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martedì 11 aprile 2017

Terroristi chi?

"La Storia è un incubo da cui sto cercando di svegliarmi".

Ulisse, James Joyce

With a little help from my friends:

Un gruppo di muhajeddin afghani, 1979
Afghanistan, 1979. Avevamo bisogno di loro. Noi chi? Gli americani, si intende. Per "loro" invece, si intende una guerriglia ben organizzata che conoscesse il territorio e fosse disposta a morire in cambio di denaro. Nel 1979 L'Unione Sovietica invade l'Afghanistan; i mujaheddin, forti di un’ottima conoscenza del territorio, sono pronti a combatterlo. Le motivazioni che li spingevano erano di natura sostanzialmente religiosa, nella sua variante nazionalista tipica del Medio Oriente: si opponevano al laicismo di matrice sovietica. Sono inesperti: nessuna esperienza di guerra, nessun addestramento, poco denaro. La CIA, in accordo con il governo Reagan, decide di fornire ai mujaheddin (i "combattenti per la jihad") tutto il necessario per una guerriglia di alta professionalità. Nascono in Afghanistan i primi campi di addestramento della CIA. Li insegnano a procurarsi documenti falsi, li addestrano, li danno del denaro (una montagna : nel 1987 i mujaheddin dispongono, grazie alla CIA, di 630 milioni di dollari).

L'Urss viene sconfitta in Afghanistan; nasce il primo moderno gruppo armato di fondamentalisti islamici. In tutte le guerre combattute dall'Occidente, (escludendo le guerre combattute nei paesi arabi) i mujaheddin sono presenti come forza mercenaria. Anche nei luoghi più insospettabili. Sono in Kosovo e persino in Libia, nel 2011, naturalmente pagati e stipendiati dalle coalizioni occidentali. Non a caso Muammar Gheddafi, storico leader della rivoluzione verde in Libia, commenterà, un mese prima di essere assassinato " O me, o il terrorismo islamico." L'Occidente aveva già fatto la sua scelta.

Costi umani:

Ciò che i governi occidentali hanno fatto nei Paesi del Medio Oriente, è semplicemente orribile. Gli interessi petroliferi hanno portato i nostri governi (USA, come sempre, in testa) ad impegnarsi in conflitti (talvolta con motivi dimostratisi pretestuosi, come nel caso della guerra in Iraq) che hanno causato tra la popolazione civile costi umani dall’immensa portata.

Un telegramma dell'ambasciatore americano a Baghdad, indirizzato al presidente Eisenhower recitava:

Presidente, ogni arabo che incontro mi avvisa che non saranno i decenni né i soldi americani a indurli a perdonarci per ciò che gli abbiamo fatto.

Il cane che si morde la corda, tagliare la coda:

Il modus operandi, dall’Afghanistan in poi, è stato il seguente: utilizzare truppe mercenarie di matrice fondamentalista nei territori arabi, addestrarle e sovvenzionarle per poi combatterle quando inevitabilmente si rivelavano un problema. Utilizzo la parola “Inevitabilmente” perché tali gruppi avevano mostrato da sempre una forte ideologia anti-occidentale. Il caso dell’Afghanistan è quello che fa scuola, il modello fondamentale per iniziare un analisi del fenomeno terroristico odierno . E’ stato l'utilizzo dell'esercito, nonché quello esclusivo della logica militare, a crearela situazione in cui ci troviamo oggi. Chi sostiene il ritorno ad ampi conflitti nei territori medio orientali non fa che cercare di perpetuare lo schema disastroso del passato. L'unica soluzione plausibile è la seguente: tagliare quel filo rosso che unisce le intelligence dei governi occidentali con il terrorismo di matrice islamica, smettere di addestrarli e di utilizzarli come milizia mercenaria, smettere di finanziarli. Se tutti i governi adottassero questa linea, fra vent'anni il terrorismo islamico sarà soltanto un triste ricordo.

Nel frattempo non si può far altro che organizzare uno straordinario apparato antiterrorismo che lavori nel pieno rispetto delle libertà occidentali , un lavoro di comune accordo con le intelligence dei Paesi europei (la strage di Molenbeek, in Belgio, lo ha ampiamente dimostrato) e soprattutto, mantenere i nervi saldi. L'Occidente in questo momento sta pagando una scriteriata politica delle risorse, di cui il terrorismo è solo un risvolto. La questione nasconde tematiche più complesse, ed ha a che fare con una totale riorganizzazione del mondo in cui ci troveremo a vivere nei prossimi cinquant’anni.

Di: Piergiorgio Maruotti

Fonti:

Web

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