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mercoledì 14 giugno 2017

Impero Mughal: da oasi di tolleranza a repressione tra musulmani ed hindu

Dopo il vuoto di potere lasciato dai precedenti imperi mongolo-timuridi, i quali avevano nel tempo conquistato quasi tutta l'Asia e gran parte dell'Europa grazie ai loro capi Gengis Khan e Tamerlano, tra il 1400 ed il 1900 in tutto il mondo si intervallarono e scontrarono tra di loro incredibili imperi e stati nazionali, ognuno di essi bramoso di conquiste territoriali ed egemonia politico/economica. In Asia (territorio assai vasto che convenzionalmente si identifica a partire dall'Anatolia e dalla Russia Europea ad ovest, fino all'Indonesia e alla Siberia Orientale ad est) sorsero imperi fortemente centralizzati, con apparati burocratici moderni ed eserciti compatti, formati da centinaia di migliaia di uomini.

L'Asia e i suoi imperi prima della disfatta mongola
Partendo dall'estremo oriente, nel XVII secolo in Giappone il clan Tokugawa riuscì, grazie al suo capo-clan Ieyasu Tokugawa, ad estendere il proprio potere su tutto l'arcipelago precedentemente dominato da svariati signori locali (chiamati Daimyo). Da qui in poi il suolo giapponese diventerà un baluardo orientale, uno stato chiuso nei confronti di ogni invasione e apertura commerciale per oltre due secoli, a seguito della chiusura forzata di Iemitsu Tokugawa come blocco all'insaziabile penetrazione europea nei mercati orientali. In Cina prima la dinastia Ming e successivamente la dinastia Qing crearono rispettivamente un governo centralizzato e potente, avvalendosi e selezionando con cura abili burocrati amministrativi (mandarini). Furono molti i tentativi imperialistici di conquiste oltremare dei cinesi: Gavin Menzies ci parla addirittura di spedizioni in Australia, Nuova Zelanda, Antartide e America fin dal XV secolo. Secondo l'esperto, basatosi sul ritrovamento di antiche carte nautiche, sull'analisi al computer di dati astronomici e sulla scoperta di relitti nel Mar dei Caraibi, la prima spedizione dell'età moderna verso il continente americano è da attribuire alla Cina nel 1421, come spiega nel suo libro "1421. La Cina scopre l'America". Tuttavia gli studi di Menzies non sembrerebbero convincere gli storici contemporanei, i quali sono però concordi nel considerare la Cina uno dei più grandi imperi, soprattutto nel periodo che va dal XV secolo in poi. Un altro grande impero, sorto dal piccolo Principato di Moscovia nel XIV e XV secolo, sarà poi l'Impero Russo. Grazie a matrimoni e alleanze strategiche con tribù locali siberiane, i principi di Mosca riuscirono a costruire un impero partendo praticamente dal nulla, dopo la scomparsa di un ramo del vecchio Khanato che amministrava i territori russi, l'Orda d'Oro. Sotto Ivan III e Ivan IV "il Terribile" molti popoli della Siberia Occidentale ed Orientale si unirono al nuovo impero, abbracciando la causa degli czar: riunire sotto un solo stato egemone tutti i popoli Rus' della regione. Contemporaneamente, proprio in Asia centrale, dal XIV secolo assistiamo alla nascita di tre importanti imperi: l'Iran Safavide, l'Impero Ottomano e l'Impero Mughal. Agli inizi del 1500 Ismail Safavid, membro della setta mistica islamica dei safaviyeh, arruolatosi con le tribù azere kizil-bash e autonominatosi scià riuscì a consolidare il proprio potere e a creare una solida struttura statale al centro dell'Asia. L'Iran dei Safavidi perse presto molti territori a causa delle incursioni degli Ottomani. Tale popolo, proveniente dalle steppe asiatiche, si insediò presto in Anatolia, espandendosi per tutto il XV, XVI e XVII secolo nei decadenti territori bizantini; sui Balcani, in Africa e in Asia, divenendo uno degli imperi più pericolosi, temuti e duraturi di sempre (cesserà di esistere solo nel 1923). Grazie all'efficacia della loro potenza militare e alla solida struttura statale, basata su una capillare gestione burocratica (un grande ruolo avevano i visir, il rispetto del codice giuridico del Corano ed il multiculturalismo), gli Ottomani riuscirono a creare in poco tempo un forte ed organizzato impero, diventando il principale nemico delle potenze europee e arrivando ad assediare Vienna, la capitale imperiale asburgica, nel 1529. Senza dilungarci troppo su tali potenze, è interessante invece analizzare il terzo stato sorto successivamente alla disgregazione degli imperi Mongolo e Timuride, a cui è riferito dato il titolo dell'articolo ed il tema della nostra analisi: l'Impero Mughal.

