Ultimi Post

martedì 27 giugno 2017

Salvador Allende, un uomo libero!

"Pagherò con la mia vita la difesa dei principi che sono cari a questa patria. Cadrà la vergogna su coloro che hanno disatteso i propri impegni, venendo meno alla propria parola, rotto la disciplina delle Forze Armate. Il popolo deve stare all’erta, vigilare, non deve lasciarsi provocare, né massacrare, ma deve anche difendere le sue conquiste. Deve difendere il diritto a costruire con il proprio lavoro una vita degna e migliore.”




11 settembre 1973,
Radio Magallanes trasmette l’ultimo discorso di Salvador Allende, poco dopo, nel chiuso di una stanza del palazzo presidenziale di Santiago del Cile, sarà rinvenuto esanime.
Ma chi era Salvador Guillermo Allende Gossens?
Facciamo un passo indietro allorquando, dopo aver conseguito la laurea in medicina, fu allontanato dall’ Universidad de Chile per le sue idee, quelle stesse frutto di un percorso di crescita che implicò la formazione di una coscienza politica vicina agli oppressi, quella stessa trasmessa dall’anarchico Juan De Marchi ai tempi in cui la sua pelle glabra lasciava scorgere la primavera dei suoi anni. In seguito, a tenergli compagnia, prima ancora delle teorie economico filosofiche di Marx, furono le letture dei teorici dell’anarchismo  quali Bakunin, Errico Malatesta , Kropotkin, per giungere al socialista Paul Lafargue, genero di Marx. Tuttavia da uomo libero quale era, rifiutava la liturgia fine a se stessa della fede politica, disprezzando qualsivoglia forma di dittatura nonché la supremazia di un’ideologia a scapito della libertà di pensiero. In merito, infatti,  Sergio Vuskovic, ex sindaco comunista di Valparaíso città che nel 1908  gli diede i natali, ebbe a dire:

“Salvador un leninista? Con me parlava solo della Rivoluzione francese. Idee come “Partito unico” o “Dittatura del proletariato” gli erano estranee."

 Nel 1933 contribuì a fondare il Partito Socialista del Cile del quale diverrà ben presto principale leader, implicando una florida carriera politica, che lo vedrà ben presto detenere il ruolo di ministro della sanità nel governo del fronte popolare del presidente Aguirre Cerda. Nel 1945 fu nominato senatore ed in seguito nel 1968 presidente del senato quale leader della coalizione di Unità Popolare. Presentò la propria candidatura alle elezioni presidenziali ben quattro volte, nel 1952, nel 1958, e nel 1964 riuscendo nell’intento soltanto il 4 settembre del 1970.
Eletto presidente della Repubblica del Cile, Allende  si ritrova a dover affrontare la strenua opposizione degli stati uniti impersonati nella figura di Nixon il quale già in precedenza aveva palesato una profonda malevolenza nei suoi riguardi. Non è mistero infatti che gli stati uniti d’America abbiano finanziato partiti opposti alla fazione politica di Allende – per inciso parliamo della Unidad Popular coalizione che riunisce Socialisti, Radicali e altri partiti di sinistra – fonti sicure infatti affermano il refuso di danaro da parte degli stati uniti all’epoca del 1964 al fine di sostenere il candidato presidente della fazione opposta, riuscendovi. Ma quel giorno, il 4 settembre del 1970  non vi fu alcuna possibilità di contrastare il volere popolare nel vedere Allende presidente, nonostante i tentativi di portare al potere Jorge Alessandri. In merito ho il dovere di sottolineare un evento propulsore dell’ascesa al potere di Allende, avvenuto poco prima della sua elezione, nello specifico il 22 ottobre del 1970, il tentato sequestro del il generale René Schneider Chereau, comandante in capo dell’esercito cileno di tendenze progressiste, da parte di uomini legati al generale Roberto Viaux, ufficiale vicino al candidato Alessandri. Il generale Schneider ferito gravemente , purtroppo non ne uscirà illeso, morirà tre giorni dopo il fallito rapimento. Conseguenza immediata di tale azione di stampo terroristico fu l’appoggio da parte della Democracia Cristiana di Radomiro Tomic Romero, al partito di Allende sulla previa sottoscrizione di quest’ultimo di uno “ statuto delle garanzie diplomatiche”,un documento a tutela del pluralismo politico volto ad eludere una eventuale dittatura comunista.  In seguito, il 24 ottobre 1970, a tale evento la carica di Salvador Allende fu ratificata dal Congresso Nazionale.

