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domenica 17 dicembre 2017

La divisione coreana e il possibile conflitto nucleare


La Corea del Nord sembra vivere in questi tempi, un’altissima attenzione mediatica dovuta alle questioni di politica internazionale che vede nel ruolo di protagonista i suoi rapporti con gli Stati Uniti di Trump. Le reiterate minacce di attacchi nucleari alla nazione statunitense hanno polarizzato l’attenzione su questo piccolo paese asiatico la cui credibilità era stata fino a qualche anno fa, pressoché nulla. La Corea del Nord di Kim Jong-Un sembra quasi uno stato anacronistico e a tratti, distopico agli occhi dei pochissimi che sono riusciti a visitarlo e a raccontarlo una volta terminata l’esperienza che talvolta, è anche stata autorizzata dalle stesse istituzioni del paese con l’intento di far conoscere e di promuovere il proprio paese all’estero per darne un’immagine meno negativa.  Per farsi un’idea di questo stato, occorre contestualizzarlo nella storia e tracciarne la linea temporale almeno più contemporanea per capire in che contesto ideologico si collocano le scelte politiche dei suoi leader del passato e per capire il motivo della maggior parte delle decisioni dell’attuale leader nord coreano.
Per fare ciò, è necessario specificare subito che la Corea del Nord non è sempre stato un paese autonomo, libero da ingerenze esterne e svincolato da potenze straniere come appare oggi.  La penisola coreana fu praticamente posta sotto protettorato giapponese dopo che il Giappone aveva sbaragliato con successo l’esercito russo nella guerra russo giapponese del 1905. Per la prima volta nella storia, una potenza extra europea vinceva una potenza europea e quindi, estendeva il proprio dominio sua una porzione di territorio che negli anni successivi sarebbe stato ufficialmente annesso all’impero giapponese. L’occupazione del Giappone fu un evento traumatico per la Corea.  Oltre allo sfruttamento economico del territorio, i soldati giapponesi adottarono metodi brutali contro la popolazione soprattutto nel periodo a ridosso della seconda guerra mondiale nel quale si perpetrarono stermini di massa e stupri generalizzati verso la popolazione femminile. Fu solo dopo la prima guerra mondiale che nacque una frangia di resistenza militante da parte di un partito comunista nel quale negli anni trenta spiccò l’impegno di Kim Il-Sung nonno dell’attuale Kim Jong-Un.
Attuale divisione coreana 
Dopo la resa del Giappone a seguito della seconda guerra mondiale, la penisola coreana fu divisa in due parti all’altezza dell’ormai famoso 38° parallelo, occupata a nord dall’Unione Sovietica e a sud dagli Stati Uniti in un classico schema di bipartizione che si ritrova in molti altri paesi del mondo durante il periodo della guerra fredda. L’idea iniziale delle due superpotenze era quella di sottoporre la Corea ad un’amministrazione fiduciaria delle Nazioni Unite che avrebbe lentamente fatto transitare il paese verso l’indipendenza. La vecchia aristocrazia e i proprietari terrieri erano stati visti come collaborazionisti dei governi d’occupazione giapponese, ragione per la quale si erano alienati il consenso della popolazione. A nord il governo venne affidato ai comunisti di Kim Il-Sung che avevano combattuto contro l’occupazione e che quindi rappresentavano la novità politica. A sud, il governo del paese fu affidato al generale statunitense Hodge che non esitò di avvalersi della destra conservatrice e collaborazionista più osteggiata dalla popolazione.  Ciò fomentò il polarizzarsi di due opposti gruppi politici nelle due estremità del paese. All’inconciliabilità della situazione, l’ONU rispose convocando libere elezioni alle quali il partito comunista si oppose contestando il pericolo dei brogli elettorali dei partiti conservatori i quali a sud procedettero alle votazioni con effettive interferenze alle consultazioni. Nacque così a sud la Repubblica di Corea con la vittoria dell’ex esule di destra Syngman Rhee. Per tutta risposta i sovietici trasferirono i poteri di governo a Kim Il-Sung e a nord venne fondata la Repubblica Popolare Democratica di Corea.  Entrambi i sistemi di governo si ritenevano l’unica espressione istituzionalmente legittima del paese ed obbiettivo di entrambe le Repubbliche era il reciproco annientamento. La Repubblica Popolare Democratica di Corea condusse operazioni di guerriglia a sud per sovvertire il governo rivale, ma ben presto fu evidente che ciò non bastava. Kim Il-Sung decise, nel 1950, di attaccare frontalmente la Repubblica di Corea, evento che fece intervenire gli Stati Uniti a difesa del proprio alleato. Le forze americane respinsero le truppe nemiche e guidarono un attacco a nord. A questo punto, la Repubblica Popolare Cinese di Mao, alleata della Corea del Nord (come lo è ancora oggi), decise di intervenire per impedire la cancellazione dei propri alleati nella regione.  La guerra terminò solo nel 1953 con la firma di un armistizio (e non una pace definitiva che fino ad oggi, non è ancora stata raggiunta dalle due Coree) da parte delle forze in campo.
Di fatto l’armistizio ha permesso il congelamento della storia in quanto perpetuo mutamento. Le due Coree sono rimaste divise ed elemento ancor più anacronistico, la Corea del Nord è rimasta un paese con un governo totalitario a partito unico con al vertice un dittatore che si proclama leader supremo e che condivide molte caratteristiche con la figura di capo carismatico ricoperta da Stalin. Nella Repubblica Popolare Democratica di Corea, non è mai avvenuta nessun processo di destalinizzazione e quindi è venuto a mancare quel processo di de-istituzionalizzazione del culto del capo che aveva in minima parte caratterizzato l’Unione Sovietica. Oggi Kim Jong-Un è ancora idolatrato dal proprio popolo.  Inoltre, il crollo dell’URSS nel 1989 non ha avuto sostanziali ripercussioni in Nord Corea e il sistema economico è uno (se non l’unico dopo la morte di Castro a Cuba) degli ultimi sistemi puramente comunisti.  [Per ulteriori informazioni sulla vita in Nord Corea si rimanda al link alla fine dell’articolo.]
Il recente programma nucleare perseguito dal paese è oggetto di discussione internazionale. Stando alle ultime fonti giornalistiche e da quanto dichiarato dal governo nord coreano, il paese non solo è in grado di far detonare una bomba atomica ma è anche fornito di missili ICBM, necessari per poter trasportare ordigni nucleari anche da un continente all’altro. La semplice detenzione di questi due strumenti di distruzione di massa non basta però a costituire una vera e propria possibilità di attacco che però potrebbe essere velocemente raggiunta. Il motivo per cui Kim Jong-Un ha deciso di fornirsi di un armamento nucleare, a quanto pare dal tipo di politica perseverata, è quello di garantire la propria sicurezza e tentare una politica di deterrenza nei confronti di quella che percepisce come principale minaccia: gli Stati Uniti.


