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martedì 27 dicembre 2016

Petra Herrera e le soldaderas messicane

Quando si parla di guerra o rivoluzione raramente si associano immagini femminili a quelle di soldati o rivoluzionari. Tuttavia, la storia ci presenta molti casi di donne che, uscendo volontariamente dal classico stereotipo di genere di donna tutta pacatezza e passività, hanno intrapreso la lotta armata per rendere concreto un loro ideale politico.

È il caso questo di Petra Herrera, giovane rivoluzionaria messicana, votata alla liberazione del suo popolo soggiogato dalla dittatura del Generale Porfirio Diaz. In principio molte donne entrarono a far parte del movimento rivoluzionario messicano, capeggiato dal Generale Francisco Villa; tuttavia molte di queste subirono gravi abusi, in alcuni casi anche sessuali, che scoraggiarono progressivamente il loro arruolamento.

Herrera, invece, non desistette e si ingegnò per poter combattere, senza mettere a repentaglio la propria incolumità: indossò abiti maschili e cambiò il suo nome in Pedro. Per lungo tempo riuscì a nascondere la sua vera natura, partecipando coraggiosamente a numerose battaglie (quale la seconda battaglia di Torrejon del 30 maggio 1914) e conquistando sempre più la fiducia degli altri “soldaderos” e anche quella dello stesso Pancho Villa.

Nonostante in molti la stimassero per la sua egregia condotta e lealtà, Herrera, rivelato il suo vero genere ai compagni, fu ostracizzata. Lo stesso Villa si rifiutò di promuoverla Generale, proprio perché donna. Herrera, disgustata dall’atteggiamento dei rivoluzionari, lasciò la compagnia di Villa per fondarne una propria, formata esclusivamente da “soldaderas”. Il numero delle militanti non è certo: si parla da un minimo di venti, ad un massimo di mille.

Nel 1917 si alleò con Venustiano Carranza, capo dell’Esercito Costituzionalista e futuro Presidente del Messico, richiedendo il grado di Generale. Come successo precedentemente, anche in quest’occasione le fu negato, e le fu concesso solo il grado di colonnello.

Conclusosi il conflitto rivoluzionario, la brigata tutta al femminile di Herrera fu sciolta per odine dei capi dell’Esercito, abbandonando a loro stesse molte militanti. La stessa Herrera fu costretta a reinventarsi come spia, riutilizzando, in alcuni casi, i travestimenti che le hanno permesso di arruolarsi.

Non conoscendo altre informazioni riguardo la sua vita, non si sa la sua data certa né di nascita né tanto meno di morte. Alcune fonti concordano comunque che sia morta a causa di alcune ferite infettatesi dopo essere stata assalita da un gruppo di banditi, che da ubriachi, l’avrebbero insultata e importunata, scatenando una sua reazione.

Herrera dimostra quanto ancora da indagare ci sia sulla storia delle donne, in particolare nella lotta armata, in cui la violenza tutta al maschile è, ingiustamente, assoluta protagonista.

Di: Simona Amadori


Fonti:

Web

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