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domenica 22 ottobre 2017

L'Islam in Svezia: ritrovati tessuti e monete con incisa la scritta 'Allah'

Una scoperta storica che ha del sensazionale proviene direttamente dalla Svezia. Alcuni ricercatori hanno ritrovato veri e propri caratteri arabi intrecciati in costumi utilizzati per la sepoltura all'interno di una barca vichinga. La scoperta solleva nuove domande sull'influenza dell'Islam in tutto il mondo, addirittura in Scandinavia.

Le vesti sono state conservate in un deposito per più di 100 anni, relegati a semplici esempi di abiti funebri dell'età del vichinga. Ma una nuova indagine sugli abiti, trovati in tombe del IX e del X secolo, ha portato all'insaputa connessione tra i vichinghi e il lontano mondo musulmano. A destare maggior stupore nei ricercatori è stata una scritta ritrovata intessuta sugli abiti che si pensa possa rappresentare il nome di Allah e del sovrano Ali.


L'archeologo Annika Larsson dell'Università di Uppsala, (a cui viene attribuita tale scoperta) si è interessata ai frammenti dimenticati dopo aver capito che il materiale era proveniente dall'Asia centrale (in particolare dalla Persia e dalla Cina). Larsson afferma che i minuscoli disegni geometrici - non più di 2 centimetri - non somigliano a niente che gli archeologi avessero incontrato prima d'ora in Scandinavia. Il puzzle storico è stato sbloccato da Larsson quando ha riconosciuto in quelle iscrizioni alcuni caratteri arabi tipici di alcuni frammenti da lei analizzati tempo prima in alcuni tessuti moreschi in Spagna. Non si tratta quindi di scrittura vichinga - ha continuato la studiosa - ma dell'antica scrittura araba di Kufic, una delle più antiche scritture coraniche dell'Islam. Inoltre, le due parole che si ripetevano più spesso erano quelle di Allah e di Ali. Il primo non ha bisogno di spiegazione storica, anche se la sua traduzione non è stata facile in quanto scritto in lettere speculari, mentre il secondo nome è stato identificato solo con l'aiuto di un collega iraniano: Si trattava molto presumibilmente di ʿAlī ibn Abī Ṭālib, il quarto califfo dell'Islam dopo Maometto.


La ricerca solleva ora domande affascinanti sugli occupanti della tomba in questione. La possibilità che alcuni dei corpi sepolti nelle tombe siano musulmani non può essere completamente esclusa e, a confermare questa ipotesi, è stata proprio l'analisi del Dna di altri corpi sepolti in altri scavi della tomba vichinga. Molti di essi infatti sarebbero emigrati da luoghi come la Persia, dove l'Islam era predominante e arrivati dopo un lungo viaggio fino a qui.


Risulta inoltre probabile, dopo tali ritrovamenti, che le abitudini della sepoltura vichinga fossero più o meno influenzati da abitudini di sepoltura di culture diverse, compresa quella islamica così remota.

Quel che spesso viene dimenticato è che il contatto tra il mondo vichingo e quello musulmano è da tempo accertato anche dalla scoperta di molte monete islamiche in tutto l'emisfero settentrionale.


A sostegno di questa tesi è un ritrovamento di circa due anni fa, quando i ricercatori hanno riesaminato un anello d'argento da una tomba femminile a Birka, con incisa la frase "per Allah" sul metallo. Ancora una volta il testo è stato scritto in Kufic e presumibilmente inciso nella città irachena di Kufah all'incirca nel VII secolo. Questa volta però, a rendere eccezionale la scoperta di Larsson è il ritrovamento di più caratteri non soltanto su oggetti e pietre, ma anche su vestiti, il che porta a credere che non solo il commercio di oggetti preziosi fosse notevolmente sviluppato nel mondo antico, ma anche e soprattutto il trasferimento volontario di uomini.


Di: Claudio Pira

Fonti:
The Guardian
UU.SE: http://www.uu.se/en/media/news/article/?id=9390&typ=artikel
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