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mercoledì 17 gennaio 2018

Il piano Marshall e l'attuazione in Italia

Al termine della seconda guerra mondiale le condizioni economiche e sociali del vecchio Continente e dell’Italia erano particolarmente critiche: oltre all’alto prezzo in vite umane altrettanto ingenti furono i danni materiali. In questa situazione e con il deteriorarsi dei rapporti tra Usa e Urss, l’inizio della cristallizzazione bipolare – avvenuta nel febbraio 1947 - portò ad un cambiamento della politica estera americana con la “dottrina Truman”, che mirava a contenere l’influenza dell’Unione Sovietica in Europa. Questa “politica del contenimento”, come venne definita da George Kennan, comportava in primo luogo un consolidamento dei paesi europei occidentali sul piano politico ed economico.

All’interno delle misure nell’ambito economico l’intervento principale fu quello del Piano Marshall proposto dal segretario di stato americano George Marshall nel 1947. L’idea di questo intervento economico era mossa dalle preoccupazioni degli Stati Uniti. La principale di queste preoccupazioni era determinata dal fatto che la ripresa economica potesse essere soffocata sul nascere e che la crisi economica comportasse ripercussioni politiche. Infatti il presidente americano Henry Truman vedeva il successo del comunismo in Europa orientale come conseguenza della crisi economica in quei paesi. Nel marzo del 1947 molte alte personalità rimasero confuse da un discorso in cui il Presidente americano si diceva preoccupato per l’imminenza di una crisi e la possibilità di un confronto globale e accennava ad alcuni aiuti economici in favore della Grecia e della Turchia. Dopo il discorso alcuni giornalisti e parlamentari chiesero di conoscere il quadro della situazione, chiedendo un piano di aiuti organico per la ricostruzione mondiale, per alleviare in alcuni paesi come la Francia e l’Italia il disordine economico e l’agitazione politica, paesi questi dove erano presenti anche grandi partiti comunisti. Gli americani si convinsero che in questa situazione, un programma unificato di aiuti, rigidamente controllato da loro, avrebbe garantito pace, prosperità, stabilità politica, indebolimento dei partiti comunisti, e benessere per gli Stati Uniti. Il Programma di Ricostruzione Europea (ERP) sarebbe stato diverso dagli aiuti precedenti forniti dall’Europa occidentale; dalla fine della guerra in poi erano stati profusi senza alcun criterio e non avevano raggiunto il loro scopo. Infatti la novità di questo programma pensato da Marshall è che avrebbe rappresentato la dottrina Truman in azione.

Il 5 giugno 1947 il Segretario di Stato nel corso della cerimonia annuale della Harvard University parlò della necessità di elaborare un nuovo piano di aiuti per l’Europa. Il piano dopo l’intervento alla Harvard University mancava ancora di contenuti specifici, quindi iniziarono a formarsi dei comitati americani ed europei occidentali. Questi formularono l’ERP a carattere quadriennale sotto la direzione degli Stati Uniti, che prevedeva una serie di prestiti e sovvenzioni gestiti da un nuovo organismo del governo americano denominato Amministrazione per la Cooperazione Economica (ECA). L’ERP provocò una violenta rottura nel periodo della guerra fredda sia perché nel piano era stata inclusa la Germania Occidentale, senza la partecipazione dell’Unione Sovietica e dell’Europa orientale, sia perché essa si muoveva al di fuori della Commissione economica delle Nazione Unite per l’Europa (ECE). Questa situazione di tensione internazionale e la guerra fredda si aggravarono per la maniera provocatoria con cui gli Stati Uniti presentarono il Piano Marshall, ignorando l’ECE e anche perché l’Unione Sovietica interpretò questi aiuti come un’iniziativa antisovietica. Gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica cercarono di varare piani di ricostruzione per le rispettive sfere d’influenza con i piani Marshall e Molotov.


