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martedì 27 dicembre 2016

Le nefandezze cattoliche sulle donne irlandesi: le Magdalene Laundries

Le cronache di questi anni hanno spesso portato alla ribalta episodi sconcertanti riguardanti la Chiesa Cattolica in Irlanda e altrove, in primis a danno di bambini, abusati sessualmente da parte di ecclesiastici. Ma gli orrori della Chiesa in questa nazione non si sono fermati neanche di fronte alle donne, molte delle quali hanno subito un’intera vita di abusi e umiliazioni all’interno di istituti legati al dogma cattolico.

Tutto inizia nei primi anni del ‘900, quando sia in Inghilterra che Irlanda, sorgono strutture volte alla riabilitazione sociale e fisica delle prostitute che prenderanno il nome di Case Magdalene, dal nome di Santa Maria Maddalena, probabile prostituta che decise di espiare i suoi peccati e di mettersi al servizio di Cristo. Queste congreghe erano gestite principalmente da suore, con il patrocinio della Chiesa Cattolica, la quale era all’epoca un punto di riferimento per la popolazione appartenente alle classi più indigenti. Inizialmente erano adibite come luoghi di breve permanenza per quelle donne tolte dalla strada e che grazie alla preghiera e alla remissione dei peccati avrebbero trovato la salvezza eterna e, cosa più importante, un lavoro fisso, impensabile per donne ormai così “sporche” agli occhi della società. Poste sotto il comando di una suora, le ragazze venivano impiegate in lavori manuali, principalmente come lavandaie.

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Tuttavia, nel giro di qualche decennio, questi istituti iniziarono a prolungare la permanenza delle loro “ospiti”, accogliendo un numero sempre più maggiore di ragazze e bambine che in qualche modo erano diventate reiette nella società. Non c’era alcun tipo di discriminazione nella selezione delle candidate, chiunque, di qualsiasi religione, razza o censo poteva entrarci, ma difficilmente riusciva ad uscirne. Il raggio di azione della Chiesa nell’espiazione dei peccati femminili fu allargato anche ad altre categorie, quali: madri nubili, ragazze di brutto aspetto, pazienti con problemi psichiatrici, vittime di stupri (all’epoca ovviamente era impossibile e abominevole abortire); il tutto organizzato anche con la complicità dei familiari delle detenute, che in qualche modo, per poter salvare il loro onore sociale, decidevano (non troppo a malincuore) di rinchiudere le loro madri, mogli, figlie all’interno di questi conventi-lavanderia, attraverso contatti presi direttamente con il parroco di quartiere o con l’istituto stesso. Tutte le donne venivano quindi impiegate come lavandaie, in turni massacranti, senza retribuzione, contro la loro volontà e costrette a seguire precisi orari di alternanza preghiera-lavoro.


Magdalene laundriesNon potendo volontariamente allontanarsi da quella orribile condizione, molte delle ospitate rimasero tutta la vita all’interno delle strutture, conducendo una vita miserabile e piena di umiliazioni anche corporali. Dimenticate dalle loro famiglie, le prigioniere perirono chi di morte naturale, chi in circostanze assai misteriose e anche da morte una gran moltitudine fu rifiutata dalla famiglia di origine, costringendo così la Chiesa a prendere misure per la sepoltura: crearono quindi varie fosse comuni in cui venivano seppellite tutte quelle persone ormai senza più nomi né legami con il mondo esterno.

Fino agli anni ’90 le Case Magdalene non fecero molto scalpore, ormai erano ben accettate, anche se, in molti si chiesero cosa davvero fosse accaduto e accadeva al loro interno. Tuttavia nel 1993 le condizioni delle donne rinchiuse vennero alla luce durante una semplice vendita immobiliare di uno dei tanti istituti: vennero rinvenuti più di 150 corpi femminili in tombe anonime e questo scatenò un’ondata di vergogna pubblica. Giornali ed emittenti televisive iniziarono a condurre inchieste e interviste a sopravvissute, portando alla luce tutte le atrocità a cui erano condannate le rinchiuse.

Sull’onda dell’indignazione, finalmente il 25 settembre 1996 venne chiusa in Irlanda l’ultima casa Magdalena, ponendo così fine a questo scandalo. 00079fdc-642Oltre all’infinità di accuse rivolte alla Chiesa Cattolica (che mai si è scusata per i suoi atti), l’attenzione si spostò anche contro il Governo Irlandese che per decenni, nonostante fosse a conoscenza delle condizioni precarie in cui vivevano queste donne, negò ogni evidenza e ogni responsabilità. A febbraio 2013, dopo anni di appelli alla giustizia, il premier irlandese Enda Kenny ha chiesto pubblicamente scusa affermando che la rimozione di “questo stigma sarebbe dovuto avvenire già tempo fa. Davvero sono rammaricato che non sia stato fatto”.


Di: Simona Amadori

Fonti:
Magdalene Survivors Together

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