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sabato 13 maggio 2017

Il Genocidio Greco-Ottomano che la storia ha (già) dimenticato

Massacro di Focea, durante l'invasione turca, giugno 1914
Con il termine genocidio greco (o il genocidio greco-ottomano) ci si riferisce generalmente all'uccisione sistematica dei greci del territorio dell'Asia Minore da parte dell'Impero Ottomano durante e dopo la prima guerra mondiale, nello specifico tra il 1914 ed il 1923. Esso fu istigato da due governi in successione dell'Impero ottomano: Il Comitato dell'Unione e del Partito di Progresso (C.U.P), e il Movimento Nazionale Turco di Mustafa Kemal Atatürk. Non furono tempi facili per la Grecia, che dovette subire massacri, deportazioni forzate e marce di morte, espulsioni sommarie, boicottaggi, stupri, conversione forzata all'Islam, consultazione in battaglioni di manodopera, esecuzioni arbitrarie e distruzione di monumenti culturali, storici e religiosi ortodossi cristiani. Purtroppo, nonostante la spietata violenza e le atrocità commesse, a questo avvenimento non viene quasi mai riconosciuta un'importanza degna nei libri e nelle testate che si occupano di storia e politica.

UN PO' DI STORIA: Bisogna ricordare, prima di inoltrarci nel racconto di questo sconosciuto genocidio, che la presenza greca in Asia Minore è da sempre un fenomeno costante e sedentario (datata addirittura al tempo di Omero intorno all'800 a.C.). Il geografo Strabone ha riferito che Smirne potesse essere la prima città greca in Asia Minore e numerose importanti figure greche nacquero infatti nell'Anatolia (Talete, Eraclito, Diogene di Sinope, ecc). La stessa città di Pergamo, la quale sorgeva sulle coste dell'Asia Minore, era per i Greci sinonimo di ricchezza, prosperità e democrazia. Durante il periodo ellenistico (334 a.C. - I secolo a.C.) che seguì alle conquiste di Alessandro Magno, la cultura e il linguaggio greco cominciarono a dominare anche l'interno dell'Asia Minore. L'ellenizzazione della regione accelerò sotto il dominio romano e bizantino, tant'è che, nei primi secoli successivi, le lingue anatoliche indoeuropee locali erano diventate estinte, sostituite dal linguaggio greco Koine. Il Koine Dialektos divenne il "Dialetto Comune", la "Lingua Internazionale" dell'epoca. La cultura greca risultante in Asia Minore fiorì durante il millennio seguente sotto l'Impero Romano e, successivamente, quello Bizantino (i cui cittadini erano conosciuti come greci bizantini). Saper leggere e scrivere in greco era considerato, al tempo dell'Impero unito, un privilegio di pochi e la Grecia, così come l'Asia Minore, erano diventate mete di pellegrinaggi e viaggi formativi dei giovani più facoltosi. Inoltre, gli abitanti dell'Asia Minore costituivano la maggior parte della popolazione greco-ortodossa e cristiana dell'Impero. Quando, dunque, i popoli turchi iniziarono la loro conquista dell'Asia Minore nel periodo tardo-medievale, i cittadini greci bizantini erano la popolazione più numerosa che viveva in quelle zone e, anche dopo le conquiste turche dell'interno, la costa montuosa del Mar Nero dell'Asia Minore rimase il cuore di uno stato tipicamente greco, l'Impero di Trebisonda, fino alla sua conquista da parte nel 1461 (quasi un decennio dopo la caduta di Costantinopoli ad opera di Maometto II). Durante la prima guerra mondiale, l'Asia Minore era etnicamente divisa e la sua popolazione comprendeva un crogiolo di popoli: Turchi, Azeri, Greci (Pontici, Cappadociani e Caucasici) in maggioranza, seguiti poi da Armeni, Curdi, Georgiani, Circassiani, Assiri, Ebrei e Laz. Tra le cause della campagna turca contro la popolazione greca e cristiana era soprattutto la paura che essi si sarebbero schierati e avrebbero aiutato i nemici dell'Impero Ottomano. Non va poi dimenticato la questione della fede: da sempre cristiani e musulmani si sono scontrati nella storia. A tutto ciò va aggiunto che i turchi del C.U.P al potere avevano intenzione di formare un vero e proprio stato moderno e, per fare ciò, era necessario spazzare via dai propri territori quei gruppi nazionali che avrebbero potuto minacciare l'integrità di un nuovo e moderno stato nazionale turco.