Un marxista al potere implica riforme volte alla riappropriazione di quelle risorse depauperate ai cileni dalle grandi multinazionali statunitensi. La nazionalizzazione delle risorse fu parte di un programma di riforme denominato “rivoluzione con empanadas e vino rosso”, a sottolineare l’aspetto pacifico dell’operazione voluta dal presidente Allende. Questo piano implicava la statalizzazione delle principali industrie private, e delle miniere di rame fino a quel momento sotto il controllo della Kennecott e della Anaconda entrambi aziende statunitensi. Allo stesso tempo Allende sospende il pagamento del debito estero e quello dei crediti alle potenze estere. Con la riforma agraria espropria le terre ai grandi latifondisti a norma del principio della distribuzione del reddito, spartendo il latifondo e imponendo una tassa sulle plusvalenze. Una politica fondata su quel benessere diffuso che implicherà l’idiosincrasia dei grandi latifondisti cileni, delle multinazionali americane e delle banche – nello specifico la Bank of America – data la recente nazionalizzazione anche di queste ultime.  Sul piano internazionale Allende in seguito ad una visita in Cile del presidente Castro, stringe rapporti diplomatici con Cuba destando preoccupazione da parte degli Usa e della fazione conservatrice del Cile.
Preoccupazione sostenuta oltre che da una questione meramente ideologica,  principalmente dall’ essere mancato agli accordi stabiliti con l’adesione alla “ Organizzazione degli stati Americani”, con la quale si era statuito che nessuno stato americano avrebbe concesso un’apertura verso Cuba. Si giunse a temere una dittatura comunista allorquando oltre ai rapporti con la Cuba di Castro, furono resi noti i rapporti con il presidente argentino Héctor José Cámpora, peronista di Sinistra e con URSS nella persona del funzionario del KGB Svyatoslav Kuznetsov (fonte l’archivio Mitrokhin) ricevendo da quest’ultimo finanziamenti. E’ mio opinabile parere, credere che il modello socialista creasse problema agli stati uniti d’America nella persona del presidente Nixon, in quanto l’assenza del carattere capitalistico di una società fondata sulla distribuzione delle ricchezze avrebbe creato un precedente di invidiabile benessere, minando quelle che rappresentano le fondamenta del sistema americano. Il presidente Usa non poteva permettere una tale pericolosa esperienza politica, e dunque sfruttò mezzi illegali quali il finanziamento ai partiti politici opposti, e mezzi legali quali l’embargo economico e il blocco dei crediti da parte della Export Import Bank,tuttavia  nonostante i tentativi di boicottaggio, durante il primo anno della presidenza A., la crescita industriale sale al 12%, il PIL al 8,6%, seguito da un declino dell’inflazione che passa dal 34.9% al 22.1%, e del tasso di disoccupazione che scende al 3,8%.
Anche la mortalità infantile diminuisce, probabile contributo la distribuzione del mezzo litro di latte al giorno a ogni bambino di età inferiore ai quattordici anni, imponendo un aumento della scolarizzazione. Purtroppo però a porsi d’ostacolo con la favola economico-sociale di A. furono i contrasti di natura internazionale. Difatti  l’aumento della spesa pubblica, dal 26% del 1970 al 31,1% dell’inizio 1972, e il declino delle esportazioni dovuto al boicottaggio statunitense e l’aumento delle importazioni – derrate alimentari – resero implicito un collasso dello stato. In poco tempo, le opposizioni interne, il boicottaggio estero nonché il taglio degli aiuti e dei prestiti internazionali portarono a quella che fu definita la super inflazione del 163%. Seguirono dissesti di natura politica che portarono ad estenuanti scioperi. Uno tra i più  imponenti si verificò nell’ottobre del 1972 ed implicò ventiquattro giorni di proteste da parte dei camionisti, a cui si aggiunsero i lavoratori dell’industria del rame e i piccoli commercianti. Il presidente Allende per risolvere la crisi, fu costretto ad aprirsi ai militari, assegnando al generale Carlos Prats il ruolo di ministro degli interni e capo di stato maggiore dell’Ejército de Chile.


