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mercoledì 23 agosto 2017

Gandhi e Hitler: lettere di 'pace'

La pace, un concetto ampio che passa per un’idea infida e contraria: la guerra!

L’ardimento della pace, durante la seconda guerra mondiale, si è realizzato ad opera di uomini e donne dall’apparenza mite e diametralmente opposta rispetto ai padroni della guerra, a quelli ad opera dei quali la distruzione, il genocidio, la mortificazione del più debole rappresentava pane quotidiano.

Ebbene quest’oggi non parleremo di chi ha, fruendo del potere, manipolato menti fragili, al punto da spingerle a compiere azioni riprovevoli, ma della disperazione di “una grande anima” rispettosa del genere umano al punto da raggiungere la disfatta del nemico non usando violenza. Non di un semplice uomo, ma di un’icona il cui operato ancora oggi ci spinge a riflettere sulla deriva dell’idea di persona umana, diffusa negli ultimi tempi, e sulla conseguente incapacità ad aprirsi alle ragioni degli altri, a quelle verità atroci che dovrebbero sconvolgerci al punto da muovere le coscienze verso pacifiche risoluzioni, di contro invece, pervasi dalla coscienza della ragionevolezza, tendiamo la mano all’idea che ribollisce le interiora, che ci da un capro espiatorio sul quale vomitare rigurgiti di frustrazione sociale. Scuserete questa digressione, ma sento il dovere di citare gli esempi di umanità che ad oggi descrivono la storia recente, ed in particolare l'atteggiamento della politica a dispetto di una tragedia umana e quantomai umanitaria rappresentata dalla migrazione verso le terre d’occidente frutto dei duri cambiamenti climatici, dell’assenza di cibo, acqua, di risorse, e della devastazione di intere città ad opera di signori della guerra non molto diversi da quelli raccontati nei libri di storia. La domanda che dovremmo porci è:” Siamo pronti a comprendere, e ad accogliere,al punto da immedesimarci nella condizione incerta di altri esseri umani, non invasori, o miserandi, ma esseri umani?

La ricerca storiografica, quest’oggi ci porta alla vista dei documenti importanti, che testimoniano la necessità di liberarsi dei preconcetti, dell’ideale, e di quelle strutture mentali che ci spingono a schierarci piuttosto che comprendere, al fine di tutelare un bene più grande:” la pace!”
Quest’oggi parleremo delle lettere che il Mahatma Gandhi ha vanamente inviato a Hitler. Vanamente dato il tempestivo intervento della censura indiana, la quale non permise che gli scritti varcassero il confine, imponendo ad esse una clausura d’intenti  lunga molti anni. Pubblicate  in un volume che raccoglie i lavori del Mahatma: Collected Works of Mahatma Gandhi, vol. 79, pp. 453-456,  arrivarono agli occhi dei posteri in una data anacronistica a dispetto della motivazione che ha spinto un uomo il cui coraggio non si misurava a polvere da sparo, ma a spirito di sacrificio ed empatia, lasciandoci nel profondo, una malinconia d'assenza.

Una domanda sorge spontanea: Se il Mahatma Gandhi fosse ancora in vita, a chi invierebbe le sue preziose lettere?

23 luglio del 1939

Caro amico, alcuni amici mi hanno chiesto con insistenza di scriverle una lettera per il bene dell’umanità. Io ho resistito alla richiesta, a causa della sensazione che qualunque lettera da parte mia sarebbe stata interpretata come un atto di impertinenza. Tuttavia, qualcosa mi spinge a fare lo stesso un tentativo, qualunque valore esso possa avere. E’ evidente che lei oggi è l’unica persona al mondo che possa scongiurare una guerra che potrebbe riportare l’umanità ad uno stato selvaggio. E’ disposto a pagare questo prezzo per raggiungere il suo obiettivo, qualunque valore questo obiettivo possa avere per lei? Ascolterà l’appello di uno che ha deliberatamente rinnegato il metodo della guerra, non senza considerevoli risultati? In ogni caso le anticipo le mie scuse se in qualche modo ho sbagliato decidendo di scriverle.

