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sabato 6 maggio 2017

Gustav Mahler: Una sinfonia deve essere come il mondo, deve contenere tutto

Compositore tedesco, classe 1860, contemporaneo di Sibelius e Richard Strauss, Gustav Mahler (1860-1911) si staglia quale un intenso e controverso artista, la cui poetica risulta non accolta fino al nostro dopoguerra. Egli porta in nuce il germe di una modernità precoce per la mentalità dei tempi ancora subordinata a un certo afflato romantico accademico, a causa di ciò, l’artista viene appellato come “romantico minore”. Spesso le esecuzioni delle sue opere sono seguite da critiche e da giudizi aspri sul tessuto connettivo musicale dei suoi spartiti, egli stesso afferma riguardo alla polemica sul suo lavoro: “Il mio tempo verrà”. Il contrappasso sarà una sua revisione stilistica, operata nel dopoguerra, che lo eleggerà quale una delle più importanti figure artistiche del panorama musicale, ammirata da personalità quali Schönberg, Berg, Britten.

La musica di Mahler è caratterizzata da una struttura contrappuntistica della partitura e da una peculiare strumentazione. Nello specifico, l’accostamento di sonorità insolite, sovrapposizioni di registri stilistici differenti, un pudore esecutivo, un’etica del primitivo e uno slancio progressista verso suoni innovativi, un’“individualismo strumentale”. Il compositore varca la soglia sonora, iniziando un cammino verso uno scisma tonale, già predetto dal “Tristano” di Wagner che giungerà verso il liberalismo atonale di Schönberg. Ridurre la musica di Mahler a composizioni che anticipano uno stilema moderno risulta pressapochista, il suo universo è unico, a sé, intriso di una malinconia languida, lasciva, transitoria, che lascia spazio alla deflagrazione degli ottoni, a suoni ampi, a un panteismo sonoro che accoglie tutte le sfumature del Creato. Egli appartiene al Romanticismo, ma lo trascende, arrivando al territorio dell’”extra-musicale”, dà corpo alla sofferenza intima che aderge in una tensione senza eguali. Con la sua musica tocca la purezza di uno stato di consapevolezza, assecondando l’afflato romantico di libertà, esule da catene ideologiche, verso il Desiderio. Una morale in cui l’individuo dà libero sfogo a quello a cui ambisce, seguendo il diritto naturale, ma ne resta deluso, inappagato. La musica in Mahler asservisce a questa dialettica d’animo: aspirazione-debolezza. Il dilemma umano in cui la frustrazione regna sovrana. A tal fine, Mahler votò la sua vita all’arte portando seco “il fardello dell’umanità”.

L’uomo che, come credo, esprime l’arte del nostro tempo nella sua forma più profonda e sacra.

Definito così da Thomas Mann, come un uomo illuminato, dotato di grande umanità, teso all’espiazione verso gli affetti che lo circondavano, e proclive unicamente a questioni di carattere generale dell’umanità. Perennemente tormentato e confuso, altalenante tra innocenza e esperienza, idealismo e realismo, affermazione e negazione. Mahler accoglie in sé tutte le contraddizioni insite in un frammento di passaggio che suggella e allo stesso tempo apre uno spiraglio verso l’ignoto. Costui viene considerato, assieme a Bruckner, uno degli epigoni del Romanticismo e precursore di un stilema espressionista. Egli utilizza tutta la panoplia orchestrale, ma con una ricerca per la purezza dei timbri strumentali, contemplandoli a sé, non più amalgamandoli con una certa compattezza come suole fare Wagner. Memento delle sue composizioni rimane il focus romantico di un languore nostalgico della felicità terrena, dinamica di un mondo deputato verso la dissoluzione, agli albori di un sentire, quello novecentesco moderno.



Di: Costanza Marana

Fonti:
La musica di Mahler, Derick Cooke, Arnoldo Mondadori Editore
Breve storia della musica, Massimo Mila, Einaudi

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