Come affermato precedentemente, l'Impero Mughal (o Moghul) si affermò nell'Asia centrale e nel subcontinente indiano proprio alla fine delle invasioni e del controllo mongolo-timuride nel XV-XVI secolo. La vastità di questo impero farà sembrare addirittura molto piccoli gli altri imperi asiatici safavide e ottomano. Esso, infatti, assumerà dimensioni veramente notevoli, estendendosi all'apice del suo splendore dal Bangladesh e una piccola parte dell'Indocina all'Afghanistan, passando per India e Pakistan, arrivando quasi alle coste del Mar Caspio. E ciò fu grazie soprattutto alla figura carismatica Zahiruddin Muhammad Babur, un sovrano afghano che pose le basi per l'impero conquistando tra il 1526 ed il 1530 tutta l'India. Il suo sogno? La costruzione di un nuovo impero asiatico forte e autoritario, sulle orme di Tamerlano. Fu solo però sotto il sovrano Aurangzeb che l'impero indo-afghano ebbe la sua fase di massima espansione. Precedentemente al suo regno tutti gli imperatori facevano risalire la propria origine alla famiglia imperiale di Gengis Khan e Tamerlano, legittimando in questo modo la loro posizione al trono, senza stravolgere dal punto di vista religioso la società di questo grande impero multiculturale, diviso appunto tra islamici e induisti. La divisione religiosa non era per nulla equa, solo i sovrani e una minoranza di popolazione (per lo più coloro che abitavano in Afghanistan e Uzbekistan) professava la religione musulmana sunnita, mentre la maggior parte degli abitanti (situati in India) erano hindu. E proprio sotto il regno di Akbar il Grande (1556-1605) il dialogo tra le due religioni raggiunse il punto più alto e florido. Lo stesso sovrano puntò inoltre ad un accentramento di potere notevole, con nuovi funzionari amministrativi, i mansabdar, che erano assistiti da un gran numero di aiutanti, il tutto volto a rendere la struttura imperiale più rigida, gerarchica e burocratica (per certi versi, simile all'Impero Ottomano).

Ma il successo dell'Impero Mughal era proprio questo: la grande qualità di funzionari e la centralizzazione del regno, con fini bellici ed imperialistici in tutto il bacino asiatico ed estremo-orientale. L'insidia più grande era rappresentata però dalla religione e dalla perenne conflittualità tra fedeli musulmani e credenti hindu. Fino al regno di Akbar si visse in un clima di generale tolleranza religiosa e armonia sociale. Spesso, la ricerca mistica musulmana univa le sue pratiche con i culti indu, creando un vero e proprio sincretismo religioso. Lo stesso Akbar, uno dei tanti sovrani al mondo ad essere totalmente analfabeta, era però favorevole al dialogo multi-religioso e si circondò di personalità di spicco hindu e musulmane, favorendo ampi dibattiti e mediazioni culturali tra islam e induismo. Solo alla morte di Akbar i Mughal, uno degli imperi più tolleranti, organizzati burocraticamente, militarmente e multiculturalmente subirono una crisi dopo l'altra.

Il Taj Mahal, uno dei lasciti più imponenti dell'Impero Mughal
Sotto il nuovo regno di Aurangzeb (come anticipato) la componente religiosa divenne fondamentale: venne imposto il credo islamico e l'applicazione della legge islamica (shari'a) a tutta la popolazione mista. Il processo a cui si assistette fu un intensificarsi dei valori conservatori islamici all'interno della gerarchia di corte, a favore della reintroduzione della jizya, la tassa procapite obbligatoria per tutti i non musulmani. Ciò portò, nel XVIII secolo, all'indebolimento politico e culturale del prospero regno Mughal. Decisivi a favorire un rapido declino furono l'irrigidimento religioso voluto da Aurangzeb, l'ostinata campagna militare per la conquista del sud dell'India e l'esclusione dei non musulmani dai ruoli amministrativi, con conseguente perdita di molto personale qualificato. Ciò fece crescere a dismisura lo scontento sociale e, a causa di successive crisi dinastiche, i movimenti indipendentisti locali assunsero un ruolo fondamentale nell'impero ormai decadente, che si spezzò in due blocchi, con due rispettive culture (hindu e musulmana) e religioni (induista e islamica sunnita) senza mai più riprendersi.

Alla morte di Aurangzeb, avvenuta nel 1707, l'impero era già formalmente disgregato in tante rappresentanze locali, e ciò che ne rimaneva fu conquistato una volta per tutte dall'impero coloniale inglese, che divenne celebre per aver conquistato l'intero subcontinente indiano solo grazie all'utilizzo di una delle più grandi compagnie commerciali di sempre, la Compagnia delle Indie Orientali. La più grande forza dominatrice e unificatrice dell'India lascerà il posto alla presenza europea fino all'indipendentismo del XX secolo. Quello che resta ancora oggi dell'incredibile potenza del vecchio Impero Mughal è il grande complesso di edifici sfarzosi, a partire dall'imponente Taj Mahal ad Agra, costruito dall'imperatore Shah Jahan come tomba per la propria sposa, l'imperatrice Mumtaz Mahal.


Di: Claudio Pira

Fonti:

Abraham Eraly, Il trono dei Moghul. La saga dei grandi imperatori dell'India. Il Saggiatore
Charles H. Parker, Relazioni globali nell'età moderna. 1400-1800. Il Mulino.
Gavin Menzies, 1421. La Cina scopre l'America.

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