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lunedì 27 marzo 2017

Ching Shih: Da prostituta a 'Terrore dei Mari del sud'

Molti bambini alla domanda «cosa vuoi fare da grande?» rispondono con le più svariate opzioni: dall’astronauta, al pompiere, all’insegnante, al poliziotto. I più avventurosi spingono la loro immaginazione più lontano e arrivano a ipotizzare professioni fantasiose, come il pirata. Probabilmente la scelta di diventare un corsaro di successo è frutto di influenze provenienti da libri, film e cartoni animati e nulla vieta al bambino stesso di diventarlo, un giorno. E se a voler diventare un pirata fosse una bambina? La Storia ci sorprende sempre e ci rende disponibili episodi davvero particolari, che riescono a risponde alle domande più strane che possiamo porci. Sono mai esistite delle pirata? Sì, lo sono, e la storia di Ching Shih ne è la prova schiacciante.

La pirata Ching Shih è conosciuta con vari nomi come Chang I Sao o Signora Tsching, e in particolare con il soprannome di “Terrore dei mari del Sud”. Ching Shih (il cui vero nome è sconosciuto) nasce nella regione del Canton, nel 1775, ma della sua infanzia si sa ben poco. Da adulta pratica la prostituzione per sopravvivere, ma la sua situazione, ben presto, cambierà: all’età di 26 anni la ragazza fu rapita dal bordello dove lavorava per diventare la sposa di uno dei più temibili pirati che la storia cinese ricordi, Cheng I, comandante della flotta “Bandiera Rossa”, che possedeva più di 400 navi. Discendente da una delle famiglie piratesche più famose del 17° secolo, Cheng I si innamorò follemente di Ching Shih, conquistandola e proponendole il matrimonio. La futura corsara accettò la proposta, ma ad una bizzarra condizione: una nave doveva essere sotto il suo esclusivo comando. Il marito, comunque stupito dalla richiesta, accettò senza troppe remore, poiché nella Cina di fine ‘700, al contrario dell’Occidente, le donne a bordo delle navi non erano un’eccezione: rispettando sempre i più consueti stereotipi di genere, molte lavoravo e pulivano le imbarcazioni, anche quelle dei pirati; non avevano posizioni di comando, ma erano comunque una presenza fissa.

Da qui inizia il suo percorso alla conquista dei Mari del Sud, insieme al marito, con cui si spingerà fino in Vietnam, dove avranno un ruolo cruciale nella Ribellione dei Tay Son, ovvero la dinastia composta dai tre fratelli Huệ, Lữ e Nhạc Hồ che dal 1771 al 1802 hanno partecipato alla guerra civile vietnamita. Se prima la coppia si occupava esclusivamente dei propri affari, ora, con il loro ingresso nel turbolento Vietnam di fine ‘700, iniziano ad affacciarsi sul piano politico, divenendo molto noti. Ma sarà in questa nazione che Ching I o Cheng I (vi sono varie interpretazioni) troverà la morte ad attenderlo, nel 1807. La disgrazia varrà alla moglie il nome di Ching Shih: in cinese, infatti, significa “vedova di Ching”. Ching Shih, sola, al comando della Flotta della Bandiera Rossa, composta oramai da più 1000 navi e circa 70,000 uomini, capì che i suoi sottoposti non avrebbero mai preso ordini da una donna e così combinò il proprio matrimonio con Cheung Po Tsai[1], il figlio adottato col primo marito (sempre attraverso rapimento), legittimo successore in quanto secondo in comando del padre. Ma a tirare le vera fila era Ching Shih che effettuò strategiche manovre politiche, coltivando relazioni personali con figure di alto livello e assicurando a tutti i marinai fedeli alla memoria del marito un posto a vita all’interno della flotta. Oltretutto la pirata, per mantenere l’ordine tra i suoi ranghi, elaborò un severo codice di legge che prevedeva innumerevoli reati puniti con la pena capitale (come stuprare una prigioniera, disobbedire agli ordini ecc.), ma anche altre tipologie punitive per reati minori, come la flagellazione e un trattamento “speciale” riservato ai disertori, a cui venivano tagliate le orecchie per renderli riconoscibili da tutti.