Disperato per quello che ad occhio nudo poteva definirsi un vero e proprio boicottaggio delle multinazionali estere al suo governo, nel dicembre di quell’anno si recò a New York denunciando tale ostruzionismo, in un discorso alle Nazioni Unite.

“Ci troviamo davanti a un vero scontro frontale tra le grandi corporazioni internazionali e gli Stati. Questi subiscono interferenze nelle decisioni fondamentali, politiche, economiche e militari da parte di organizzazioni mondiali che non dipendono da nessuno Stato. Per le loro attività non rispondono a nessun governo e non sono sottoposte al controllo di nessun Parlamento e di nessuna istituzione che rappresenti l'interesse collettivo. In poche parole, la struttura politica del mondo sta per essere sconvolta. Le grandi imprese multinazionali non solo attentano agli interessi dei Paesi in via di sviluppo, ma la loro azione incontrollata e dominatrice agisce anche nei Paesi industrializzati in cui hanno sede. La fiducia in noi stessi, che incrementa la nostra fede nei grandi valori dell'umanità, ci dà la certezza che questi valori dovranno prevalere e non potranno essere distrutti.”

Passeggiando lungo il territorio angusto dell’inflazione e del malcontento, il governo Allende raggiunse l’anno 1973,un anno duro che aprirà il suo sipario con un’aspra inflazione e la conseguente aria rarefatta dai gelidi accenni di un golpe, tant’è che un primo tentativo di sovversione lo si avrà il 29 giugno, allorquando  il colonnello Roberto Souper circonda con il suo reggimento il palazzo presidenziale de La Moneda con l’intento di deporre il governo di Allende. Questo che passerà alla storia come il “ golpe dei carri armati” verrà represso dall’intervento tempestivo del generale Carlos Prats il quale poco dopo per dissensi interni all’esercito si ritroverà costretto a dare le dimissioni, facendo sì che Allende lo sostituisse con Augusto Pinochet.

Un tradimento. Con il nome Pinochet si apre ai nostri occhi uno scenario di desolazione e di morte. Quell’undici settembre 1973,  38.000 persone saranno detenute illegalmente o torturate e 3216 uccise e fatte sparire. Ma entriamo nel vivo. Il presidente Allende avrebbe desiderato essere destituito dal popolo, democraticamente e non per volere dei poteri forti, tant’è che nell’agosto di quello stesso anno chiese che fosse indetto un referendum, e soltanto a seguito del risultato di questo ultimo avrebbe lasciato le redini del potere in mano ad altri. Il volere del popolo, uno che a partire da quell’undici settembre del 1970 non avrà gran valore ma che  per Allende avrebbe rappresentato unico segno di fallimento del suo governo. Non ebbe tempo di consultare il popolo, l’undici settembre del 1973, per mano del traditore Augusto Pinochet, le truppe dell’esercito circondarono il palazzo presidenziale e poco dopo aver trasmesso il suo ultimo discorso, fu trovato morto.

