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martedì 5 dicembre 2017

Franca Viola e il 'NO!' che ha cambiato la storia!

E se non fosse l'onore ...
Era solo un giorno come un altro, eppure…

(scena tratta dal film "divorzio all'italiana" di Pietro Germi)
Eppure qualcuno ha deciso di renderlo diverso, di rendere agli occhi l’orrore, al cuore il rintocco tachicardico della paura, alla mente la consapevolezza della  violenza. Il ventisei dicembre del sessantacinque, i più godevano delle festività natalizie, nelle case gli odori tipici della festa, nelle vetrine luci colorate, sulle labbra i sorrisi. Ventisei dicembre del sessantacinque, Santo Stefano, un giorno prima, le chiese straripavano di anime da purgare, e il giorno dopo…


Alcamo 26/12/1965,
due automobili arrestano la loro corsa di  pistoni e gas mefitico, alle porte della piccola abitazione di Franca Viola, vi fuoriescono ombre nere dalle mani che afferrano, strattonano, feriscono  il corpo e assieme ad esso l’anima. Rapita e nascosta in un tugurio dall’uomo che non voleva sposare, violata e deflorata dalla bestia che si nascondeva dietro la pantomimica figura del prepotente, che tuttavia, nonostante le minacce, nonostante le ingiurie, né lei, né la famiglia credevano capace di un tale gesto.

Il Melodia, figlio di mafiosi, la bramava, come si fa per le cose inanimate, quelle stesse che ostenti per far sì che occhi invidiosi brancolino in un convulso desiderio, legittimato dal diritto che inquadra l’onore violato, come qualcosa che possa essere riparato con un matrimonio, uno che congiunga la vittima al proprio aguzzino, facendo di essa unica colpevole della violenza subita.

Per legge si legittima l’aguzzino, e si obbliga la vittima. Sembra paradossale parlare di un tempo in cui vi era una sorta di passepartout di natura giuridica che implicitamente giustificava l’abuso sul corpo della donna,  obbligata a fare del proprio grembo lo scrigno della prole maledetta della bestia che le ha strappato il sogno semplice di donarsi all’uomo che ama; obbligata  a zittire e compiacersi del ruolo di moglie e madre defraudata dei propri diritti.


Un diritto che assurge dagli occhi sinistri della gente, la quale avrebbe innescato un vortice di fango e ingiurie tali, da sottoporre la vittima di turno sui legni della giustizia sommaria, una che l’avrebbe impalata come un ladro nella piazza grande del paese, se avesse deciso di mandare a processo un giovane legittimato, dal senso comune, ad esplicitare la propria naturale virilità. La colpa, è della donna! Franca era la più bella di Alcamo e per questo, oggetto di bramosia, meritava, dunque, di essere coinvolta nella cosiddetta “fuitina” , e di fare di essa la ragione di un futuro coniugio, per sanare l’onorabilità perduta.  Tutti si aspettavano l’applicazione del codice, che prevedeva il matrimonio riparatore atto a escludere il processo per il reo, il Melodia per primo, tronfio del gesto compiuto, e sicuro d’essersi accaparrato l’oggetto del suo desiderio. Un no!



Franca disse no! Ponendo un, seppur limitato, punto d’arresto a quella connivenza con la violenza. Caricò su di sé il peso del proprio orgoglio, e le conseguenze per aver dato una giusta etichetta alla terribile esperienza vissuta:” Violenza carnale!”
Una svergognata agli occhi  dei più, un’eroina agli occhi di tutta l’Italia! La prima in tutta la Sicilia a rifiutare l’uomo che l’aveva rapita, violata, tormentata, e che ad ultimo avrebbe voluto privarla del principio di scelta. Fredde, quelle parole che rassegnavano alla consuetudine morale il potere di disciplinare, in maniera fin troppo semplicistica, i rapporti umani.


Articolo 544 cp:”Per i delitti preveduti dal capo primo e dall'articolo 530, il matrimonio, che l'autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l'esecuzione e gli effetti penali
Coraggiose quelle altre profferite dalle tremule labbra di una giovane colta nella sua debolezza, e strappata alla primavera dei suoi anni come un fiore colto all’atto del lento dispiegarsi dei petali in sboccio.


non sono proprietà di nessuno, nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto, l’onore lo perde chi fa certe cose, non chi le subisce”(Franca Viola)
Non era di proprietà di quell'uomo,e il suo corpo non era un trofeo da ostentare. Il Melodia va a processo, e viene condannato.

Una conquista? Chissà... Fatto sta che dovranno trascorrere ancora molti anni prima che una legge tanto paradossale, una che pare giustificare la violenza e sotto molti aspetti la misoginia, giunga ad abrogazione. Parliamo del 5 settembre 1981 e della legge n.442, e prima di essa, l’italiano medio è attraversato da quell’onda di cambiamento chiamata divorzio, da quell’onda di sconvolgimento chiamata aborto, due importanti istituti in grado di denudare quelle ipocrisie nascoste nelle tra le braccia, nelle labbra, e nei lividi di una società d’ombre dagli sguardi sommessi.



E se fosse la miseria dell’animo umano bisognoso d’essere soddisfatto sopraffacendo il più debole?
E se fosse l’oblio di anime perse, figlie di una società dai valori caduti, nutrite dal disincanto di un dopoguerra straccione e opulento?
E se fosse...?



Di: Anna Di Fresco

Fonti:
http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/franca-viola/
http://www.repubblica.it/cronaca/2015/12/27/news/_io_che_50_anni_fa_ho_fatto_la_storia_con_il_mio_no_alle_nozze_riparatrici_-130210807/
https://www.artapartofculture.net/2013/09/05/5-settembre-del-1981-abrogati-in-italia-delitto-donore-e-matrimonio-riparatore-ricordando-anche-franca-viola/
http://www.raistoria.rai.it/articoli/la-violenza-sulle-donne/34785/default.aspx
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1 commento :

  1. Non avevo dubbi su chi fosse l'autore dell'articolo!!! Franca Viola,conoscevo la sua storia e rileggerla fa rabbrividire e riflettere al tempo stesso.....

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