Sinceramente vostro,

M. K. Gandhi


24 dicembre 1940

Caro amico, se vi chiamo amico, non è per formalismo. Io non ho nemici. Il lavoro della mia vita da più di trentacinque anni è stato quello di assicurarmi l’amicizia di tutta l’umanità, senza distinzione di razza, di colore o di credo. Spero che avrete il tempo e la voglia di sapere come una parte importante dell’umanità che vive sotto l’influenza di questa dottrina di amicizia universale considera le vostre azioni. Non dubitiamo della vostra bravura e dell’amore che nutrite per la vostra patria e non crediamo che siate il mostro descritto dai vostri avversari. Ma i vostri scritti e le vostre dichiarazioni, come quelli dei vostri amici e ammiratori, non permettono di dubitare che molti dei vostri atti siano mostruosi e che attentino alla dignità umana, soprattutto nel giudizio di chi, come me, crede all’amicizia universale. È stato così con la vostra umiliazione della Cecoslovacchia, col rapimento della Polonia e l’assorbimento della Danimarca. Sono consapevole del fatto che, secondo la vostra concezione della vita, quelle spoliazioni sono atti lodevoli. Ma noi abbiamo imparato sin dall’infanzia a considerarli come atti che degradano l’umanità. In tal modo non possiamo augurarci il successo delle vostre armi. Ma la nostra posizione è unica. Noi resistiamo all’imperialismo britannico quanto al nazismo.

Se vi è una differenza, è una differenza di grado. Un quinto della razza umana è stato posto sotto lo stivale britannico con mezzi inaccettabili. La nostra resistenza a questa oppressione non significa che noi vogliamo del male al popolo britannico. Noi cerchiamo di convertirlo, non di batterlo sul campo di battaglia. La nostra rivolta contro il dominio britannico è fatta senza armi. Ma che noi si riesca a convertire o meno i britannici, siamo comunque decisi a rendere il loro dominio impossibile con la non cooperazione non violenta. Si tratta di un metodo invincibile per sua natura. Si basa sul fatto che nessun sfruttatore potrà mai raggiungere il suo scopo senza un minimo di collaborazione, volontaria o forzata, da parte della vittima, I nostri padroni possono possedere le nostre terre e i nostri corpi, ma non le nostre anime. Essi non possono possedere queste ultime che sterminando tutti gli indiani, uomini, donne e bambini. E’ vero che tutti non possono elevarsi a tale grado di eroismo e che la foza può disperdere la rivolta, ma non è questa la questione. Perché se sarà possibile trovare in India un numero conveniente di uomini e di donne pronti, senza alcuna animosità verso gli sfruttatori a sacrificare la loro vita piuttosto che piegare il ginocchio di fronte a loro, queste persone avranno mostrato il cammino che porta alla liberazione dalla tirannia violenta. Vi prego di credermi quando affermo che in India trovereste un numero inaspettato di uomini e donne simili. Essi hanno ricevuto questa formazione da più di vent’ anni.

Con la tecnica della non violenza, come ho detto, la sconfitta non esiste. Si tratta di un «agire o morire senza uccidere nè ferire. Essa può essere utilizzata praticamente senza denaro e senza l’aiuto di quella scienza della distruzione che voi avete portato a un tale grado di perfezione. Io sono stupito dal fatto che voi non vediate come questa non sia monopolio di nessuno. Se non saranno i britannici, sarà qualche altra potenza a migliorare il vostro metodo e a battervi con le vostre stesse armi. Non lascerete al vostro popolo un’eredità di cui potrà andare fiero. Non potrà andare orgoglioso raccontando atti crudeli, anche se abilmente preparati. Vi chiedo dunque in nome dell’umanità di cessare la guerra. In questa stagione in cui i cuori dei popoli d’Europa implorano la pace, noi abbiamo sospeso anche la nostra stessa lotta pacifica. Non è troppo chiedervi di fare uno sforzo per la pace in un momento che forse non significherà nulla per voi, ma che deve significare molto per i milioni di europei di cui io sento il muto clamore per la pace, perché le mie orecchie sono abituate a sentire le masse silenziose. Avevo intenzione d’indirizzare un appello congiunto a voi e al signor Mussolini, che ho avuto l’onore di incontrare all’epoca del mio viaggio in Inghilterra come delegato alla Conferenza della tavola rotonda.

Spero che egli vorrà considerare questo come se gli fosse stato indirizzato, con i necessari mutamenti.

M. K. Gandhi


Di: Anna Di Fresco

Fonti:
http://www.bergamopost.it/chi-ha-vinto/caro-hitler-ti-scrivo-firmato-gandhi/ http://digilander.libero.it/secondaguerra/gandhi.html

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2 commenti :

  1. Incredibile!! Non avevo mai accostato questi due personaggi, pur essendo vissuti nella stessa epoca! Da una parte il male, dall'altra il simbolo della lotta contro di esso! Complimenti per il pezzo...

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    1. grazie mille, spero di fare sempre meglio. :D

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