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mercoledì 17 maggio 2017

La Grande Colombia di Simón Bolívar

La lotta indipendentista del "Libertador" portò alla formazione di una confederazione sudamericana che, su modello di quella Statunitense, avrebbe dovuto riunire l'intera America Latina sotto un'unica bandiera.

All'inizio del diciannovesimo secolo i sentimenti sudamericani relativi all'indipendentismo e all'ostracismo nei confonti dell'impero spagnolo crebbero a dismisura, soprattutto in seguito alla momentanea conquista del trono di Spagna da parte di Giuseppe Bonaparte (1808).
La caduta di re Ferdinando VII, infatti, causò un inevitabile allentamento del controllo sui possedimenti coloniali, tale da fare insorgere in breve tempo il popolo venezuelano.
Non è un caso se già qualche anno addietro (1806) il generale venezuelano Francisco de Miranda tentò la strada indipendentista per il proprio paese, folgorato dalla fresca esperienza Statunitense. Seguirono quindi anni di lotta agli occupanti spagnoli, che videro impegnati in prima linea il giovane Simón Bolívar sotto il comando dello stesso de Miranda.
I due patrioti venezuelani riusciranno, nel 1811, ad erigere la propria nazione a Stato indipendente, sebbene per un breve periodo.

Simon Bolivar

Le due esperienze di Repubblica Venezuelana (1811-1812/1813-1814) si rivelarono poco edificanti sotto molti aspetti e la collaborazione tra Bolívar e de Miranda si concluse con l'accusa verso quest'ultimo di tradimento e la sua successiva consegna nelle mani degli spagnoli.
Seguirono anni difficili per Bolívar, che nel frattempo si era già guadagnato il soprannome di "El Libertador" (il liberatore), poichè Re Ferdinando VII, tornato al potere, aveva nuovamente rafforzato la presenza ispanica nei territori sudamericani. 
El Libertador venne esiliato dalle sue terre e trascorse un breve ma intenso soggiorno nell'isola di Haiti, piccolo Stato da poco divenuto indipendente dalla Francia. Fu lì che, caldamente accolto dal presidente Alexandre Pétion, acquisì graduale coscienza della sua anima antischiavista, tanto da trasformarla in uno dei punti fermi della propria ideologia.

Il ritorno in patria, agevolato dagli aiuti militari ed economici haitiani, gli permetterà di instaurare per la terza volta la Repubblica, di cui divenne presidente nel 1819.
L'ottenimento dell'indipendenza del suo paese, però, doveva essere solo l'incipit di un progetto che avrebbe coinvolto, in un'unica confederazione di Stati, tutti i paesi sudamericani oppressi dalla presenza spagnola. Infatti, sempre nel corso di quell'anno, il generale condusse una rapida campagna in Nuova Granada (le attuali Colombia e Panama), tanto che il 10 agosto riuscì a conquistare Bogotà e soltanto quattro mesi dopo (17 dicembre 1819) nacque la Grande Colombia.

Colombia, Panama e Venezuela erano ora riunite in un'unica nazione e parte del suo sogno era quindi divenuto realtà.
Nel corso del 1821 si tenne, nella città colombiana di Cucutà, il congresso che sancì ufficialmente la nascita del nuovo Stato e decretò la pubblicazione della nuova Costituzione.
Furono di conseguenza adottate misure molto importanti, tra cui l'abolizione della tassa sui passaporti, l'eliminazione dell'inquisizione e l'assegnazione alle scuole dei beni appartenenti ai conventi.


Il "Templo Histórico" di Cucutà, sede del Congresso

La nuova nazione (popolata da circa 2 milioni e mezzo di persone) adottò la forma di una Repubblica Presidenziale, il cui potere legislativo sarebbe appartenuto ad un Congresso formato da Camera e Senato, rinnovabile ogni quattro anni. La facoltà di votare fu affidata in base a limiti di età (almeno 21 anni), di ricchezza e alla perfetta conoscenza della lettura e scrittura.
L'abolizione dei privilegi, della schiavitù e la totale garanzia delle libertà individuali e di stampa, erano inoltre concetti già ampiamente trattati durante il Congresso di Angostura (oggi "Ciudad Bolivar") nel 1818, che sarebbero immediatamente divenuti i capisaldi della nuova realtà indipendente.

Il potere esecutivo venne affidato al presidente, il quale poteva adunare il Congresso, comandare l'esercito e avere il diritto di veto sulle leggi.
Esso presiedeva inoltre il consiglio composto dai cinque ministeri della Repubblica: il Ministero della Marina e della Guerra, quelli degli Interni e Affari Esteri, il Ministero delle Finanze e quello dell'Alta Corte di Giustizia.


Bogotà divenne capitale di Stato e come bandiera fu adottato il cosiddetto "tricolore mirandino", che diverrà la base dei futuri vessilli di Colombia, Ecuador e Venezuela.
Tale combinazione di colori fu denominata così in memoria del generale de Miranda, che fu il primo ad issarla nel 1806, appena rientrato in patria.

La lotta indipendentista di Bolívar, comunque, proseguiva senza sosta.
Anche le province ecuadoriane insorsero contro l'impero spagnolo e il generale appoggiò di conseguenza gli indipendentisti guidati da Antonio José de Sucre, anch'egli generale e patriota venezuelano.
Costui, assieme all'aiuto del patriota argentino José de San Martín, riuscì in breve tempo a liberare le maggiori province del paese, fino alla definitiva vittoria sugli spagnoli, ottenuta il 24 maggio 1822 alle pendici del vulcano Pichincha, nei pressi di Quito.


Antonio José de Sucre
Le province ecuadoriane si unirono di conseguenza alla Grande Colombia, mentre Bolívar e Sucre poterono proseguire la loro lotta di ribellione a sostegno del popolo peruviano, ancora oppresso dalle forze realiste che erano presenti soprattuto negli altopiani centrali e nei territori dell'Alto Perù.
La battaglia di Junin (svoltasi a 4mila metri di altitudine, il 6 agosto 1824) e soprattutto quella di Ayacucho (9 dicembre 1824) rappresentarono la definitiva sconfitta delle forze spagnole.
Il Perù e l'Alto Perù (divenuto a suo tempo indipendente con il nome di Bolivia) erano finalmente liberi, ma non ebbe luogo, da parte loro, l'adesione al progetto bolivariano, che nel corso degli anni subì una rapida disgregazione.

La Battaglia di Junin, in un ritratto del pittore venezuelano Martin Tovar y Tovar
Numerosi si rivelarono infatti i contrasti interni alla Grande Colombia, acuiti principalmente dalle intense pretese federaliste. Bolívar aveva sempre sostenuto una politica centralista, soprattutto in nome della stabilità e identità di cui il neonato paese aveva bisogno, e ciò cozzò con l'interesse della maggior parte della popolazione.
Il 4 maggio 1830 El Libertador rassegnò le sue dimissioni da presidente e soltanto un anno dopo si potè assistere al definitivo scioglimento della federazione, dalla quale nacquero i tre Stati liberi di Ecuador, Nuova Granada e Venezuela.

Bolívar, in seguito alla fine della sua esperienza politica, affermò di "aver arato il mare", deluso per come il suo sogno unitario fosse evoluto.
Le singole nazioni sudamericane proseguirono autonomamente le loro esistenze, ma la memoria storica di quei paesi avrebbe comunque reso Simón Bolívar il più importante e rappresentativo patriota che l'America Latina abbia mai avuto.

Statua Equestre di Simon Bolivar, a Parigi

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