A soli 32 anni Ching Shih partì alla conquista dei mari del Sud e sotto la sua ala fecero il loro ingresso tante flotte piratesche, ingigantendo la sua armata con cui saccheggerà navi mercantili, villaggi sulla costa[2] e, in mare aperto, darà filo da torcere un po’ a tutti. Ma persone potenti hanno sempre nemici potenti e Ching Shih non fu un’eccezione: il cruento pirata O-Po-Tae, rivale storico, batté in battaglia la ragazza, che optò per la ritirata. Per paura di una vendetta, come era nello stile di Ching Shih, O-Po-Tae richiese l’aiuto dell’Imperatore cinese il quale concesse la grazia a lui e ai suoi sottoposti. Quest’ultimo, preoccupato da tempo per le incursioni e i saccheggi della “Bandiera Rossa” nei territori imperiali, cercò in principio di abbatterla con l’ausilio di britannici e portoghesi: con essi lo scontro avverrà nel 1808 e, nonostante le due superpotenze fossero più fornite e preparate logisticamente, Ching Shih ne uscirà pienamente vittoriosa. Assaltate le loro flotte “preleverà” numerose imbarcazioni, come bottino di guerra, permettendole di rafforzare ancora di più la sua flotta. Nel 1810 l’imperatore propose alla donna un’amnistia, che in un primo momento fu rifiutata, ma in seguito accettata. Ching Shih si presentò al cospetto del Governatore del Canton con precise richieste:
  • Amnistia per tutti i crimini commessi dai suoi pirati; 
  • Questi consegnavano le loro armi, ma tenevano il loro bottino; 
  • A Chang Pao sarebbe stato affidato un ruolo di comando nella marina cinese; 
  • E, per concludere, sarebbe stata garantita la sua totale incolumità a vita per mezzo di un decreto imperiale che le avrebbe concesso, inoltre, un prestigioso titolo nobiliare. 

Tutto ciò le fu accordato senza battere un ciglio. Il governo cinese era ben consapevole dei danni che aveva e che avrebbe potuto ancora generare la pirata. Ci si aspetterebbe un finale tragico, come di solito accade per queste storie, ma non è questo il caso. Ormai stabilizzatasi e divenuta madre del figlio di Chang Pao, la trentacinquenne Ching Shih passò il suo pensionamento reinventandosi imprenditrice, gestendo case da gioco e un bordello. Morì alla veneranda età di 69 anni, un vero record per l’epoca. A tutte le bambine che vorrebbero diventare pirata, la vita di Ching Shih dimostra come sia possibile. Ricca e nobile, non è stata la solita aiutante del protagonista o la vittima da salvare descritta nelle fiabe, ma il personaggio principale di una storia così incredibile e avventurosa che nessuno mai avrebbe potuto immaginare per una donna del 1800.

Un breve e ironico riassunto della biografia di Ching Shih è disponibile qui. Buona Visione!



Di: Simona Amadori

Fonti:

Stefan Amirell and Leos Muller, Persistent Piracy: Maritime Violence and State Formation in Global Historical Formation, Palsgrave MacMillan, 2014

John Gilgren, The Treasure of Ching Shih, Promontory Press, 2015

Angus Konstam, History of Piracy, Osprey Publishing, 2008


http://www.huffingtonpost.com/2014/11/05/female-pirates_n_6107788.html 


[1] Su Cheng Pao Tsai gli storici ipotizzano che fosse l’amante di Cheng I, ma, non potendo sposarlo, abbia deciso di adottarlo per averlo sempre al suo fianco. Questa teoria rivelerebbe la bisessualità di entrambi i corsari.
[2] E anche all’interno. A tutti richiedeva un contributo obbligatorio, che se non veniva pagato, era punito con morte e distruzione.

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