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martedì 6 dicembre 2016

Un uomo, un sogno, un impero e molti nemici

Conquiste e annessioni di Carlo V
Una serie di circostanze, casuali e intenzionali, portarono nella prima metà del XVI secolo, un singolo uomo a concentrare nella sua figura poteri giurisdizionali su una vastità enorme e ricchissima di territori. Nato nell’anno 1500, data che sembra connotare una separazione netta dall’epoca precedente e a voler suggerire quasi profeticamente l’inizio di una nuova era, Carlo d’Asburgo grazie ad un’abilissima politica matrimoniale di suo nonno Massimiliano I d’Asburgo ereditò un vasto elenco di stati e regioni europee.

Massimiliano I , i cui possedimenti riguardavano principalmente l’attuale Austria e il Tirolo, sposò Maria di Borgogna in possesso della Franca Contea, della Borgogna e delle Fiandre, zone ricchissime e attivissime soprattutto dal punto di vista commerciale e del settore tessile. Massimiliano I poi, organizzò il matrimonio di suo figlio Filippo, padre di Carlo, con Giovanna di Castiglia a sua volta figlia del Re d’Aragona e della Regina di Castiglia. Insomma, già nel 1519 a nemmeno vent’anni d’età, Carlo esercitava il proprio potere sulla corona di Spagna, sui domini insulari nel mediterraneo Sardegna e Sicilia compreso il sud Italia, nelle terre oltre oceano appena colonizzate dai conquistadores, nelle Fiandre, sue terre d’origine e sulle regioni austriache e del tirolo. Come se non bastasse però, nello stesso anno viene anche eletto dai sette grandi elettori come imperatore del Sacro Romano Impero di nazione germanica. Qui fu soprattutto l’intervento dei Fugger, noti banchieri tedeschi, a determinare l’elezione alla carica imperiale del giovane Carlo che in questo modo diventò di fatto l’uomo più potente del mondo europeo.

Ritratto di Carlo V, Anthony Van Dick
Essere Carlo V però, non comportava solo onori, glorie e potere ma anche una responsabilità enorme. Il nome Carlo rievocava il leggendario nome di Carlo Magno , condottiero che nonostante le origini franche, era comunque stato il primo imperatore del Sacro Romano Impero, incoronato nell’800 da papa Leone III e fautore della Renovatio Imperii l’ideale di un impero universale che comprendesse tutti i popoli di religione cristiana. A sostenere questo ideale vi era inoltre il fatto che Carlo V fosse non solo imperatore ma anche re di Spagna, quel territorio fieramente sottratto agli infedeli musulmani e ricondotto dopo secoli di dura lotta attraverso la reconquista alla fede e al credo cristiano dagli stessi abitanti dei regni d’Aragona e di Castiglia. Gli spagnoli erano stati capaci di un’impresa di quella portata e non si erano limitati a “liberare” le loro terre dalla dominazione di infedeli musulmani, ma agli inizi del 1500 stavano anche colonizzando nuove terre transatlantiche esportando la religione cattolica ad intere tribù pagane. In quest’ottica, Carlo V appariva come il campione della cristianità che cercava di ricondurre il mondo sotto lo stesso vessillo imperiale cristiano, impresa costernata da non poche difficoltà che gli impedirono di realizzare il progetto da lui tanto ambito quanto dei sostenitori filo-imperiali. Una delle principali minacce al suo impero universale era senza dubbio quella islamica che seppur scongiurata in Spagna, rimaneva attivissima in tutto il mediterraneo attraverso la guerra di corsa. Le flotte di pirati islamici rappresentavano una minaccia costante tra alti e bassi ormai da secoli ma dal 1453, anno della caduta di Costantinopoli, l’impero ottomano aveva inaugurato una nuova stagione di conflitti con l’occidente cristiano destinato a dover fronteggiare il pericolo islamico su due fronti, uno terrestre e uno marittimo. Carlo V fu così costretto a numerose operazioni nel mar mediterraneo per garantirsi i collegamenti con le isole e con l’Italia meridionale, politica militare che dovette continuare anche suo figlio Filippo II. Per quanto riguarda il fronte terrestre, Solimano il Magnifico arrivò ad assediare Vienna nel 1529.

Eppure paradossalmente, i peggiori nemici di Carlo V non erano solo infedeli e musulmani, ma anche cristiani. Il regno di Francia, nella persona del Re Francesco I fu uno di loro. Il sovrano francese temeva un accerchiamento asburgico, a sud dalla Spagna e a est dall’impero. L’unico sbocco possibile era il territorio milanese e l’unico modo per contrastare il dominio asburgico che sempre più si stava proiettando sull’Europa, era quello di proseguire la politica anti-spagnola con le guerre d’Italia cercando quindi di monopolizzare molti dei deboli stati regionali italiani in perenne conflitto tra di loro e al contempo stesso, minare l’autorità imperiale sostenendo segretamente la rivolta protestante che era scoppiata in Germania. Negli stessi anni infatti, Carlo V fu occupato anche sul fronte interno. Con il movimento della riforma protestante avviato da Lutero nel 1517, molti principi tedeschi avevano colto l’occasione per contrapporsi non solo alla chiesa romana ma anche all’imperatore e al suo potere. Carlo V, impegnato militarmente sia in Italia che nel mediterraneo, cercò in un primo momento di sanare i conflitti tra cattolici e neo-protestanti provando a coinvolgere anche la chiesa romana che però non si mosse fino al 1547 con il concilio di Trento. I principi protestanti poi, si unirono nella lega di smalcalda per proteggersi dalle truppe imperiali. Nonostante le vittorie dell’imperatore, nel 1555 con la pace di Augusta, si affermò il principio del cuius regio eius religio con il quale ogni suddito praticava la confessione religiosa del proprio principe.

Carlo V era stato l’uomo più potente del mondo costretto a combattere nemici ad ogni angolo del proprio impero. Il sogno con il quale era cresciuto, di vedere un mondo sotto lo stesso credo religioso e la stessa entità statale si era sciolto come neve al sole dopo varie guerre logoranti sia interne che esterne, tanto da convincerlo definitivamente che cercare di unificare un Europa così variegata fosse impossibile persino per lui “l’imperatore senza sorriso” che mai aveva fatto vacillare “la sua pubblica compostezza” , come lo ricordano alcune fonti. Per questo, Carlo V abdicò dividendo i possedimenti tra suo figlio e suo fratello, poi si ritirò a vita monastica a Yuste, in Spagna, dove trascorse i suoi ultimi giorni in maniera ascetica, come se volesse espiare la colpa di aver fallito nel progetto di unificazione cristiano-imperiale dell’Europa.


Di: Cristiano Rimessi 

Fonti:
Carlo V e il suo impero, Einaudi, Torino 1986 Benigno, L'età Moderna, dalla scoperta dell'america alla Restaurazione

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