Ultimi Post

martedì 29 agosto 2017

La Fidanzata Combattente: una vedova alla guida di un carro armato

In un celebre sonetto del grande poeta inglese William Shakespeare parla dell’amore immortale, l’amore eterno, che sopravvive a tutto, anche alla morte:
Amore non è soggetto al Tempo […] ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio: / se questo è errore e mi sarà provato, / io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.

Non sappiamo se Mariya Vasilyevna abbia mai letto Shakespeare, ma sappiamo con certezza che fu proprio il sentimento più umano tra tutti a spingerla ad azioni eroiche, tutte da ricordare e celebrare.
Mariya nasce il 16 agosto 1905 in un piccolo paese della Crimea, da una famiglia di bassa estrazione sociale. Con altri nove fratelli, cresce nella Russia ancora zarista, dominata dai proprietari terrieri in un regime di semi-schiavitù. Il 1917 rappresenta una svolta per la società russa, ora divenuta sovietica: la Rivoluzione è ben accetta tra il popolo, stanco dei soprusi e dell’ingordigia dei singoli
che per secoli ha danneggiato i molti e porta con sé molti vantaggi tra cui istruzione e lavoro, prima miraggi per la classe sociale a cui appartiene la giovane, divenuti poi beni di massa. Mariya frequenta così le scuole, ottiene un’educazione e finiti gli studi trova lavoro prima come operaia, poi come operatrice telefonica. Nel 1925 incontra Ilya Oktyabrskaya, ufficiale dell’esercito sovietico: i due si innamorano follemente e, dopo qualche anno di fidanzamento, convolano a nozze.

Mariya è la perfetta donna sovietica, sposata, attiva politicamente e localmente nei comitati aggregativi dedicati alle mogli dei soldati e desiderosa di diventare madre di numerosi figli. Nonostante i tentativi, i novizi sposi non riescono a realizzare il sogno di una famiglia in grande e dedicano loro stessi a servire la patria, spinti dalla convinzione di poter creare un mondo migliore grazie agli strumenti del regime: Ilya, infatti, convince la moglie a seguirlo tra le fila dell’esercito dove viene istruita come infermiera militare. Alla donna è inoltre insegnato l’uso delle armi e la guida dei veicoli; una prassi largamente diffusa nella Russia sovietica. Ma i venti di nuovi conflitti sono ormai sempre più forti e, a seguito dell’invasione tedesca della Polonia, l’URSS dedica sempre più risorse all’istruzione militare femminile.

Nel 1941 le ambizioni teutoniche di estendere verso est i confini del Reich si concretizzano nell’Operazione Barbarossa che spedisce numerosi coscritti sul fronte orientale - mossa che prenderà in contropiede i sovietici. Tutti i soldati disponibili sono inviati contro i nazisti, tra cui il marito di Mariya, di stanza presso Kiev; la donna, invece, viene trasferita lontano dal conflitto, in Siberia, dove per ben due anni cerca di avere notizie del suo amato sposo: solo nel ’43 giungerà la notizia della morte di Ilya, avvenuta nel ’41 proprio in Ucraina. Affranta, disperata e desiderosa più che mai di vendetta Mariya mette su carta il suo risentimento verso quegli uomini che l’hanno privata della sua ragione di vita e indirizza la lettera direttamente al Comitato di difesa dello Stato – istituito proprio per fronteggiare la minaccia nazista – a cui richiede il suo arruolamento ufficiale: nella lettera Mariya spiega, inoltre, di aver depositato tutti i suoi averi (circa 50.000 rubli) alla Banca Nazionale per l’acquisto di un carro armato T-34, allegando la richiesta di essere inviata direttamente al fronte per combattere gli assassini del marito e servire la sua patria.

