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sabato 18 novembre 2017

Quando le gerarchie ecclesiastiche intervenivano nella politica: Il caso di Wladimiro Dorigo

Il 1 luglio 2016 è ricorso il decennale della morte di Wladimiro Dorigo che, oltre ad essere stato uno dei maggiori storici dell’arte – specializzato in arte veneziana - è stato anche un politico e direttore dell’organo locale della Democrazia cristiana. A decorrere dal 1953 era nella direzione romana del Popolo, l’organo ufficiale della Democrazia Cristiana e successivamente Direttore del “Popolo del Veneto”. Prima del passaggio ufficiale all’attività politica, era stato a Roma nel periodo dello scontro tra Gedda e Carretto e poi tra Gedda e Rossi, riguardo ai comitati civici e sul ruolo dell’Azione cattolica che, secondo Carretto, doveva avere solo un ruolo religioso e non politico. Dorigo arrivò ad avere un ruolo importante nella DC veneziana con il Congresso provinciale che si svolse il 28 marzo del 1954, dove vennero presentate tre mozioni.

La prima di queste tre mozioni il cui primo firmatario fu l’ing. Tonolo, si chiamava “rinnovamento”, dove figura Gagliardi; la seconda, il cui primo firmatario fu il prof. Orcalli, era “unità e potenziamento del territorio”. La terza mozione era stata presentata da Nerino Cavallari ed era rimasta senza eletti nella direzione provinciale, che riconfluì nella corrente unitaria della sinistra DC di Venezia.


Il congresso provinciale portò a una larga vittoria della corrente di sinistra in cui emerse la figura di Gagliardi, che prese circa l’80% dei consensi. La vittoria al Congresso provinciale della sinistra DC portò ad un cambiamento molto importante anche nella direzione dell’organo del partito locale il “Popolo del Veneto” fondato da Pietro Lizier nel maggio del 1945. Le premesse di questo passaggio di consegne prevedevano che al cambio di segreteria provinciale corrispondesse il cambio di direttore del giornale. A questo si aggiunge un promemoria fatto da Vistosi, che era l’incaricato provinciale alla stampa. Nel promemoria aveva individuato alcuni punti di debolezza nella direzione del giornale, nel periodo in cui era stato guidato da Lizier, ovvero la mancanza d’incidenza nell’opinione pubblica. La scelta di Dorigo come direttore del Popolo del Veneto non è casuale: era nella direzione romana del Popolo dal 1953, mentre dal 1947 al 1953 era stato direttore dell’ufficio stampa e dell’Ufficio studi della presidenza centrale della GIAC. Durante la sua direzione il Popolo del Veneto aumentò la diffusione passando da 1000 abbonati a 5000: in questo periodo aumentarono anche i collaboratori esterni con figure come Galloni; Scoppola; Moro; Granelli. Il 16 luglio Lizier aveva anticipato il cambio di direzione in un articolo dal titolo “Congedo”.

Il passaggio di consegne avviene nell’estate del 1954 con il numero del 23 luglio in cui l’articolo di fondo dal titolo Continuità è diviso in due parti, scritto a quattro mani da Lizier e Dorigo. Il titolo dell’articolo è significativo perché pur essendoci un periodo di contrasto tra due generazioni, si offre dare l’idea ai lettori di una continuità del periodico. Nella prima parte emergono le motivazioni di questo cambiamento alla direzione del giornale. Si sofferma sulla diversità di visioni rispetto al nuovo corso e sostiene che l’informazione politica e la propaganda devono avvenire in sintonia con la segreteria provinciale.

La seconda motivazione consisteva nell’idea che il giornale si sarebbe rinvigorito dall’apporto di nuove e giovani energie, che avrebbero fatto da mediatori tra la politica e la provincia. La parte di Continuità scritta da Dorigo è il manifesto delle idee della nuova segreteria provinciale del partito e quindi anche della nuova direzione del giornale. Non scrive di una nuova battaglia, ma di una rinnovata battaglia, da questo si capisce che la nuova direzione del giornale, pur distinguendosi dalla precedente.

La linea della nuova direzione del Popolo del Veneto è quella di una forte critica alla linea del partito imposta dalla maggioranza e del quadripartito prima del congresso di Napoli e sembra in linea con le correnti di sinistra della DC - Iniziativa Democratica e La Base. Questo si vede in molti articoli apparsi sul Popolo del Veneto come quelli di Dorigo e Nicola Pistelli. Questo succede perché a partire dal 1955 si ebbero dei contatti con il gruppo lombardo erede di “La Base” e di “Prospettive”: Dorigo e altri esponenti della DC veneziana entrarono nella corrente Sinistre di Base, il cui momento fondamentale fu l’incontro a Mestre nel maggio del 1955 relativo ai Patti agrari sostenuto anche dal “Popolo del Veneto” e “Prospettive”. Questo dimostra come la nuova linea del giornale diretto da Dorigo sia all’avanguardia nel dibattito nazionale di quel periodo ed emerge sia nelle critiche fatte alla segreteria nazionale della DC e dall’insistenza con cui si discute della necessità dell’apertura a sinistra. In questo contesto Dorigo e la DC veneziana sono i primi a formare una giunta che apriva a sinistra: nella città lagunare il 9 luglio del 1956 si arriva ad una prima Giunta aperta a sinistra, cioè una maggioranza composta dalla DC e dal PSDI on l’appoggio esterno concordato con il PSI.

