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lunedì 13 febbraio 2017

Lucas Cranach: 'Il disegno è la sincerità nell'arte'

Lucas Cranach, pittore tedesco, nativo della cittadina di Kronach, si affermò nel panorama artistico europeo all’inizio del Cinquecento. L’apprendistato lo svolse a Vienna e il suo seguito fu costituito principalmente da umanisti, come Konrad Celtis, e il suo stile si caratterizzava ai suoi esordi per gli accenti drammatici e le tonalità accese. Questo “espressionismo” risultava in controtendenza rispetto all’ideale europeo diffuso di armonia e compostezza rinascimentale.

La svolta nella sua carriera si ebbe con la committenza dell’Elettore di Sassonia, Federico il Saggio, e il suo conseguente trasferimento a Wittenberg. La nomina a pittore di corte gli aprì le porte del successo e egli serbò tale ruolo, anche con i successivi elettori, fino alla sua morte avvenuta nel 1553. Si nota il parallelismo con la situazione di Andrea Mantegna sotto il patrocinio dei Gonzaga a Mantova nel periodo intercorso tra 1459 al 1506. Federico di Sassonia, era a conoscenza della carriera dell’artista italiano e soprattutto della valenza di tale ruolo per valorizzare l’effigie di una casa dinastica. Cranach dettò le regole stilistiche alle quali accondiscesero varie dinastie regnanti del territorio sassone e si qualificò come un eccellente imprenditore di sé stesso nel promuovere i suoi lavori. Egli si occupava di decorazioni per eventi, effigi sacre, tavole e pitture murali, fino agli oggetti di arredamento, e, essendo l’artista di corte, aveva a sua disposizione decine di collaboratori. I suoi studi spaziavano, oltre l’iconografia fiamminga, da Dürer a Tiziano, da Francesco Francia a Giorgione, da Raffaello a Botticelli, ma la chiave di lettura era interamente trasposta. Egli intese un’arte di stampo anticlassicista e contemplò solo apparentemente i dettami stilistici e compositivi rinascimentali, stravolgendone le convenzioni e connotandoli in un’atmosfera differente, dove l’ambiguo e il grottesco animavano la scena.

La dinastia regnante dei Wittin infatti desiderava distinguersi dalle corti rivali, quali gli Asburgo, Massimiliano I d’Austria, e necessitavano quindi di un nuovo codice identificativo. A tale esigenza Cranach seppe supplire con la sua arte così singolare rispetto a quella diffusa. Altro elemento peculiare era l’orientamento religioso che impregnava le sue tele, egli si stigmatizzò quale baluardo della riforma protestante e ne accolse i principi nella sua poetica. La donna veniva raffigurata nel suo essere profano, nella sua nudità, quasi priva di struttura ossea, con la pelle diafana, eterea, e con l’espressione maliziosa, ambigua. La grazia e la raffinatezza tipicamente fiamminghe convivevano in queste figure stereotipate e stilizzate insieme a un senso del grottesco. Una sensualità acerba caratterizzava l’effigie femminile che filtrava tutti i modelli iconici rinascimentali ai quali Cranach si ispirava, per poi prendere le distanze e creare un nuovo modo di rappresentazione della donna. Quest’ultima già diffusamente intesa quale dominatrice e ingannatrice, a partire dalle fonti bibliche di personaggi quali Giuditta, Dalila, ripetutamente ritratte nell’iconografia del periodo. Il pittore tedesco, le stigmatizzava nei loro corpi flessibili, agili, minuti, e tingeva i loro visi di sorrisi accennati, ambigui, quasi beffardi dello spettatore.

Il potere della donna sull’uomo veniva iconizzato nella sua Giuditta in veste intrigante, durante il banchetto, oppure nella sua “Venere”, con lo sguardo sedicente, mento appuntito, orecchie voluminose, e le curve corporee prive di una definizione ossea, da conferire un’immagine quasi inquietante di una dea che dovrebbe assurgere a simbolo di bellezza. Cranach accoglieva lo stereotipo del fascino malevolo femminile, predicato dalla fede luterana, e ne sottendeva i messaggi moraleggianti, come nel caso specifico della “Venere con Cupido”(1509) che ammoniva verso i peccati carnali. Egli fu l’esecutore dei ritratti di Martin Lutero e di sua moglie, e era in rapporti di confidenza con il riformatore da essere il suo testimone di nozze nel 1525. Diffuse il credo protestante visivamente con le sue opere e innumerevoli effigi del monaco riformatore, di sua moglie e dell’umanista Filippo Melantone. Ma lo spirito autoimprenditoriale di Cranach lo portò a accettare anche committenze di stampo cattolico, come per i dipinti sacre nella chiesa di Halle e Berlino. Egli ebbe un enorme successo, grazie a queste sue capacità imprenditoriali e relazionali, che spesso gli causarono critiche postume per il suo opportunismo e trasformismo, anche per una certa serialità nella produzione artistica che sfornava figurine piacevoli per la classe medio-borghese. Cranach invece si rivelò sia un abile impresario, ma anche un artista eccellente, innovativo come aspetto figurativo, rispettoso della tradizione tedesca e fiamminga, attento all’iconografia classica rinascimentale, interprete e baluardo del credo protestante diffuso, memore del senso storico e di appartenenza alla sua terra.

Morì nel 1553, pochi anni dopo la battaglia di Mühlberg (1547) che vide l’esercito riformato riunito nella lega di Smalcalda, sconfitto dalle truppe di Carlo V. L’elettore Giovanni Federico di Sassonia venne imprigionato. In seguito Cranach venne chiamato al cospetto dell’imperatore nel suo accampamento e seguì le sorti del suo signore e mecenate ad Augusta.


Di: Costanza Marana

Fonti:
Cranach l’altro rinascimento a different renaissance. A cura di A. Coliva e di B. Aikema, 24 ore cultura Cranach di Bernard Aikema, Giunti

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