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domenica 16 aprile 2017

Gli oscuri dentro

Era un afoso pomeriggio d'estate del 24 agosto del 1955. Sulle rive del Mississippi un gruppo di giovani sui quattordici anni, dalla pelle brillante color dell'ebano, dopo aver riposto gli strumenti da lavoro, lasciati a penzolare nelle baracche poste ai lati degli immensi campi di cotone, corrono a ristorarsi al Meat Market. Tra di loro vi è un giovane,  un coetaneo  nuovo della zona, giunto in quel luogo per trascorrere le vacanze estive. Ha le mani pulite, e un buon odore di colonia, sorride e scherza con il cugino Wheeler Parker Jr, il suo nome è Emmett Till.
Aveva lasciato Chicago con la raccomandazione di comportarsi bene e di non rivolgersi ai bianchi del sud per nessun motivo, perché i bianchi del sud “sono oscuri dentro” non hanno pietà di un uomo dal colore dell’ambra maturata al sole, soprattutto se esso rappresenta vessillo del loro potere superiore.
Ma Emmett era un giovane dal carattere gioviale e allegro, per mezzo del quale non vi erano barriere di confine tra l’essere di un colore anziché di un altro. Gli riusciva difficile escludere un uomo per la sua apparenza. Emmett sorrideva alla vita, e negli occhi brillanti portava l’immagine  del suo piccolo amore di adolescente, una ragazzina dalla pelle candida come quei fiocchi di cotone, dalle cornee limpide come quel cielo che lo sovrastava e gli toglieva il respiro. Portando a lei i pensieri gli fremeva l’anima, le labbra non trattenevano la voglia di pronunciarne il nome,  e gli occhi bramavano disegnarne il volto, uno che fino a quel momento, in quel luogo angusto ricolmo di vettovaglie, non gli aveva mai procurato un tale senso di inadeguatezza.

In quella masnada di chiacchiere e sudore, il nostro Emmett fa bello sfoggio della sua libertà, messa in dubbio da quei suoi coetanei dal futuro mozzo, i quali escludevano la possibilità anche solo di rivolgere la parola ad un bianco senza accompagnare ad essa l’appellativo di “ signore” abbassando il capo sommessamente, come bestie ammansite dalla mano violenta del padrone. Incuriositi e affascinati, come al cospetto di un eroe greco, sfidarono il giovane Emmett a rivolgere la parola ad una donna bianca, alle prese con la propria supponenza da padrona di tutta quella mercanzia da vendere. La donna in questione è Carolyn Bryant moglie di Roy Bryant, entrambi titolari dell’emporio nel quale si stavano muovendo immagini quotidiane di un pezzo di vita facile da dimenticare.

D’improvviso, armato di coraggio ammantato di timidezza adolescenziale, il balbuziente Till accommiatandosi da quell’angusto bazar di merendine e bibite a buon prezzo, con un cenno della mano, si rivolge alla donna di dieci anni più grande di lui con un - “  Bye, baby”- accompagnato da un lieve e lucido rossore sulle gote, e un bel sorriso a magnificare un volto di donna affascinante quanto mai maligno. La donna, come trafitta dalla fulgore di un fulmine, abbandona quel luogo per aggrapparsi al volante dello sgangherato furgone parcheggiato all’esterno della sua “bottega del tutto e del niente”. Emmett è confuso. Emmett non comprende. I giovani, come un fiume impetuoso mosso dalla tempesta e scurito dalle tenebre, si dileguano, per portare in salvo quelle misere membra.

“ Scappa Emmett! Corri più che puoi, la Bryant ha una pistola!”

Ma la Bryant non tornò per sparare colpi incandescenti puntando il ferro in lega pesante su quelle  misere vite, la Bryant preferì liberare le sue labbra, lasciar scorrere, come da una bacinella traboccante di melma, parole su parole devote alla mistificazione e all’ingiuria.

“ Mi ha afferrata alla vita, e mi ha chiesto di uscire, pronunciando parole irriferibili!”

Poche ore dopo, tutta la città sapeva dell’accaduto. Pochi giorni dopo, tutti chiedevano il conto, attendendo con ansia la sonora punizione da infliggere al NEGRO,  che aveva osato tanto. Non un bambino, non un giovane, ma un NEGRO. Gli “ oscuri dentro” attendevano il ritorno di Roy, il marito fuori città al quale la presunta “malcapitata” chiedeva la resa giustizia. Quel giorno arrivò, e ad accogliere il Bryant vi furono le facce tagliate dei paesani,  dagli sguardi infidi, e le labbra bisbiglianti un accaduto che di bocca in bocca si arricchiva di particolari inesistenti,  e così come il veleno che endemico inquina il sangue nelle vene, la rabbia s’impadronì di quell’individuo “ oscuro dentro”, al punto da meditare vendetta. Per  difendere quel presunto onore violato dal NEGRO intraprendente, il Bryant si rivolge al fratellastro trentaseienne J.W. Milam, ed in poco tempo, nelle mani e nella mente degli “ oscuri dentro “ , erano già pronte le mosse da seguire per imprimere nella coscienza del giovane Till, la cognizione dell’immenso errore commesso.

