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martedì 4 luglio 2017

Morire in cielo in una notte d'estate

Conosciamo bene la tumultuosità dei pensieri che ogni giorno passano nella nostra mente. Alcuni sono lievi come cirri e rasserenanti, ma si disperdono subito, proprio come le nuvole, altri, e sono quelli che dipingono la nostra vita, sono pesanti e pare che siano destinati ad accompagnarci nel nostro cammino. Poi ce n'è un altro, solitario e raro, che ci coglie all'improvviso e invade la nostra mente: chissà come morirò?

A bordo del DC9 Itavia che viaggiava da Bologna a Palermo, c'era silenzio, erano le 20.59 e alcuni degli 81 passeggeri s'erano appisolati al lieve rombo delle turbine, altri guardavano dal finestrino il mare, pensando a chi tra poco avrebbero rivisto. Era il 27 giugno 1980 e l'estate era da poco iniziata; lassù a 8000 mt. di quota il DC9 scivolava nel cielo nero, mentre in basso, nel mare blu, si stavano spegnendo gli ultimi bagliori del tramonto. Ho viaggiato abbastanza per sapere che in ogni aereo c'è sempre un passeggero che ha paura. Di certo non l' ammetterà mai, ma la prova (come il sottoscritto) e del resto come dargli torto, dal momento che lo stare in cielo confligge con la nostra natura terrena? Anche su quel DC9 volava il nostro passeggero timoroso che ad ogni minimo sobbalzo sbirciava il viso di chi gli stava accanto per capire se si stava precipitando o meno. In ogni caso dopo una decina di sbirciatine al vicino che palesava solo imperturbabilità e constatando che dopo un' ora di volo non si era ancora precipitati, il nostro passeggero sentiva attenuarsi l'ansia che lo seguiva dalla sera prima e cominciava a rilassarsi. La grande pancia dell'aereo su cui prima era salito con riluttanza, era diventata una madre accogliente e la luce soffusa dei led invitava alle fantasticherie. Come era lontana la terra, con gli uomini e i loro problemi! Gli venne in mente una frase del Riccardo III che ricordava dai tempi del liceo : "Oggi è una bella giornata per morire." Ecco pensava, se un giorno potessi scegliere come morire, mi piacerebbe che fosse come ora. Il missile arrivò silenzioso e tutto finì. Non più aereo dalle grandi ali, né luci soffuse, né pensieri, la legge di gravità aveva imposto il suo potere e tutto ritornava sulla Terra. Anche 81 corpi. Non parlo delle indagini che seguirono, delle perizie, delle istruttorie e dei processi che si sono alternati per 37 anni, avvelenati da depistaggi e falsità messi in atto da alti ufficiali dell'Aviazione militare, che avevano giurato di servire lo Stato e invece servirono solo la loro ignavia, protetti dal Segreto di Stato.

Due osservazioni però mi sento in dovere di farle: come fanno a vivere i responsabili dell'eccidio? Come possono tacere la verità per 37 anni? Ci pensano ogni tanto, o per loro è solo una pratica messa in archivio? E coloro che nel frattempo sono morti, come han potuto portarsi nella tomba il loro terribile segreto? Beh, ad onor del vero, c'è stato un personaggio che 'qualcosa' ha ammesso : Francesco Cossiga, Presidente del Consiglio all'epoca del fatto, il quale, nel 2007 a distanza di 27 dall'eccidio, ha affermato che il DC9 fu colpito da un missile sparato da un Mirage, decollato dalla portaerei francese Clemenceau, che aveva come bersaglio l'aereo su cui viaggiava Gheddafi. Inutile dire che la riapertura delle indagini in tal senso si bloccò quasi subito per "mancanza di prove tecniche", visto che tutti i tracciati radar di quella sera erano spariti. Non ci si stupisca del piglio irriducibile dimostrato dall'Emerito Presidente in quella dichiarazione, che definire tardiva è eufemistica, se ricordiamo Cossiga come ministro degli Interni all'epoca del sequestro Moro, per il quale non mosse un dito e lo lasciò nelle mani dei brigatisti perché "lo Stato non scende a patti con i terroristi". Oppure quando, da Presidente della Repubblica, osò definire "patrioti" gli aderenti a quella accozzaglia paramilitare, segreta e animata da ideali fascisti, che fu 'Gladio'.


Dicono che non sia bello parlare negativamente dei morti quindi io non ne parlerò ulteriormente. Ma ripensando ai poveri passeggeri dell'aereo mi consola la speranza che siano morti senza dolore, in cielo e in una notte d'estate.

Di: Ario Giovanni Benedetti

Fonti:

Wikipedia "La strage di Ustica
Misteriditalia: Ustica
Film "Ustica" di Lorenzo Martinelli del 31.3.2016
Il Fatto Quotidiano; Ustica la quarta verità.

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