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martedì 27 dicembre 2016

L'olocausto del Congo: gli orrori del colonialismo belga sotto Leopoldo II

Nella seconda metà dell’800 tutte le grandi potenze europee erano da tempo impegnate in un vasto piano di colonialismo verso quelle regioni ancora sottosviluppate, quali Africa e sud dell’Asia. A fianco alle grandi potenze colonialiste come Regno Unito e Francia, un piccolo stato europeo, il Belgio, cercherà di ritagliarsi un piccolo spazio tutto per sé nel continente africano, capita l’importanza strategica, economica e politica di possedere domini extraterritoriali.

Alla guida di questo imponente progetto fu uno dei più grandi avventurieri del XX secolo, il regnante Leopoldo II di Belgio, fermamente convinto che il colonialismo fosse la risposta giusta e necessaria per l’uscita del suo regno dagli angoli bui della scena internazionale. Presso la conferenza geografica del 1876 a Bruxelles, Leopoldo II espresse il suo pensiero riguardo la questione: «La storia insegna che le colonie sono utili. Diamoci da fare per averne una anche noi. Guardiamo dove ci sono terre non occupate, popoli da civilizzare e guidare allo sviluppo, assicurandoci al tempo stesso nuove fonti di guadagno, impiego per le nostre classi medie, un po’ di azione per il nostro esercito e per tutto il Belgio l’opportunità di provare al mondo che anch’esso è un popolo imperiale, capace di governare e illuminare gli altri».

LEOPOLDO IIIIl concetto chiaramente imperialista, è ben espresso dal re belga che inoltre aggiunse: «Di fronte alla spaventosa ferita causata dal commercio che, nell’interno dell’Africa, fa più di 100 mila vittime all’anno, i cittadini dei paesi civilizzati devono accordarsi per guarirla, per aprire alla civilizzazione la sola parte del globo, in cui essa non è ancora penetrata». Questa affermazione rivela la astuta strategia utilizzata da Leopoldo per potersi accaparrare anche solo un piccolo lenzuolo di terra: portare la “civilizzazione” a quei popoli che evidentemente, secondo gli occidentali, ne soffrivano la mancanza, diventerà la causa di facciata delle spedizioni leopoldine in Africa centrale, dopo i numerosi insuccessi asiatici.

Nonostante i discorsi propagandistici il regnante non fu in grado di convincere della necessità di possedere una colonia né il governo belga, né tanto meno la popolazione, costringendolo così a operare in modo privatistico attraverso spedizioni internazionali camuffate da scopi missionari o scientifici.

Russell E. Train Africana Collection, Smithsonian Institution Libraries.Siamo infatti in un periodo storico pieno di esploratori e avventurieri che portarono alla ribalta il fascinoso continente africano. Il re, nel 1879, affidò al celeberrimo esploratore e giornalista Henry Morton Stanley (noto già all’opinione pubblica per la ricerca del Dott. David Livingstone sulle sponde del lago Tanganica) il gravoso compito di instaurare la prima colonia belga in Africa centrale, precisamente nell’attuale territorio noto come Repubblica Democratica del Congo. A livello internazionale la questione belga fu affrontata durante la Conferenza di Berlino del 1884-1885, in cui gran parte dei paesi presenti riconobbero Leopoldo come legittimo sovrano del territorio in questione. Così il 5 febbraio del 1885 nacque definitivamente lo Stato Libero del Congo, che, purtroppo di libero non aveva assolutamente nulla. Sin dal principio il sovrano ne fece il suo sadico parco giochi personale: non essendo uno stato, ma semplicemente un dominio privato, automaticamente tutto ciò che era all’interno dei confini divenne di esclusiva proprietà regia, come le piantagioni di caucciù, le miniere e soprattutto «i cittadini», così ironicamente chiamata la popolazione nera divenuta ormai schiava.

LEOPOLDO V
Lo sfruttamento dei congolesi impiegati nelle aziende regie, in particolare in quella della produzione della gomma, permetteva al sovrano e al suo ormai vasto entourage di amministratori e agenti di sicurezza di arricchirsi senza alcun costo. Leopoldo inoltre instaurò un vero clima di terrore per mezzo di un elaborato e diabolico piano per ottenere più gomma possibile dai vari villaggi sottoposti alla sua giurisdizione, costringendo gli abitanti di ciascun insediamento a “donare” una certa quota della preziosa gomma: chi si rifiutava, chi ne presentava in quantità minori, chi si ribellava, era punito severamente, passando dalla fustigazione, fino alla mutilazione. Gambe, braccia, piedi e mammelle venivano brutalmente tagliati, dissanguando le vittime. Chi sopravviveva contraeva infezioni o periva nella continue spedizioni punitive messe in atto dai più di 2000 criminali, divenuti agenti, che il re aveva fatto sbarcare direttamente dal Belgio. Stupri, mutilazioni, incendi nei villaggi, distruzione di essi, fame, epidemie e sfruttamento diventeranno una routine per 23 lunghi anni nel futuro Congo Belga (divenuto tale solo nel 1909 alla morte del sovrano), portando il numero di vittime a salire vertiginosamente. Tra i 3 e i 10 milioni di individui moriranno tra le grinfie colonialistiche di Leopoldo II, senza che l’opinione pubblica internazionale ne venne a conoscenza, grazie alle spese abnormi che il re affrontò per occultare i suoi cruenti crimini alla stampa, anche se molti Capi di Stato a conoscenza delle sue nefandezze, preferirono non intervenire in quanto sarebbe stato alquanto ipocrita da parte loro, visti i contemporanei massacri tedeschi, francesi o inglesi a danno degli autoctoni africani.

LEOPOLDO VIII
Inoltre il governo e la popolazione belga nonostante sospettassero che qualche sporco affare stesse avvenendo nel continente africano, e non avendo voluto sin dal principio un possedimento coloniale, se ne lavarono le mani. Solo i missionari riuscirono lentamente a portare alla luce le disastrose condizioni di vita e di morte dei congolesi, grazie all’aiuto del giornalista e del diplomatico britannici Edmond Morel e Roger Cassement, i quali condussero numerose inchieste contro i negrieri belgi. Fu grazie al loro imponente lavoro di denuncia che le atrocità leopoldine vennero alla luce e nel 1906, sotto la pressione delle maggiori potenze europee, fu istituita una commissione d’inchiesta dal Governo belga per indagare e verificare la accuse rivolte al sovrano. Giunta in loco la commissione rimase scioccata dalle cruente empietà commesse, denunciandole pubblicamente.

LEOPOLDO VIINel 1908 Leopoldo fu quindi costretto a lasciare il suo “amato” Congo in mano al Governo del Belgio, e prima di passare il testimone, per circa una settimana, incendierà i numerosi archivi coloniali che sicuramente contenevano altri e forse ancora più scottanti e compromettenti documenti delle sue scellerate azioni. Stesso trattamento fu riservato agli altrettanto numerosi testimoni oculari.

LEOPOLDO IV«Regalerò ai belgi il mio Congo, ma non avranno diritto a sapere ciò che vi ho fatto», sembra abbia detto. Così una buona parte della sanguinosa storia del Congo è stata cancellata e nessuna giustizia per le vittime è stata fatta. Ad oggi, nell’odierna Repubblica Democratica del Congo, la figura di Leopoldo II è fortemente odiata, tanto che nel 2006, eretta una statua in suo onore nella capitale Kinshasa, fu abbattuta da anonimi in meno di 10 ore dalla sua installazione.

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