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giovedì 5 ottobre 2017

Striscia di Gaza: Storia di una guerra fratricida

Buon giorno amici amanti della storia, quest'oggi vogliamo condurvi nel lontano medio Oriente, per scoprire insieme le ragioni dell’aspra guerra di contesa per l’ottenimento della striscia di Gaza.
Prima di tutto chiariamo di cosa stiamo parlando! La striscia di Gaza è un territorio palestinese confinante con Israele ed Egitto nei pressi della città di Gaza, una fascia costiera sulla quale sono stanziati 1.736. 037 abitanti, di origine palestinese, dei quali 1.240.82 risultano essere rifugiati. Le ragioni del conflitto tra palestinesi ed israeliani pongono le loro lontane radici  alla rivendicazione di questo territorio di confine, il quale dal 2007 è saldamente occupato da Hamas e bloccato da Israele ed Egitto. Un territorio reclamato dal popolo palestinese sin dalla prima Intifada risalente al 1987 allorquando i profughi di Jabaliyya si sollevarono contro il prepotente dominio israeliano stringendo nelle mani armi al pari della pietruzza di Davide contro il famigerato Golia. Disobbedienza civile, scioperi generali, boicottaggio di prodotti israeliani, graffiti, barricate, ed infine il gesto disperato del lancio di pietre contro la potenziata armata israeliana. Una guerra fatta di molliche di pane, e beffeggi, durata ben sei anni  con il risultato di 1100 palestinesi uccisi da soldati israeliani e coloni contro i 160 soldati israeliani, e 1000 soldati palestinesi uccisi per collaborazionismo con le forse nemiche. Una sorta di guerra nichilistica frutto di vent’anni di frustrazione, una che adduce le proprie radici al 1967 e nello specifico alla guerra dei sei giorni, che vide vittorioso lo stato di Israele al quale fu annessa la penisola del Sinai. Una guerra che implicò un cambiamento radicale della geopolitica mediorientale, imponendo ai vincitori la suddivisione di un territorio di per sé frammentario. L’Egitto infatti ottenne una parte della striscia di Gaza; la Cisgiordania e Gerusalemme Est furono annessi alla Giordania; le alture del Golan alla Siria.

L’OLP - Organizzazione per la liberazione della Palestina -, rimase protagonista assente di un conflitto nel quale la Palestina non solo ne uscì perdente, ma privata dei pochi cenci che le avrebbero reso dignità. Un clima di tensione che raggiunse l’apice il 6 dicembre 1987 in seguito all’uccisione di  un israeliano accoltellato nel mentre era intento a fare compere nella striscia di Gaza e che implicò l'immediata risposta dell'esercito israeliano.

L’otto dicembre 1987, infatti, un camion  delle Forze di Difesa Israeliane, colpì due furgoni che trasportavano operai di Gaza a Jabaliyya, un campo profughi che ospitava 60mila palestinesi. La conseguenza immediata fu la rivolta del campo profughi in questione, la quale endemica coinvolse altrettanti campi profughi fino a giungere a Gerusalemme. Israele reagì duramente, schiacciando i rivoltosi con una tale crudeltà da essere condannata dalle Nazioni Unite per aver infranto il patto di Ginevra data la quantità di vittime mietute. Queste solo le prime settimane dell’intifada, le quali di lì a poco daranno vita al movimento radicale denominato Hamas, figlio di quella insoddisfazione legata all’OLP incapace di difendere e tutelare le esigenze degli indigenti palestinesi, e che condurrà la scia di odio verso attentati a sfondo terroristico di natura suicida. Il ricorso alla violenza indurrà il popolo palestinese a dividersi in quella che sarà l’ANP -  “Autorità Nazionale Palestinese” – e il movimento, per molti terroristico, di Hamas nato dal bacino degli estremisti “fratelli musulmani”.

Una diaspora che condurrà, ad una serie di inevitabili scontri implicanti, nel 2007, il controllo di Hamas sulla striscia di Gaza. Hamas è un movimento politico che rigetta l’esistenza dello stato di Israele, un elemento questo che implica l’impossibilità di fare di esso un esempio rappresentativo della questione palestinese, esempio, di contro, riconosciuto all’ANP, organizzazione politica le cui radici s’intrecciano nel fertile terreno di un accordo,quello di Oslo, tra l’OLP e lo stato di Israele, sulla base del quale la Cisgiordania e la striscia di Gaza sarebbero state divise in tre zone, rispettivamente sotto in controllo di entrambi gli ordinamenti. Un accordo diplomatico che ha implicato il consequenziale riconoscimento, in qualità di portavoce per gli esteri circa la questione palestinese, nella persona di Abū Māzen successore di Arafat, alla presidenza dell’ANP .  Veniamo ai tempi d’oggi, dunque! La rinuncia di Hamas al controllo della striscia di Gaza, dello scorso 17 settembre, rappresenta, non solo l’inizio di un processo di riappacificazione principalmente dovuto allo straordinario lavoro diplomatico fortemente voluto dal presidente Al Sisi – generale presidente egiziano – che, di fatto ha implicato un ricongiungimento tra le discordanti frange del movimento palestinese bisognoso, nelle motivazioni, di unità, una che potrebbe finalmente condurre verso un armistizio che pone termine a quel vortice di violenza endemica, che ha privato di libertà.

Un auspicio di pace che spinge ad
immaginare, finalmente, una convivenza che renderebbe giustizia al ruggire di quelle anime innocenti che in tutte le fazioni di questa lunga storia, hanno ingiustamente subito il rugginoso acredine del passato.





Di: Anna Di Fresco

Fonti:
http://www.repubblica.it/cronaca/2017/09/17/news/medio_oriente_passo_di_hamas_verso_pace_con_l_anp_accettiamo_vostre_condizioni_-175715917/
http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/20/israele-palestina-la-guerra-infinita-tra-risorgimento-e-liberta/3327928/
http://www.studenti.it/conflitto-israelo-palestinese.html
https://it.wikipedia.org/wiki/Conflitto_arabo-israeliano
https://it.wikipedia.org/wiki/Striscia_di_Gaza

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