Questa posizione della DC veneziana, e in particolare di Dorigo, portò la direzione nazionale e la gerarchia ecclesiastica nazionale e veneta, a non restare inattive, anche perché l’intervento di Dorigo a favore di Marchetti, Chiarante, Boiardi e Zappulli favorì la cessazione di Prospettive e i quattro membri di spicco di questo giornale vennero espulsi dalla Dc nella direzione nazionale dell’8 luglio 1955. Si era accesa, nei confronti di Dorigo, una forte critica e favorito un primo scontro con la gerarchia ecclesiastica. Considerato come inopportuno l’intervento di Dorigo, il clero agì con la condanna pubblica del foglio dei suoi responsabili del mondo cattolico delle varie diocesi Venete. Tutto questo per evitare che le tesi di un’apertura a sinistra penetrassero in gran parte della DC e del mondo cattolico. La polemica riprese nel momento in cui, dopo una tregua sul dibattito sull’apertura a sinistra che era durata alcuni mesi, iniziarono ad emergere le prime notizie del “Rapporto segreto” di Krusciov al XX congresso P.C.U.S. e il Popolo del Veneto iniziò a dare molto peso a questi avvenimenti, che venne ulteriormente amplificato dal discorso tenuto da Nenni al congresso di Torino. Dopo tali avvenimenti iniziò a muoversi la Curia romana, perché sembrava più vicina un’apertura ai socialisti e questo si vede dall’intervento fatto attraverso la lettera del 5 gennaio 1956, dove il card. Pizzardo - segretario della Congregazione del Santo Offizio - segnalò al card. Roncalli che l’indirizzo sociale e politico dato dal Popolo del Veneto era in netto contrasto con le direttive date dalla conferenza episcopale nell’incontro di Pompei. Roncalli a questo risponde che il Popolo del Veneto non era un quotidiano cattolico, ma un settimanale politico della DC e che esso rispecchiava le idee politiche della direzione provinciale. Il patriarca ha una linea di prudenza, infatti, non ritiene necessario elaborare un pensiero proprio, ma riafferma quello della gerarchia ecclesiastica. Inoltre per le elezioni venne dato l’ordine ai comitati civici di non dare nessun voto a Dorigo.

Le elezioni del 27 maggio del 1957diedero 73.393 voti e 24 seggi alla DC, 41.022 voti e 13 seggi al PCI, 41.028 voti e 13 seggi al PSI, 13.877 voti e 4 seggi al PSDI, 10.028 voti e 3 seggi al MSI, 6.629 voti e 2 seggi ai liberali e infine 3.509 voti e un seggio al partito monarchico. Le elezioni segnarono il successo della corrente “La Base”, quindi l’ordine dato ai comitati civici di un boicottaggio della candidatura di Dorigo ebbe solo il parziale effetto di farlo arrivare al quindicesimo posto su ventiquattro preferenze e le ingiunzioni non ebbero alcun effetto e si giunse all’apertura ai socialisti. Furono eletti tutti quei giovani che erano criticati dalla curia e dai comitati civici e che propendevano per un dialogo con i socialisti. Da questi risultati emergeva una situazione insuperabile con una maggioranza centrista, l’unica formula possibile era l’apertura a sinistra, anche se questo andava contro le indicazioni date in precedenza da Roncalli. Le trattative per formare la maggioranza furono lunghe e durarono fino al 6 luglio. Il 9 luglio al primo scrutinio venne eletta una giunta formata da 13 assessori DC, 2 del PSDI e l’appoggio esterno del PSI: così era nata la prima giunta con l’appoggio esterno del PSI. Il card. Roncalli nel primo discorso rivolto ai consiglieri neoeletti sia comunali che provinciali, il 20 luglio alla santa messa, non fa alcun accenno all’apertura a sinistra e fa un discorso più generale sulla responsabilità. Solo il 12 agosto del 1956 c’è un primo e chiaro intervento sulle vicende politiche quando rivolge alcuni richiami e incitamenti al clero e al laicato e critica l’insistenza con cui alcuni dirigenti della DC, che favoriscono l’apertura a sinistra contro la netta presa di posizione delle più autorevoli gerarchie ecclesiastiche.


Questo documento di forte condanna non basta secondo le diocesi confinanti con quella di Venezia, tanto che il 21 agosto pubblicheranno un altro documento, in cui pur essendo d’accordo con il card. Roncalli aumentano la condanna sconsigliando la lettura del Popolo del Veneto e la sua diffusione specialmente tra i giovani. La condanna venne ancora amplificata allorché “L’Osservatore romano” non riportò totalmente le parole del messaggio di Roncalli, ma solo la parte dei richiami e quindi ne derivò una condanna completa per l’accordo raggiunto sul piano politico con i socialisti. Nel frattempo alla fine di luglio Dorigo aveva lasciato la direzione del Popolo del Veneto chiedendo di venire sostituito dal condirettore Gianfranco Vistosi, visto che si riteneva la persona maggiormente presa di mira, e desiderava quindi non creare maggiori imbarazzi alla segreteria provinciale anche se nei mesi successivi avvenne una spaccatura all’interno della stessa corrente tra Gagliardi e Dorigo. Infine si può dire che il modello che proponeva con forza all’interno della DC Veneta Dorigo, nell’arco di pochi anni sarebbe diventato una formula di governo a livello nazionale, come l’unica formula di governo in grado di garantire stabilità e riformismo.



Di: Francesco Sunil  Sbalchiero

Fonti:
a (A cura di) Francesco Malgeri, Storia della Democrazia cristiana, VOLL.3, Edizioni Cinque Lune, Roma, 1987
-        Giovanni Vian, La voce di San Marco, Il Poligrafo, Padova, 2007
-         Amintore Fanfani, Diari, vol. III, 1956-1959, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2012
-         G. Baget-Bozzo, Il partito cristiano e l’apertura a sinistra, Vallecchi, Firenze, 1978
-         Giancarlo Zizola, Giovanni XXIII, Editori Laterza, Roma-Bari, 2000
-         “Il Popolo del Veneto” (1954-1956)

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