Il piano Marshall non venne concepito solo dal segretario di stato americano, ma anche da Dean Acheo uno dei principali artefici della dottrina Truman: dirigeva il Dipartimento di Stato quando Marshall era assente per impegni internazionali. Gli studi sul piano Marshall iniziarono già prima e continuarono anche dopo l’intervista lasciata da Truman nel febbraio del 1947 con alcune riunioni come quella tenutasi l’11 marzo 1947 all’interno di State-War-Navy Coordinating Commitee (SWNCC) un gruppo di lavoro. Dean Acheson all’interno del Dipartimento di Stato costituì una speciale commissione per gli aiuti esteri. Le istruzioni per entrambe le commissioni erano di lavorare in fretta, anche perché molti paesi avevano bisogno di aiuti urgenti. La potenza economica della nazione doveva essere usata per sostenere la stabilità economica e la normalità dei processi politici in qualsiasi parte del mondo, in modo da orientare gli altri stati verso la politica degli Stati Uniti. I primi accordi per l’applicazione del piano Marshall in Italia avvennero il 2 febbraio del 1948, quando l’ambasciatore americano a Roma James Dunn, e il ministro degli Esteri Sforza firmarono un Trattato decennale di amicizia e di commercio fra Stati Uniti e Italia. Un mese e mezzo più tardi, il 20 marzo, il segretario di Stato Marshall riferì dell’invio all’Italia di vari milioni di dollari, anche se l’Erp doveva ancora essere approvato definitivamente dal Congresso. Infatti a Washington si era deciso di anticipare l’annuncio in vista delle decisive elezioni del 18 aprile 1948 in Italia. Nel primo anno di attivazione dell’ERP dal luglio 1948 al luglio 1949 esso rappresentò per l’Italia il 5,3% del Pil e gli aiuti furono essenziali per la rinascita europea e in particolare per l’Italia, sia per le materie prime e i prodotti che arrivarono dall’America, sia perché impedirono deficit di dollari per acquistarli. In Italia i prestiti ERP diedero l’opportunità a molte medie imprese e a grandi industrie anche private come la Fiat e l’Edison di rinnovare impianti e macchinari industriali; tali opportunità vennero offerte anche alle imprese pubbliche dell’Iri. Questi aiuti erano inviati in tranche e dovevano essere guadagnati in qualche modo con un buon comportamento politico, economico e dovevano essere usati per promuovere la stabilità finanziaria. Gli americani fecero capire che tali finanziamenti non sarebbero arrivati se al governo c’erano partiti comunisti come in Italia e Francia. Infatti le reazioni più critiche al piano Marshall furono da parte dei partiti di sinistra in Italia come il Pci e il Psi.

La gestione italiana di queste risorse venne fortemente messa in discussione dai politici ed economisti americani; la critica più accesa fu quella espressa nel rapporto del Country Study al Congresso dove si criticava l’Italia per la gestione degli aiuti, in quanto dissentivano dalla politica deflazionista dell’Italia, poiché non aveva ragione di esistere visto il continuo rifornimento di materie prime, macchinari, e la garanzia illimitata di aiuti garantiti. Infine il piano Marshall fu il primo stadio per la costruzione di una comunità di idee, di legami economici fra l’Europa e gli Stati Uniti contribuendo in questo modo alla creazione dell’Occidente post-bellico.


Di: Francesco Sunil Sbalchiero

Fonti:
Adriana Castagnoli, La guerra fredda economica, Laterza, Roma-Bari, 2015
Ennio di Nolfo, Storia delle relazioni internazionali, Laterza, Roma-Bari, 2015
(a cura di) Elena Aga Rossi, Gli Stati Uniti e le origini della guerra fredda, Il Mulino, Bologna, 1984
Giuseppe Mammarella, Storia degli Stati Uniti dal 1945 a oggi, Laterza, Roma-Bari, 2013
Valerio Castronovo, Storia economica d’Italia, Einaudi, Torino, 2013
John L. Harper, La guerra fredda, Il Mulino, Bologna, 2013
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