Si disse che si trattò di suicidio e nel descriverlo non furono avidi di particolari. Si rimarcò l’utilizzo del fucile donatogli da Fidel Castro, quasi come a sottolineare la ragione primigenia di  quell’attentato alla democrazia, quella condotta libera e democratica nel rispetto della costituzione che avrebbe reso al popolo cileno i diritti di cui avrebbero dovuto godere legittimamente.

Fatto sta che con la diffusione del suicidio i golpisti scremarono, volutamente, il martirio di un uomo giusto incapace a sottostare agli obblighi imposti di prepotenza mossi esclusivamente da egoismo faccendario. In seguito l’incapacità da parte dei golpisti nel realizzare una politica economica adeguata alla popolazione portò ad affidarsi a rimedi di natura liberale introdotti da economisti americani. Fu sfaldata l’idea di cosa pubblica  implicando  riduzioni cumulative ai fondi per la salute i quali  ammontarono al 60% tra il 1973 e il 1988, inutile dire che conseguenza endemica fu il diffondersi di molte malattie, nonché  aumenti dei casi di tifo (121%), epatite virale, ed un aumento nella frequenza e gravità di disturbi mentali tra i disoccupati.

Ad oggi torture, fucilazioni sommarie, desaparecidos inducono a riflettere su quello che rappresenta le deviazione dell’idea di governo di uno stato, impinguendo nella nostra memoria il senso più alto di una ragione morale che implichi il rispetto per l’umanità tutta, lesa nei diritti dal sovvertimento di quello che dovrebbe essere il principio di eguaglianza nonché il diritto alla libertà di espressione, spostando l’asse della nostra attenzione dalla rivoluzione economico sociale che stava per compiersi per mano di un uomo illuminato quale era Salvador Allende, e portandoci a masticare l’amara cicuta del dubbio. E se Nixon, Kissinger ed infine la Cia non si fossero intromessi? E se... gli avessero permesso di governare?

Di: Anna Di Fresco

Fonti:
http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=1818&biografia=Salvador+Allende
 http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/allende.htm
https://www.disinformazione.it/11settembre1973.htm
http://www.storiain.net/storia/allende-e-la-via-al-socialismo-democratico-in-cile/
https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2015/09/discorso-di-salvador-allende-allonu-1972.html
http://www.repubblica.it/esteri/2013/09/11/news/cile_anniversario-66302633/
https://it.wikipedia.org/wiki/Ren%C3%A9_Schneider
http://www.treccani.it/enciclopedia/salvador-allende/
Per saperne di più
AA. VV., Cile 1970-1973. Industria, agricoltura, quartieri, scuola, organismi di zona, sindacati, partiti, esercito, sotto il governo di Unidad popular, Dedalo, Bari 1976.
Adams J.R., Liberators, Patriots and Leaders of Latin America, McFarland, Jefferson 2010.
Agnic O., Allende, el hombre y el político. Memorias de un secretario privado, RIL Editores, Santiago de Chile 2007.
Andrew C., Mitrokhin V., L’archivio Mitrokhin. Una storia globale della guerra fredda da Cuba al Medio Oriente, Rizzoli, Milano 2005.
Corvalán L., El gobierno de Salvador Allende, LOM, Santiago 2003.
Kornbluh P., Chile and the United States: Declassified Documents Relating to the Military Coup, September 11, 1973, «The Nacional Security Archive. The George Washington University», http://nsarchive.gwu.edu/NSAEBB/NSAEBB8/nsaebb8.htm
Martinez J.M., Salvador Allende, Ediciones Nobel, Oviedo 2009, trad. it., Salvador Allende. L’uomo, il politico, Castelvecchi, Roma 2013.
Ravanal Zepeda L., Castro F.M., Allende. “Yo no me rendiré”. La investigación histórica y forense que descarta el suicidio, Ceibo, Santiago de Chile 2013.



Condividi questo articolo:

Posta un commento

 
Back To Top
Copyright © 2014-2017 Riscrivere la Storia. Designed by OddThemes | Distributed By Gooyaabi Templates