di evitare all’Italia altre catastrofi. Le risposte agli attacchi vennero date da Aldo Moro, che sosteneva che la legge maggioritaria avrebbe garantito un minimo di sicura direttiva, una base solida di governo, una tranquilla possibilità di manovra.

Questa legge elettorale trovò grande opposizione perché dalle sinistre era vista come la Legge Acerbo, che nel 1924 aveva legittimato il regime fascista, anche se non poteva essere paragonata a quella legge solo per il premio di maggioranza che scattava al 50%. Ci furono tentativi di mediazione, ma fallirono tutti come scrive Taviani nelle sue memorie:

“Durante il dibattito alla camera, l’on. Corbino ha avanzato una proposta di mediazione: ridurre il premio di maggioritario che nella legge costituisce il 16% dei seggi, circa 100 deputati, a un pacchetto fisso di 50 deputati. De Gasperi è stato sul punto di accettare il compromesso che avrebbe svelenito il contrasto e favorito lavittoria. Saragat è intervenuto e ha preteso il rifiuto della proposta Corbino. È stato un primo grave errore, forse il maggiore di tutti”.

In questa situazione di forte tensione tra i partiti sulla legge elettorale , si arrivò alle elezioni politiche del 7 giugno 1953 , che porteranno alcuni cambiamenti all’interno della politica italiana e all’interno della Democrazia Cristiana. Infatti alle elezioni del 7 giugno 1953 il mecanisco previsto dalla legge elettorale non scattò per pochissimi voti, questo grazie anche alcune piccole liste di disturbo composte principalmente da esponenti socialisti e laici.


Di: Francesco Sunil Sbalchiero

Fonti: G. Baget-Bozzo, Il partito cristiano al potere, Firenze, Vallechi 1978
A. Giovagnoli, Il partito italiano, Bari, Laterza, 1996
A. Agosti, Storia del Partito comunista italiano (1921-1991), Laterza, Roma-Bari, 2000
S. Piretti, Le elezioni politiche in Italia dal 1848 a ad oggi, Bari, Laterza, 1996
P. E. Taviani, Politica a memoria d’uomo, Bologna, Il Mulino, 2002
F. Malgeri, La stagione del centrismo, Catanzaro, Rubbettino, 2002
G. Crainz, Storia della repubblica, Donzelli, Roma, 2016
F. Malgeri (a cura di), Storia della Democrazia Cristiana, II, Roma, Edizione Cinque Lune, 1987

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