Ultimi Post

martedì 19 settembre 2017

Oh fato crudele d’un popol sì grande, Che tanto splendore dall’urna ancor spande

La dove un dì sorgea Bisanzio, or sorge Alto, immenso edifizio, che la fronte Nel Bosforo si specchia, e d’ogni intorno Su le merlate spaziose mura Irta di torri formidabil cresta Al ciel s’aderge, ben guernita e carca D’enei colubri che minaccian morte All’uom ch’osa appressarvi. Qui Mamudde, Con la sua Corte Imperiale, ha seggio. La storia moderna greca ha avuto risalto nell’iconografia italiana romantica. La memoria storica e nazionale di un popolo viene stigmatizzata su tele di noti artisti che hanno colto alcuni episodi, elevati a simbolo di una condizione culturale e di un status letterario che contag il comune sentire dell’epoca. “I profughi di Parga” è uno degli esempi più esaustivi, dipinto nel 1826 da Francesco Hayez, artista esponente del romanticismo storico e del neoclassicismo, e commissionato dal conte Paolo Tosio di Brescia. Il pittore ha scelto questo soggetto storico poiché emblema delle tensioni che animavano la pubblica opinione all’epoca.

La città greca di Parga viene consegnata dall’esercito inglese a Alì Pacha di Jannina. Questo evento provoca una sommossa da parte degli intellettuali preoccupati della degenerazione della situazione ellenica. Personalità come Ugo Foscolo e Giovanni Berchet scrivono al riguardo un poema. Le rivendicazioni patriottiche greche coincidevano con l’atmosfera che si respirava in Italia, dove l’insofferenza verso il dominio straniero stava straripando. Quindi la scelta di Hayez accomunava “sentimenti patrii” di nazioni diverse, ma con una comune matrice e problematica. Nelle parole di Mazzini: “quel popolo-martire, di cui il nome collettivo è il solo superstite, di cui gli individui, tutti eroi di patriottismo, rimangono anonimi, sconosciuti”. La situazione ellenica ha condizionato ideologicamente oltre che culturalmente, in senso lato, l’atmosfera europea. Ne consegue un orientalismo dilagante, nella moda e nei costumi, oltre che un ottimismo diffuso a causa dell’esito positivo dell’indipendenza greca.

Un altro dipinto incisivo è “La morte di Marco Botzaris” (1841) di Ludovico Lipparini (Bologna 1800-Venezia 1856). Questa tela intrisa dell’aspetto più munifico dell’eroismo romantico, raffigura l’adagio del corpo del valoroso combattente che ancora serba l’ardore dello spirito, ma che lentamente soccombe alla ferita e al dolore, circondato dai compagni. Lo sguardo ha ancora un sussulto vivido, sebbene si scorga il vitreo che se ne sta impadronendo. La posa, quasi estatica, risulta di maniera, come spesso nella pittura di storia, dove il focus rimane il cerimoniale dell’evento narrato. Questa opera riporta alle parole di un testo “La tomba di Marco Botzaris”, di Cammillo Paganel, unico nel suo genere poiché riporta l’esperienza di un intellettuale francese durante la lotta per l’indipendenza greca. Egli racconta di come abbia incontrato un anziano accanto alla tomba, ove sorga il luogo di sepoltura di Marco Botzaris, l’eroe greco morto durante la resistenza. L’autore comincia la narrazione dal suo sbarco sull’isola, quasi in concomitanza con Lord Byron, valoroso intellettuale romantico, esprimendo tutta la sua stima per quel personaggio così insigne umanamente quanto intellettualmente.

