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mercoledì 19 ottobre 2016

John Snow, il medico che sconfisse il colera

John Snow: questo nome evoca a molti, almeno foneticamente, il personaggio della nota saga fantasy Game of Thrones, portata alla ribalta dall’omonima serie televisiva. In realtà John Snow è un uomo esistito veramente, e come il personaggio fantasy era sì un guerriero, ma armato di scienza e microscopio che ha combattuto non orde di selvaggi, ma un avversario temibilissimo per la salute umana: il colera.

Nasce nel 1813 a York da una famiglia povera di operai, riadattasi poi come agricoltori. Il giovane Snow è sempre stato affascinato dalla medicina e all’età di 14 anni inizia il suo apprendistato presso uno dei chirurghi più rinomati del paese, grazie a delle conoscenze famigliari. Acquisita esperienza e pratica medica, il giovane John ormai dottore a tutti gli effetti, approda a Londra dove inizia la sua brillante carriera negli ospedali cittadini. Alla fine dell’estate del 1854 nel quartiere Soho di Londra scoppia una grave epidemia di colera, una delle malattie più letali per l’uomo, soprattutto in un epoca dove l’igiene pubblica lasciava molto a desiderare. Snow, che già era venuto a contatto con la malattia durante una precedente esplosione nel 1831, quando era ancora apprendista, inizia le sue indagini per scovare la fonte del contagio, supportato da una equipe di altri medici e scienziati chiamati dalla parrocchia di St James, sita in Golden Square, nel centro del quartiere, allarmata dalle 500 morti registratesi nel giro di una decina di giorni.

Da tempo Snow aveva elaborato una teoria secondo la quale il colera fosse una malattia a trasmissione oro-fecale, che si sviluppasse nell’intestino e i cui sintomi erano legati ad una perdita abbondante di fluidi; quindi la causa era da ricercarsi in qualche sostanza ingerita con l’alimentazione che potesse essere contaminata, una sostanza con cui tutti venivano a contatto. A rendere difficili le ricerche era un elemento alquanto strano: l’epidemia era localizzata esclusivamente in una strada di Soho, Broad Street, oggi rinominata Broadwick Street. Le morti aumentavano di giorno in giorno e la circoscrizione dell’epidemia non rendeva l’emergenza meno grave di quella che fosse, tutt’altro. Snow capì che con i metodi convenzionali non avrebbe scoperto la fonte dell’epidemia e cercò strade alternative: con carte del quartiere in una mano e una matita nell’altra, creò una mappa con le abitazioni di morti e di contagiati e scoprì l’unica cosa che li accomunava tutti: un’unica pompa idrica cittadina. I malati quindi erano circoscritti solo a quelle abitazioni che si rifornivano da questa, mentre le altre, anche se vicine alla via in questione, si servivano per mezzo di altre pompe site nelle vicinanze. L’acqua era il problema, ma era ancora troppo presto per allarmare la comunità.

Indagando ancora più a fondo il medico scoprì la prova schiacciante: la società privata che riforniva l’approvvigionamento idrico per Broad Street si riforniva in una sezione del Tamigi, nota per essere sporca e inquinata. Il nesso, quindi, tra i due fattori fu lampante e Snow richiese immediatamente la sospensione idrica da quella pompa. Fu egli stesso, secondo i racconti, a chiudere la valvola; un gesto rimarrà nella memoria collettiva inglese, come simbolo del progresso scientifico. Nel 1855, conclusasi ormai l’emergenza, Snow scrisse una monografia “On the Mode of Communication of Cholera”, in un spiegava il ciclo vitale del batterio (come dalla bocca entrasse nell’ospite per annidarsi nell’intestino tenue e sviluppare i gravi sintomi diarroici, che culminavano nella morte del paziente), ma fu incapace di supportare la sua tesi con prove microscopiche, basandosi quindi su pure speculazioni. Riuscì comunque a supportare le sue ipotesi analizzando come il contagio su ampia scala, come quello di Broad Street, avesse luogo non attraverso il contatto tra persone o oggetti contaminati, ma esclusivamente attraverso l’acqua inquinata, causa probabilmente anche della precedente epidemia londinese di colera del 1849.

Morto precocemente a 45 anni, Snow non ebbe modo di avere riconoscimenti immediati, ma le ricerche future sul colera hanno rivelato che le sue teorie era più che corrette, e che anzi, sono state pionieristiche e fondamentali nella fondazione della disciplina epidemiologica, e soprattutto nella presa di coscienza del Pubblico nel partecipare al controllo e alla distribuzione delle risorse idriche cittadine, permettendo alle sporche città ottocentesche di divenire luoghi salubri in cui oggi anche milioni di persone possono convivere contemporaneamente.

Di: Simona Amadori

Fonti:
Howard Brody, Michael Russell Rip, Peter Vinten-Johansen, Nigel Paneth, Stephen Rachman, Map-making and myth-making in Broad Street: the London cholera epidemic, 1854, in “The Lancet”, vol. 356, 1 Luglio 2000
Ed Glaeser, Il trionfo della città: Come la nostra più grande invenzione ci ha reso più ricchi, intelligenti, ecologici, sani e felici, Bompiani, 2012, Milano
http://www.ph.ucla.edu/epi/snow/mapsbroadstreet.html- http://blog.oup.com/2013/05/john-snow-bicentenary-cholera/

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