Il Comitato e Stalin stesso vedono nella vedova un’ottima opportunità di propaganda e acconsentono a tutte le sue richieste: completato il periodo di addestramento di cinque mesi nell’uso dei carri armati, la 38enne, nel settembre ’43, viene affiliata alla 26° Compagnia dei Corpi Blindati con gli incarichi di autista e meccanico. Derisa e bistrattata dai compagni di unità che la considerano uno scherzo propagandistico, Mariya ha subito modo di cambiare la diffusa reputazione durante la sua prima battaglia, avvenuta il 21 ottobre 1943 a Smolensk, occupata dai nazisti già nel luglio 1941. Col suo personale carro armato, battezzato dalla stessa "Боевая подруга" - Boyevaya Podruga ovvero Fidanzata Combattente – distrugge buona parte dei cannoni anti-aereo tedeschi, ma non tutte le mitragliatrici che colpiscono il blindato, mettendolo fuori uso. Mariya non si arrende: la rabbia e il risentimento contro i nazisti la inducono a mettere a repentaglio la sua stessa vita, uscendo dall’abitacolo e aggiustando il suo carro armato con la guerra intorno a lei. Di nuovo operativa Mariya torna a sul campo di battaglia, contribuendo alla presa totale di Smolensk da parte dei sovietici.
Il coraggio dimostrato le valgono l’ammirazione della Brigata e degli ufficiali che la promuovono Sergente. La “Madre”, così soprannominata dai suoi compagni, sarà presente in nuove e decisive battaglie con la Fidanzata Combattente: il 17 novembre ’43 si trova a Novoye Selo, nella regione di Vitebsk (Bielorussia), dove il T-34 viene nuovamente colpito e riparato immediatamente in loco dalla donna, protetta dal fuoco di copertura dei commilitoni e, anche in questo caso, il supporto del celebre cingolato sarà determinante per la vittoria sovietica.

Due mesi più tardi – 17 gennaio 1944 - è coinvolta anche nella battaglia fuori la città di Shvedy, sempre in Bielorussia, dove questa volta i suoi acerrimi nemici sono più organizzati ed equipaggiati: nonostante la Fidanzata Combattente distrugga numerose mitragliatrici e armi anti-carro, viene nuovamente colpita, in modo critico. Come già fatto in precedenza Mariya ignora gli ordini dei superiori e salta fuori dal carro armato per provvedere a immediate riparazioni; ma i tedeschi colgono l’attimo e lanciano un colpo anti-carro proprio a pochi metri di distanza dalla Fidanzata Combattente: le schegge feriranno gravemente la testa della donna che cadrà in coma per due mesi. Mariya morirà il 15 marzo 1944 in un ospedale militare a Fastov, vicino a Kiev.
Riconosciuti il valore e il coraggio dimostrato nelle battaglie condotte vicino Vitebsk, Il Governo sovietico la insigne postumo di una delle più importanti onorificenze - Eroe dell’Unione Sovietica.

Amore è un faro sempre fisso, che sovrasta la tempesta e non vacilla mai
diceva William Shakespeare. Per questa donna è stato più vero che mai; il suo amore per il marito Ilya e la vendetta per la perdita di questo sono divenute ossessioni, forse anche malsane, ma promotrici del suo immenso coraggio ad affrontare la guerra più atroce e disumana che la Storia ricordi.

Nel 2016 il regista danese Gert Friborg ha iniziato le riprese di “The Fighting Girlfriend”, un cortometraggio che indaga nel dettaglio l’aventurosa vita di Mariya Oktyabrskaya.
Qui il link al sito dove potete visionare il trailer: http://fightinggirlfriend.com/


Di: Simona Amadori

Fonti:
Catherine Merridale, Ivan’s War – The Red Army 1939-1945, Faber & Faber, London, 2005
Rosalind Miles, Robin Cross, Hell Hath No Fury: True Stories of Women from Antiquity to Iraq, Three Rivers Press, New York, 2008
Linda Grant De Pauw, Battle Cries and Lullabies: Women in War from Prehistory to the Present, University of Oklahoma Press, Norman, 1998
Adrian Streather, Red & Soviet Military and Paramilitary Services: Female Uniforms 1941 – 1991, Veloce Publishing, Dorchester, 2010

Condividi questo articolo:

1 commento :

  1. in pratica una mezza squilibrata per l'epoca!!

    RispondiElimina

 
Back To Top
Copyright © 2014-2017 Riscrivere la Storia. Designed by OddThemes | Distributed By Gooyaabi Templates