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martedì 21 febbraio 2017

Il primo attivista LGBT italiano: la storia di Aldo Mieli

Gli studi sull’omosessualità sono stati molteplici dall’esplosione scientifica ottocentesca e per tutto il Novecento, nella maggior parte dei Paesi europei. Anche in Italia, abituata a essere considerata fanalino di coda su queste tematiche, durante gli anni ’20 del ‘900, assistiamo alla nascita di vari studi a riguardo, capeggiati da scienziati di notevoli e ampie prospettive. Aldo Mieli fu uno di questi e contribuì col suo lavoro e la sua passione a cambiare molte concezioni errate sull’omosessualità, tanto da poter essere considerato il primo attivista LGBT della storia italiana. Livornese di nascita, Mieli si distingue in principio per il suo lavoro nel campo scientifico e politico, più che per l’attivismo. Socialista convinto, vive in un periodo storico non favorevole alle opposizioni politiche, quale era il periodo fascista, e il fatto che fosse sia ebreo che omosessuale non giova alla sua futura permanenza nel Bel Paese.

Accusato di “pederastia passiva” - una delle più gravi ingiurie che mai si potessero indirizzare ad un uomo dell’epoca – è costretto a lasciare il Partito e a dedicarsi ai suoi studi. Laureatosi in Chimica all’Università di Pisa, tra il 1904/5 trascorre un semestre di perfezionamento a Lipsia, in Germania, dove entra in contatto con un nuovo campo di studi, la sessuologia. La materia lo affascina, è una disciplina nuova, di cui tutti discutono, tranne che in Italia. Così si instilla nel giovane il desiderio di fondare una rivista pioneristica che tratti queste tematiche e il sogno si concretizza nella “Rassegna di studi sessuali” che apre i battenti nel 1921. L’intento più che nobile del direttore, dichiarato nel primo numero, è quello di affrontare i problemi più profondi e più scabrosi della sessualità umana ripudiando l’odio e la falsità che dominavano questo campo scientifico, sfruttando la scienza nel modo più sincero e veritiero. Mieli lavora costantemente fino al 1926, pubblicando articoli su quelle che venivano definite da altri studiosi e medici dell’epoca “devianze sessuali”. Ma sta proprio qui la differenza tra tutti i coevi di Mieli e Mieli stesso: laddove gli scienziati dell’epoca parlano di impulso, devianza, o in casi rari, di passione, il ricercatore parla di “amore omosessuale”, quindi un normale percorso umano, non un prodotto di fattori esterni o malattie mentali, ma semplicemente un fattore sentimentale, non forzatamente legato all’esclusivo atto sessuale.

Inoltre, altra importante differenza tra Mieli e i suoi contemporanei sta nell’individuazione di precisi caratteri fisici per “diagnosticare” l’omosessualità: Hirschfeld, noto medico tedesco, pioniere degli studi sessuologi, nel suo scritto Sexualpathologie definisce la Zwichenstufentheorie, ovvero la teoria secondo cui vi sono dei gradi intermedi nelle manifestazioni sessuali: un eterosessuale (perché così si nasce per natura) nel momento in cui “diventa” omosessuale, passa prima per un gradino intermedio che consiste nella bisessualità. Per Hirschfeld, le persone che subiscono con più probabilità questo cambiamento psicologico sono quegli individui che posseggono anomalie fisiche nei caratteri sessuali secondari o secrezioni endocrinologiche atipiche.

Mieli entra in contatto con la teoria di Hirschfeld nello stesso anno della fondazione della Rassegna in occasione di un convegno sugli studi sessuali nella capitale tedesca - dove poté constatare, inoltre, come gli omosessuali berlinesi potevano vivere la propria sessualità in modo del tutto esplicito e senza ritorsioni sociali – e sin dal principio trova nella visione del sessuologo tedesco analogie, ma anche notevoli differenze, che esprimerà in uno dei suoi scritti scientifici più celebri, Patologia sessuale. Mieli concorda con Hirschfeld sulla presenza di un grado intermedio, la bisessualità, tra lo stadio eterosessuale e omosessuale, ma al contempo rigetta completamente l’idea del tedesco di definire l’omosessualità come una malattia, espressa nel quarto capitolo del suo scritto Sexualpathologie, dopo aver trattato nei tre precedenti Ermafroditismo, Androginia, Travestitismo e Metatropismo: «L’A., come abbiamo detto, tratta della omosessualità in un apposito capitolo collocato in modo analogo agli altri citati. Ora io credo che questo non sia perfettamente giusto, perché l’omosessualità, in tal modo, viene a figurare come una irregolarità del tipo delle precedenti.». Mieli continua smontando anche le teorie secondo cui la presenza di caratteristiche sessuali atipiche indirizzano un essere umano verso l’omosessualità: «Ciò sarebbe vero se l’omosessualità consistesse, secondo una classica definizione, nel fatto di “un’anima femina in corpore maschili inclusa” (o viceversa per il caso della donna).

Ma per quanto l’Hirschfeld […] propenda per una tale definizione, […] cioè che l’omosessualità (maschile) è sempre accompagnata da alcune caratteristiche somatiche femminili, io non posso aderire completamente alla sua opinione.». « […] non possiamo ritenere che, per quanto grande sia la loro influenza, la struttura del testicolo o dell’ovaia determini senz’altro la tendenza psicologica verso l’uno o l’altro sesso.». Scrivere queste parole, negli anni ’20 italiani, causa non pochi danni alla figura di Mieli che viene screditato da più parti. Dal 1924 iniziano il suo declino e anche le persecuzioni, ed è costretto, nel 1926, a intraprendere la strada che altri intellettuali nelle sue condizioni avevano già percorso: prima emigra a Parigi, ma con l’invasione nazista della Francia è costretto nuovamente a trasferirsi, questa volta in Argentina. Dal 1924 gli articoli sulla Rassegna riguardanti l’omosessualità iniziano a sparire e il regime, preso il controllo della redazione, cambia il nome della rivista in “Rassegna degli studi sessuali e di eugenetica” – titolo evidentemente scelto per screditare il lavoro del ricercatore. Il lavoro di Mieli, che per anni è stato accantonato e dimenticato, è una ricerca estremamente importante che ha permesso grandi passi nel riconoscimento della parità sociale per la comunità LGBTQI.

A più di 70 anni di distanza dal suo primo articolo sulla Rassegna, Mieli ha contribuito ad attivare un importante cambiamento direzionale mondiale: Il 17 maggio 1990, dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM), è stata eliminata la voce Omosessualità come forma di malattia mentale e crimine, dando il graduale via alla revisione di molte legislazioni a favore di un trattamento paritario e umano delle persone omosessuali.


Di: Simona Amadori

Fonti:

Bibliografia Francesco Bilotta, Le unioni tra persone dello stesso sesso, Mimesis Edizioni, Milano, 2008
Miguel Andrés Malagreca, Queer Italy: Contexts, Antecedents and Representation, Peter Lang Publishing, Inc., New York, 2007
Lorenzo Masi, “Rassegna di studi sessuali” (1921-1932): anatomia di un periodico, tesi di laurea magistrale discussa presso il Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere, Università degli Studi di Pisa, A.A. 2014/2015
Aldo Mieli, Patologia Sessuale in Rassegna di studi sessuali, I, 1921 reperibile all’URL http://www.archiviolgbtq.it/uploads/media/mieli_1921_2.pdf

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