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martedì 6 giugno 2017

I 32.000 desaparecidos messicani e la 'democracia perdida'

Fino al 30 dello scorso aprile, secondo il rapporto del Sistema Nacional de Seguridad Pública, si è registrato in Messico un totale di 32.218 persone scomparse in tutto il paese, dette tristemente desaparecidos.

Il fenomeno dei desaparecidos (letteralmente degli scomparsi) si inaugurò e fu enormemente diffuso durante le dittature militari sudamericane, in particolare nell’Argentina del generale Videla per tutti gli anni settanta. Esso fu (ed è) un metodo di sparizione forzata eseguito in totale segretezza con cui operarono le forze governative. Gli arresti e i sequestri venivano effettuati senza testimoni, tendenzialmente di notte ed in totale segretezza nei confronti dei familiari e dei conoscenti della persona catturata. Della grandissima maggioranza dei desaparecidos non si seppe mai nulla e, solo dopo la caduta del regime militare e il ritorno alla democrazia (in particolare con il rapporti “Nunca más” cioè “Mai più”) si riuscì a costruire, seppur in modo parziale, una dinamica sugli scomparsi. Molti di essi furono detenuti in veri e propri campi di concentramento e in centri di detenzione. Qui, essi venivano torturati e infine assassinati segretamente, con metodi spietati quali il lancio aereo in mare aperto (i cosiddetti “voli della morte”) oppure l'occultamento delle salme in fosse comuni.

Tuttavia, nell’Argentina del vecchio regime militare la sparizione forzata era usata principalmente per reprimere gli oppositori, mentre nel Messico odierno non si riesce ad identificare il colpevole principale: né la presenza centrale delle istituzioni né il tipo di vittime preferito da tale fenomeno, le quali risultano essere assai eterogenee. Vi è una spietata selezione di giornalisti, migranti e dissidenti ma anche di piccoli criminali, uomini e donne comuni e apparentemente lontane oppure opposte all’attivismo politico e al coinvolgimento criminale. Il caso della sparizione di alcuni muratori, tassisti e commercianti locali nella città di Iguala nel 2014 conferma proprio tale tendenza generale. La “guerra sporca” degli anni passati invece aveva i suoi precisi obiettivi e colpiva, seppur non in modo così preciso come si pensa, precise categorie sociali: studenti, sindacalisti, guerriglieri comunisti, ex peronisti e rivoluzionari anti-regime.

In Messico dunque, paese formalmente democratico ma ormai totalmente alla deriva, si apre un nuovo, cruento e desolato scenario di operazioni segrete e deportazioni legate al crimine organizzato… E solo durante i primi quattro mesi dell’anno si sono creati ben 1276 nuovi casi di persone disperse! Poco più della metà totale dei fenomeni di sparizione forzata si concentrano nei distretti di Tamaulipas, Estado de México, Jalisco, Nuevo León e Sinaloa e non è stata fatta ancora chiarezza sul perché di questi atti di deportazione segreta.

La costante presenza di cartelli di narcotraffico che dividono il paese in vere e proprie sfere di influenza di grandi organizzazioni illegali e la frammentarietà politica messicana sicuramente hanno contribuito alla formazione di questo inedito ma prevedibile scenario di violenza privata o istituzionale. Tuttavia, ad oggi, è impossibile trovare un vero e proprio responsabile dei fenomeni di sparizione forzata. A destare sospetti sul coinvolgimento più o meno diretto delle istituzioni messicane è stato il caso della sparizione dei quarantatré studenti di Ayotzinapa. Tale avvenimento ha attratto l’attenzione di tutta la stampa giornalistica mondiale e ha riaperto il caso dei desaparecidos in America. Al centro del misfatto sembrerebbe esserci la polizia e l’esercito nazionale, anche se il governo ha più volte ribadito che la scomparsa e successiva morte dei giovani deve solo essere attribuita a violenze di varie organizzazioni criminali locali. L’investigazione, a tal proposito, tace.

Il governo, che ha visto aumentare i casi di tortura ad opera delle forze armate del 600% negli ultimi 10 anni è attualmente, come mai prima d’ora, sotto la lente d’ingrandimento della stampa mondiale.
Forse proprio per tale ragione il senato messicano ha proposto ad aprile una legge generale per il controllo e la limitazione statale delle sparizioni forzate. La legge vieterebbe i casi di sparizione forzata e solleciterebbe inoltre le autorità a "prevenire, punire e sradicare" tramite indagini tempestive sui reati questo fenomeno. Nel disegno di legge verrebbero inclusi anche i parenti delle vittime, i quali garantirebbero fonti di aiuto materiale per la ricerca delle persone scomparse. Tuttavia tale legge risulta ancora non ratificata dalla Camera dei deputati e, proprio a causa della lentezza burocratica dei politici al governo e di un loro eventuale (ma per molti ormai scontato) coinvolgimento, non è difficile immaginare uno proseguo costante di vittime e deportazioni clandestine ancora per molto tempo in tutto il Messico. Quel che non possiamo permetterci, nel nostro piccolo, è di non dimenticare episodi come questi, che costituiscono veri e propri stermini di massa del XXI secolo...

Di: Claudio Pira

Fonti:

http://amqueretaro.com/mexico/2017/06/02/numero-de-desaparecidos-en-mexico-ya-rebasa-los-32-mil-casos

http://www.hispantv.com/noticias/mexico/343288/crece-numero-desaparecidos-segob-violencia

http://eastwest.eu/it/opinioni/open-doors/in-messico-ci-sono-31mila-desaparecidos

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