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martedì 27 dicembre 2016

La Revolução dos Cravos: la fine di un’epoca per il Portogallo

Il 25 aprile in Italia è una data importantissima per la nostra storia che ha dato al via a quel processo democratico che porterà alla nascita della nostra Repubblica. Questo giorno sarà importante anche per un’altra Nazione europea, in qualche modo, con una storia molto simile alla nostra: il Portogallo. Come il nostro Paese, questa Nazione ai confini europei, condivide uno dei periodi più contorti della storia contemporanea: la dominazione fascista.


Nel 1933, Antonio de Olivera Salazar, con la caduta del precedente governo democratico nel ’26, aveva instaurato una dittatura di stampo fascista, promulgando nello stesso anno la nuova Costituzione che dava vita, così, all’Estado Novo, guidato dall’unico partito politico rimasto l’Uniao Nacional, fondato su principi nazionalisti e corporativisti. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale il nuovo Portogallo decise di rimanere neutrale, e nonostante anni di disagio economico, alla fine del conflitto vennero intraprese una serie di riforme che portarono il Paese ad una grande crescita economica.

Nel ‘68 una prima svolta: de Olivera Salazar deciderà di ritirarsi (causa i suoi persistenti problemi di salute che lo porteranno alla morte due anni più tardi) per lasciare formalmente il comando ad un nuovo dittatore, Marcelo Caetano, il quale manterrà il progetto unitario del suo predecessore, contribuendo alla crescita dello Stato populista.

Seguiranno anni molto confusi in cui il Portogallo sarà costretto a continue guerre con le colonie conquistate a partire dal XVIII secolo, portandosi verso un isolamento internazionale. Molti erano i moti di indipendenza che crescevano, soprattutto in Africa, i quali richiedevano la fine del colonialismo portoghese. Questa situazione instabile si stava protraendo da una ventina d’anni e il carico oneroso nei confronti della popolazione aveva raggiunto livelli insopportabili. Estenuati dalla guerra coloniale erano anche i 140.000 soldati impiegati nel fronteggiare e sopprimere focolai indipendentisti africani e nella colonia di Timor.

All’ingresso negli anni ’70 il Portogallo versava, quindi, in un perenne stato di tensioni sociali e militari che portarono un gruppo di ufficiali dell’esercito ad associarsi per creare inizialmente il Movimento dei Capitani e in seguito, il Movimento delle Forze Armate (MFA). pt04_01a Scopo di questa organizzazione era rovesciare innanzitutto il regime dittatoriale di Caetano, sciogliere l’Estado Novo per dar vita a nuovi processi di democratizzazione, i quali avrebbero contribuito anche ad allentare la morsa dei moti di opposizione coloniale, attivando quindi il processo di decolonizzazione.

Kauzal de Arriaga, uno dei protagonisti di questa fetta storica, era un ex comandante delle forze armate in Mozambico e capì, come tanti altri in questi anni, che era necessario per il suo Paese un cambiamento radicale e al comando dell’MFA darà vita alla rivoluzione portoghese del 1974. I preparativi per l’insurrezione furono molto rapidi: già nel ’73 Arriaga tentò un rovesciamento del governo, ma facilmente soppresso. A partire dal ’74 la situazione precipitò: il 16 marzo l’MFA cercò nuovamente di abbattere Caetano marciando su Lisbona, ma il golpe fallì e vennero arrestati molti dei suoi partecipanti. Riorganizzatisi, un mese e 9 giorni più tardi, il 25 aprile, il golpe andò a buon fine.

Sorprendente fu l’organizzazione dei militari per dar avvio all’insurrezione: venne trasmessa dalla radio cattolica Radio Renascença la famosa canzone di protesta Grandola Vila Morena, del poeta Jose Zeca Alfonso, proibita dal regime. Quel brano era il segnale per tutte le forze coinvolte che la rivoluzione era cominciata. La maggior parte degli uomini e donne coinvolti, sia civili che militari, erano convinti sostenitori di una politica marxista e credevano ciecamente nella possibilità di cambiare le cose. E così fu: alla fine della giornata il regime prima di De Olivera, poi di Caetano tramonterà definitivamente e il Portogallo rinascerà.

Alla notizia della rivoluzione molti abitanti della capitale si riversarono per le strade invase da una massa di cittadini che sfileranno in cortei per festeggiare la liberazione. Il gesto di una fioraia rimarrà nella storia: donerà dei garofani rossi ai soldati siti in una piazza della capitale e quegli stessi fiori, infilati nelle loro canne dei fucili, diventeranno il simbolo di una rivoluzione pacifica e incruenta a cui daranno il nome.

verde_1_1Il regime era ormai finito, le guerre coloniali finite, gli esili per i collaboratori dittatoriali, invece, appena cominciati. Il processo democratico era quindi solo all’inizio, necessario, però, era darsi un programma che rispettasse le promesse fatte (democrazia, decolonizzazione e crescita economica). Tuttavia la mancanza di preparazione da parte dei militari porterà il Paese in un grave clima instabile, con la successione di sei governi provvisori nei due anni successivi la rivoluzione. Crebbero, quindi, frange politiche sovversive, alcune delle quali tentarono nuovamente un colpo di stato, fallito. Aumentarono anche gli scontri tra queste, principalmente filo-comuniste e filo-socialiste, che spesso sfociavano in atti molto più violenti della rivoluzione stessa.

A partire da questi anni il Portogallo rimarrà in un precario equilibrio, anche a causa delle forti tensioni sociali dovute all’emigrazione dalle ex-colonie verso il continente.


Di: Simona Amadori

Fonti:
Web

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