“Il luminoso risorgimento degli Elleni mi aperse quella via che formava l’oggetto di tutti i miei voti. Qualche benché tenue legame mi riteneva ancora; lo ruppi e mi slanciai con entusiasmo verso un avvenire di gloria e di perigli: da quel momento mi sembrò che solo allora io cominciava ad esistere…Mentr’io scendeva sulla riva, vi approdava egualmente Lord Byron e giungeva munito di tutti tesori della civilizzazione. Egli compariva fra i Greci con la spada in una mano, la cetra nell’altra, e con la fronte cinta d’allori; in tale atteggiamento avrebbero gli antichi Greci rappresentato il Dio delle arti in atto di andare a combattere le barbarie…Io non porrò mai in oblio l’impressione indefinibile, che su di me produsse questo straordinario personaggio..”


Successivamente accade l’incontro con il vecchio Zenocle che pieno di passione e veemenza gli descrive la sua storia, colma di pathos e sofferenza. Fino al culmine in cui viene narrata la morte in battaglia del valoroso Marco Botzaris, adorato dal suo popolo come un dio, per la sua tempra e piglio. Come un fermo immagine la descrizione dell’evento luttuoso, in cui mentre è stato colpito non ha perso il furore da combattente e urla, con quanta voce gli rimaneva in corpo, dove fosse il Pascià, poiché egli, sofferente, suffragato da una volontà ferrea, lì voleva dirigersi, nonostante il dolore lancinante della ferita.

Arriva un vecchio e rispose che quel luogo funebre era la tomba di Botzaris, allora Cammillo si inginocchia e bacia la tomba. Il vecchio si chiama Zenocle e i Turchi lo avevano accecato. ..Sentivamo confusi clamori: tutto annunziava un violento fermento. Ah dicevano gli uni, traendo profondi sospiri, l’Aquila della Selleide non più ritornerà; egli sarà caduto sotto i colpi ei barbari, e Dio l’avrà chiamato a sé… vittoria e sciagura, Botzaris non è più. La vigilia Botzaris dopo un banchetto funebre in onore della Vergine di Sulli, e dopo che ci fummo purificati nella acque del Campiso, ci aveva tutti stretti al suo cuore: Se mentre ferve la pugna, voi mi perdete di vista, diss’egli nell’atto di patire, marciate alla tenda del Pascià; colà mi troverete... Ove sono i Pascia? Gridava Botzaris con la sua voce tonante, ove sono i Pascià?, afferrando dipoi per la barba il feroce Hago Bessiaris, carnefice dei Saliotti, tu non mi sfuggirai , il Selictar di Mustai pascià, sette Bey, e una folla di barbari erano sotto i suoi colpi caduti: egli stesso ferito sembrava attingere dalle ferite stesse nuova forza, l’eroe non ha provato il dolore di spirare tra i Turchi; noi l’abbiamo a viva forza involato al loro furore. Era morto da valoroso. E’ iconica questa descrizione quasi fosse un manifesto non solo della resistenza greca, ma di tutto l’afflato classico che non vuole soccombere, ma opporsi fino all’ultimo. Un rintocco di tutto il romanticismo europeo che ha cadenza fissa coopta tutti gli animi verso una comune causa. La diretta proporzionalità tra la tela di Lipparini e l’atmosfera che si respira nel testo rileva la temperatura dell’epoca e la stigmatizza in un universale sentire che commuove fino ai giorni nostri.


Di: Costanza Marana

Fonti:
I miei trent'anni : rimembranze letterarie, artistiche, storiche e politiche, colla riproduzione dell'episodio Filleno ed Alcmena relativo alle ultime guerre dell'indipendenza greca / di Domenico Biorci Torino : Tip. eredi Botta, 1859 La tomba di Marco Botzaris di Camillo Paganel traduzione dal francese Livorno : dai torchj di Glauco Masi e comp., 1826 150 anni dall'Unità : rileggere il Risorgimento tra storia e cultura / a cura di Fulvio Salimbeni Udine : Forum, 2012

Condividi questo articolo:

Posta un commento

 
Back To Top
Copyright © 2014-2017 Riscrivere la Storia. Designed by OddThemes | Distributed By Gooyaabi Templates