Gli Stati Uniti in effetti, oltre ai trascorsi storici nelle vicende dalla penisola e alla loro storica quanto tradizionale avversione al comunismo, hanno altri motivi per nutrire astio nei confronti della Repubblica Popolare Democratica di Corea. Nel 2002, George W.Bush allora presidente degli USA dichiarò la Corea del Nord come parte dell’asse del male insieme all’Iraq di Saddam Hussein e l’Iran post rivoluzione islamista. In questo quadro, i tre paesi fomenterebbero il terrorismo internazionale e sarebbero impegnate nello sviluppo di armi di distruzione di massa.
La questione rimane aperta e solo il tempo potrà fornire alla storia delucidazioni sui punti che rimangono ancora senza spiegazioni e poco chiari. Un utile avvertenza può essere quella di avvicinarsi allo studio delle questioni storiche e geo-politiche sempre con spirito critico, cercando di guardare alle responsabilità generali che hanno avuto tutti i protagonisti della vicenda a partire dalla Corea, fino ad arrivare agli Stati Uniti passando per ex Unione Sovietica e per Cina e Giappone. Se c’è una cosa che la storia può insegnare è che non esistono buoni e cattivi, ma solo paesi che hanno compiuto delle scelte, talvolta giuste e talvolta irrimediabilmente sbagliate.



Maurizio Riotto, Storia della Corea dalle origini ai giorni nostri, Milano, Bompiani , 2005, pp. 251-259
Best Antony, Hanhimaki Jussi , Maiolo Joseph, Schulze Kristen, Storia delle relazioni internazionali, il mondo nel XX secolo e oltre , Torino, UTET , 2014
Alberto Mario Banti, l’età contemporanea, dalla grande guerra a oggi, Bari, Laterza, 2009
Articolo de La Stampa, La Corea del Nord lancia un nuovo missile balistico: Kim Jong-un sfida il mondo, 2017, Reperibile all’URL http://www.lastampa.it/2017/11/28/esteri/nordcorea-seul-pyongyang-ha-lanciato-un-nuovo-missile-balistico-YNc1435VryIjtxCkt9lIZM/pagina.html (17/12/2017)

Junko Terao, Otto giorni in Corea del Nord,2016 , Reperibile all’URL https://www.internazionale.it/reportage/junko-terao/2016/07/29/corea-del-nord-reportage (17/12/2017)
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