“Avrà la lezione che merita!!!”

Domenica 28 agosto 1955, è trascorsa una settimana dall’arrivo del giovane Till a Money Mississippi, e le sue giornate scorrono senza pensieri, come si conviene ad un giovane in vacanza dedito alle serate in famiglia e alle scorribande tra amici, anche se, a  tratti un velo di ambascia contrista il suo animo. Non sa ancora che quella notte chissà come, chissà perché, sarebbe andato incontro alla morte.

"Twas down in Mississippi no so long ago,
When a young boy from Chicago town stepped through a Southern door.
This boy's dreadful tragedy I can still remember well,
The color of his skin was black and his name was Emmett Till.”
Bob Dylan

Il cielo, terso com’era, lasciava alla vista lo spettacolo di milioni di fiammelle traslucide, e il vento lieve soffiava nello spazio sconfinato della campagna ammantata dal caldo afoso delle notti d’estate la quale, appariva come assopita, immersa com’era in quel tetro e solitario paesaggio del sud popolato dall’ombra dei fantasmi di un dì, che stentava a varcare la porta dell’orizzonte. Quand’ecco che nell’oscurità, grida di dolore irruppero in quel pacifico silenzio raramente disturbato dal verso di qualche anima piumata. Quello strazio proveniva da un vecchio capannone abbandonato nei pressi di una piantagione nella contea di Sunflower. Fu lì, in quel luogo, in quelle lunghe ore notturne che si dissipò la carne di un ragazzino, si frantumarono le sue ossa, gli si cavarono gli occhi, ed infine, con uno sparo accompagnato da un rumore sordo, ne fu spezzata la vita. Ciò che rimase di sogni, sorrisi, progetti, e tempo legato al tessuto della lunga tela del distino, fu una misera e dilaniata carcassa poche ore prima custode di un anima innocente. Si sbarazzarono di lui legando intorno al suo collo la pala di una ginnatrice e gettandone le spoglie nel fiume Tallahatchie presso Glendora, un villaggio a nord di Money.

Emmett fu ritrovato dopo tre giorni da due pescatori, il suo corpo dilaniato fu mostrato al mondo da una madre straziata dal dolore. Mamie Carthan Till, pretese di vedere i poveri resti della sua amata creatura e di mostrarli al mondo intero, affinché tutti fossero a conoscenza dell’orrore perpetrato dai bianchi, sul corpo di un giovane colpevole solo di portare nel DNA i segni di un passato dolente. Il mondo inorridì e sul caso, purtroppo, non smise di farlo. In giudizio Bryant e Milam si dichiararono innocenti, e dopo una riunione di appena sessantasette minuti, i giurati bianchi e cristiani, dichiararono i due “non colpevoli”. Successivamente, avvalendosi del principio del ne bis in idem, in base al quale è vietato essere processati per lo stesso reato, i due sotto compenso di quattromila dollari, rilasciarono una lunga intervista, mediante la quale, facendosi beffa del dolore di una madre, ammisero la responsabilità  di quell’atroce omicidio.

"Le persone colpevoli di un crimine così efferato dovrebbero essere perseguite fino all'estremo limite consentito dalla legge”
 Greenville Hodding Carter

La morte di Emmett avvalorò il movimento per i diritti civili che muoveva i suoi passi in quegli anni, e che implicò la perdita di molte vite prima del raggiungimento dell’approvazione del Civil Rights Act il 19 giugno del 1964. Di questa che fu una delle tante pagine nere che segnarono la cronaca degli Stati Uniti d’America, resta una scia di veleno e un’effige sulla quale versare lacrime che non renderanno il respiro al giovane Till ma che, di contro, si spera imprima nelle coscienze il senso alto di ciò che comunemente chiamiamo vita.




Di : Anna Di Fresco

Fonti:
Vignetta eseguita da “Caricaturando me stesso” https://www.facebook.com/profile.php?id=100008575814837&fref=ts
http://letthefreedomring.blogspot.it/2008/05/il-caso-emmett-till.html
https://unsaltoneltempo.jimdo.com
https://www.justice.gov/archive/opa/pr/2004/May/04_crt_311.htm
https://usatoday30.usatoday.com/news/nation/2004-03-10-till-usat_x.htm
Libro consigliato: Death of Innocence: The Story of Hate Crime that Changed America. (Mamie Till-Mobley, Christopher Benson)

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