LE CIFRE: Secondo diverse fonti, circa un milione di greci-ottomani sono morti durante questo periodo. Secondo la Ligue Internationale pour les Droits et la Libération des Peuples, tra 1916 e 1923, quasi 350.000 greci del Ponto furono uccisi. GK Valavanis stima 5.238.000 vittime per gli omicidi, le impiccagioni, la fame e le malattie. Secondo Ismail Enver, un consulente per l'esercito tedesco, il ministro turco della Difesa ha riferito nel 1915 che voleva "risolvere il problema greco... allo stesso modo in cui pensava di aver risolto il problema armeno".


LA PRIMA FASE: La prima fase del genocidio greco ha avuto inizio nella primavera del 1914 nella Tracia Orientale e nella Anatolia occidentale quando è stato ordinato ai soldati turchi di boicottare le imprese greche. Centinaia di migliaia di Greci di queste regioni furono deportati. Con lo scoppio della Grande Guerra nel luglio del 1914, tutti gli uomini ottomani greci tra i 21 ed i 45 anni furono ricoverati in campi di lavoro forzato (o, più specificatamente, di concentramento). La maggior parte di questi uomini dovevano perire in condizioni spaventose, dopo essere stati costretti a lavorare senza cibo né acqua per giorni. Tali campi di lavoro servivano anche come mezzo per spezzare e disarmare le comunità greche, portando così alla loro eventuale disgregazione. Nel 1915, sotto la guida del personale militare tedesco, il C.U.P ordinò la deportazione delle comunità greche nelle regioni dei Dardanelli e Gallipoli, sotto il pretesto della necessità militare. Ai Greci non era concesso alcun diritto e, in alcuni casi, essi furono costretti a firmare dichiarazioni affermando che stavano lasciando loro la propria libera volontà. Tutte le merci nei loro negozi vennero vendute dalle autorità turche, tutte le comunità che vivevano lungo la costa occidentale dell'Asia Minore furono deportate nell'interno di Anatolia o nei villaggi turchi, dove furono costretti a convertirsi al credo islamico o ad affrontare la morte. Nella maggior parte dei casi, prima delle deportazioni, la gendarmeria turca (polizia) sequestrò denaro e oggetti di valore presso le comunità, oltre a commettere massacri generali. Nella regione del Ponto, in particolare, le comunità greche furono deportate solitamente durante il picco più freddo dell'inverno. Si ha notizia inoltre di iniezioni letali, corpi rimasti trainati verso il mare e scaricati, massacri di massa dei greci in strada e nelle chiese.


La mappa digitalizzata delle comunità greche soggette ad invasione e sterminio turco in Asia Minore


LA FASE FINALE: Con la sconfitta dell'Impero Ottomano nella Grande Guerra, i leader del Comitato dell'Unione e del Partito Progresso vennero poi condannati a morte per il loro ruolo nell'organizzazione del massacro di Greci, Armeni e Assiri durante la guerra. Ma la formazione del movimento nazionalista turco dopo la guerra sotto la guida di Mustafa Kemal Atatürk, avrebbe causato ulteriori atrocità. Questa fase finale, altrimenti conosciuta come la fase Kemalista, è stata una continuazione delle precedenti persecuzioni del C.U.P e ha provocato ulteriori massacri e deportazioni di comunità greche-ottomane. L'ultima fase, ma non per questo meno cruenta, del genocidio greco culminò con l'incendio della città cosmopolita di Smirne (oggi Izmir), rasa al suolo e con la conseguente espulsione della residua popolazione cristiana dalla Turchia.

Purtroppo, come già precedentemente accennato, nonostante questo avvenimento costituisca un genocidio dalle dimensioni enormi, molte nazioni al giorno d'oggi non riconoscono la gravità del fatto. Persino il reperimento di notizie e fonti risulta, nonostante il web infinito, assai complicato. Testimonianze scritte del genocidio greco si possono ritrovare nel libro di George Horton, console generale degli USA a Smirne nel 1922, e nel libro di Henry Morgenthau, ambasciatore statunitense a Costantinopoli. Nel dicembre 2007 l'associazione denominata International Association of Genocide Scholars (IAGS), ha approvato a larga maggioranza una risoluzione in cui afferma che la campagna del 1914-1923 contro i greci dell'Impero Ottomano costituì un genocidio. Da parte sua invece, la Turchia rigetta il termine di genocidio, ritenendo inoltre che indire la giornata commemorativa il 19 maggio sia una provocazione, poiché tale data coincide con la festa nazionale turca e accusa di "distorsione storica" la Grecia.


Di: Claudio Pira

Fonti:

Jones, Adam (2010). Genocide: A Comprehensive Introduction. Routledge. p. 163.

https://www.ncas.rutgers.edu/center-study-genocide-conflict-resolution-and-human-rights/genocide-ottoman-greeks-1914-1923

http://greek-genocide.net/index.php/en/overview

https://en.wikipedia.org/wiki/Greek_genocide

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