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mercoledì 8 novembre 2017

Le origini storiche del populismo italiano: L'Uomo qualunque (1944-1948)

L’uomo qualunque è stato il primo fenomeno politico di una certa rilevanza come manifestazione di rifiuto verso il sistema dei partiti dopo il fascismo. Il movimento è stato fondato e guidato dal commediografo e giornalista napoletano Guglielmo Giannini il 27 dicembre del 1944 a Roma, esso è sorto intorno al settimanale omonimo nella zona liberata dagli angloamericani. La rivista avrà molto successo fin dall’inizio le 80.000 copie del primo numero vanno a ruba e nel 1945 arriverà a fino a 850.000 copie. Il successo in breve tempo di questo movimento ebbe lusinghieri risultati elettorali tanto che nel 1945 nelle amministrative, soprattutto in molti comuni meridionali, divenne partito di maggioranza; nelle elezioni per la costituente ottenne il 5,3% dei voti cioè trenta seggi all’assemblea costituente.


Il settimanale si presentava con una vignetta nella testata dietro ad una grande U in rosso che è l’iniziale di “Uomo qualunque” e sotto alla U presentava un povero ometto sotto un torchio usato da mani sconosciute e dall’ometto uscivano delle monete. Se si vede questa vignetta si può pensare che si trattasse di un foglio umoristico, ma in quarta pagina si avvertivano i lettori del contrario: “Questo non è un giornale umoristico, pur pubblicando caricature e vignette; non è un giornale “pesante” , pur volendo onorarsi della collaborazione di grandi scrittori su argomenti di drammatico interesse; non è un giornale frivolo, pur non rinunziando alle pettegole Vespe. È il giornale dell’Uomo qualunque, stufo di tutti, il cui solo ardente desiderio è che nessuno gli rompa più le scatole” (Setta, 2005). Questa originale presentazione in quarta pagina era riassunta in prima pagina da un altro ometto che scriveva su un muro “abbasso tutti!”. Il linguaggio era semplice e diretto e trattava di tematiche care all’uomo comune usando la satira in modo molto frequente in particolare nella rubrica Vespe che era già presente nel primo giornale di Guglielmo Giannini fondato quando aveva diciotto anni “Il Domani”. Il settimanale si avvaleva della collaborazione di Livio Apolloni e Giuseppe Russo ( in arte Girus) già collaboratori di diversi giornali entrambi per il “Travaso” e Giuseppe Russo anche dell’ “Asino" e del “Corriere dei Piccoli”. Comunque il giornale non fu mai solamente satirico, ma tentava di rendesi, soprattutto attraverso il linguaggio come una critica e opposizione alla struttura di potere che si stava creando in Italia.



I temi della rivista e dal suo leader Giannini in alcuni casi erano spregiudicati e cercavano di interpretare i sentimenti forti di contrarietà verso la politica e la classe dirigente già a partire dal 1944, ma nell’ottobre del 1945 pubblicò un libro dal titolo “La Folla. Seimila anni di lotta contro la tirannide” che ebbe un notevole successo le tre edizioni finirono rapidamente fino a diventare il “codice dei principi”del movimento. Questa pubblicazione in cui era scritta la visione del mondo di Giannini non riuscì ad essere l’intelaiatura ideologica del movimento. I termini usati da Giannini che lanciava dalle colonne del suo settimanale sono in alcuni casi molto forti arrivava a sostenere che non c’era alcuna differenza tra democrazia e dittatura, tra classe politica fascista e antifascista, sostenendo che le elezioni erano un fatto dispendioso e che sarebbe stato conveniente fare per sorteggio e altre idee di questo genere.

L’idea fondamentale veicolata dal movimento dell’Uomo qualunque era lontana dal dibattito ideologico e politico dominante in quel periodo storico: cioè il rifiuto del professionismo politico in nome di una radicale depoliticizzazione delle istituzione. Nella visione dell’Uomo qualunque si usa il termine Stato amministrativo cioè composto da tecnici che dovevano solamente amministrare. Infatti questa ideologia, cioè un’antideologia, si basava sull’idea di una società civile in grado di autogovernarsi e dall’altra parte vi era una struttura istituzionale scelta in base a competenze tecniche. Giannini paragona il ruolo esercitato dalle istituzioni a quello svolta da “un buon ragioniere”. La classe politica non doveva essere scelta a livello per le sue idee e per l’appartenenza ad un partito, ma per le competenze tecniche. Comunque il movimento dell’Uomo qualunque non era conservatore, ma puntava al progresso come emerge nel libro di Giannini e negli articoli della rivista.


Le idee del fenomeno politico guidato da Giannini di fatto erano inconciliabili con le basi su cui la democrazia era stata rifondata dai partiti del CLN e inoltre con l’inizio della guerra fredda non poteva avere successo un movimento post-ideologico. Le prime difficoltà si erano evidenziate già dopo il referendum del 2 giugno 1946 e con la nascita del governo tripartito. I problemi emersero in modo definitivo in seguito alle prime elezioni politiche del 18 aprile 1948;il motivo per cui Giannini non riuscì a mantenere il successo iniziale è dovuto da una parte alla rottura progressiva con la Confindustria, il contrasto con la Dc e l’offensiva antiqualunquista degli altri partiti di destra. La Dc comunque non aveva mai accettato un’alleanza con qualunquisti nemmeno quando nell’estate del 1947 i voti qualunquisti diventarono importanti per ottenere la fiducia dalla costituente e il paese alle amministrative si era spostato verso destra. La Confindustria aveva sostenuto e anche finanziato nei primi anni del secondo dopoguerra il partito dell’Uomo qualunque poichè lo riteneva in grado di conservare la politica economica esistente e diffidava della Dc in quanto proponeva delle idee di riforma e governava con il Pci e il Psi Questa situazione cambiò però con l’uscita dei social comunisti dal governo nel maggio 1947 e la formazione di un governo formato solamente dalla Dc e alcuni tecnici la Confindustria iniziò ad appoggiare la Democrazia cristiana.

Infine il movimento dell’Uomo qualunque dopo un successo iniziale, e dopo le prime elezioni politiche, non riuscirà più a fare presa sull’elettorato lasciando il posto a un quadro politico partitico che è stato in grado di ridurre in breve tempo il malcontento verso i partiti politici e in parte quel malcontento è diventato solamente disaffezione passiva.


Di: Francesco Sunil Sbalchiero

Fonti:
(a cura di) Giovanni Orsina, Storia delle destre nell’Italia repubblicana, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2008
Sandro Setta, L’ Uomo qualunque, Laterza, Roma- Bari 2005
Marco Tarchi, L’Italia populista, Il Mulino, Bologna 2015
Maurizio Cocco, Le vespe qualunquiste e la satira politica
https://www.academia.edu/2201173/Le_vespe_qualunquiste_e_la_satira_politica (ultima consultazione 13/12/2016)

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1 commento :

  1. è incredibile quante somiglianze ci siano con i cosiddetti "populismi moderni" quali (in primis) lega e 5 stelle... complimenti per la dettagliata spiegazione!

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