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martedì 12 dicembre 2017

Il cinema e la Prima guerra mondiale

L’ utilizzo delle immagini e del cinema è forse una delle più grandi innovazioni avvenute durante il periodo della prima guerra mondiale nel campo della propaganda. Il cinema era nato a ridosso della prima guerra mondiale, e già nel 1907 in Italia, vi era stata una fulminea presa di potere del cinema e del cinematografo nello spazio urbano, in qualsiasi luogo pubblico e privato, come notato con perfetto tempismo dal giornalista Oreste Fasolo o anche nella poesia “La passeggiata” di Aldo Palazzeschi. Nel 1914 il cinema era già da tempo molto popolare, ma c’era ancora una forte diffidenza ad utilizzarlo come strumento di propaganda, per due motivi: veniva ritenuto come un mezzo esclusivamente di intrattenimento per le masse, e la potenza emotiva delle immagini veniva considerata poco utile e gestibile ai fini della propaganda. La stessa immagine avrebbe potuto suscitare in alcune persone un atteggiamento contrario alla guerra, mentre altre potrebbero essere indotte a reazioni non controllabili e prevedibili; per questo verrà vietato l’accesso dei fotografi e degli operatori cinematografici al fronte.

La propaganda però non scartò il cinema essendo molto popolare; infatti, in Gran Bretagna nel 1914 si registrarono venti milioni di presenze nelle sale. Questo dato assunse ancora più importanza poiché la gran parte del pubblico apparteneva alla classe dei lavoratori, vicina al partito laburista che aveva posizioni pacifiste. I primi film ad essere diffusi furono quelli di attualità a scopo propagandistico, i registi alcune volte erano travolti dalla realtà stessa delle immagini; è per questo che molto presto i registi cercarono di fare film che, pur rappresentando la guerra in mondo reale, esaltassero il coraggio, l’eroismo dei soldati della loro nazione, e l’odio per il nemico.

Nel 1915 iniziarono ad uscire i primi film ufficiali commissionati dai governi, e il loro scopo era quello di far sì che le persone rimaste a casa si potessero identificare con le truppe al fronte. Alcuni film usavano generi collaudati quali il melodramma e l’avventura romantica, come ad esempio, il film del regista americano David Wark Griffith Cuori del mondo, in cui la guerra fa da sfondo alle vicende narrate; mentre in altri film i cineasti cercarono di rappresentare gli scontri con maggiore realismo, come il film inglese Battle of the Somme (1916,) dove venivano mostrati morti e feriti; questo pose il problema al governo inglese di decidere se fosse il caso di mostrare certe immagini al pubblico.

Il realismo massimo si raggiunse con i cinegiornali dove però le immagini venivano alternate ad alcune descrizioni di gesta epiche o coraggiose e scene in cui i soldati affrontavano la morte con allegria. Il cinema ha giocato un ruolo ancora più centrale negli Stati Uniti, in cui i film vennero visti da una media di ottanta milioni di persone a settimana. Un ruolo fondamentale è stato quello svolto da Hollywood, che durante la guerra, si rafforzò sfruttando la crisi del cinema europeo. Quando il paese entrò in guerra il colosso cinematografico accettò di aiutare il governo americano nello sforzo propagandistico. Questo si vide con la fondazione del Cooperation Committee of the Motion Picture Industry il cui scopo era quello di coordinare con il governo di Washington, la promozione della causa della guerra con la collaborazione di attori importanti come Charlie Chaplin nel film Charlot soldato (1918) e William Hart, che si era prestato a dare un immaginario della guerra che potesse favorire l’identificazione con le truppe al fronte.

I film ufficiali hanno avuto sia lo scopo militare, cioè di mantenere alto il morale in patria, sia quello di tipo informativo ed educativo, sia infine, quello di assolvere la funzione di documenti storici. In questi film si esaltavano i valori, per il quali il popolo americano fu chiamato a combattere a cominciare dalla democrazia. La situazione in Italia non era diversa rispetto a quella dei due paesi appena citati, infatti cinema e teatri costellavano le mappe cittadine e, almeno fino a Caporetto erano molto frequentati. Allo scoppio del conflitto Roma contava più di 50 cinematografi e 15 teatri. A Milano c’erano numeri analoghi; infatti nel 1915, i 34 cinematografi vendettero, 6.066.566 biglietti e negli anni di guerra successivi la vendita dei biglietti aumentò.

Uno dei film proiettati nei cinematografi fu “Addio mia bella addio …l’armata se ne va “ di Giovanni Luigi Giannini (aprile 1915).Nel racconto la guerra, come nei film americani e inglesi dello stesso periodo, fa solo da sfondo, e narra la storia d’amore contrastata tra un bersagliere e la fidanzata, ma introduce anche il tema delle violenze sulle donne da parte del nemico. Comunque nei film italiani, come anche quelli francesi, tende a scomparire qualsiasi forma di violenza e di immagine di corpi di soldati uccisi, anche nemici, perché si instaurava nel pubblico un paragone con i soldati al fronte, e quindi ciò sarebbe stato contro e non a favore della guerra.

Concludendo si può affermare che l’industria del cinema si riscoprì patriottica, assumendo un ruolo importante nella propaganda, e questo sarà ancora più evidente nel periodo del primo dopoguerra.


Di: Francesco Sunil Sbalchiero

Fonti:

M. Isnenghi ( a cura di ), I luoghi della memoria. Strutture ed dell’Italia unita, Laterza 2010
E. De angelis, Guerra e Mass media, Carocci 2014
A. Gibelli ( a cura di ) La prima guerra mondiale, voll 2, Einaudi 2014
T. Catalan (a cura di), Fratelli al massacro. Linguaggi e narrazioni della prima guerra mondiale, Viella 2015

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