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lunedì 5 settembre 2016

Re Bluetooth

C'era una volta un re con i denti blu che avrebbe dato il nome ad una mirabolante invenzione del futuro. No, questo non è l'inizio di una fiaba. E' ciò che accadde nel 1997 a Toronto. Da circa un anno ormai un consorzio di giganti del settore della tecnologia - Sony Ericsson, Intel, Nokia, Toshiba e IBM - stavano lavorando per mettere a punto un nuovo standard di trasmissione dati per reti personali senza fili, che permettesse anche a dispositivi di marche differenti di connettersi e scambiare informazioni in maniera rapida, sicura ed economica attraverso una frequenza radio a corto raggio.

Ebbene, una sera d'estate del 1997 accadde che due ingegneri impiegati nel progetto decisero di andare a bere qualcosa insieme in un locale di Toronto. Uno era lo statunitense Jim Kardach, che lavorava per Intel, e l'altro era lo svedese Sven Mattisson, che lavorava per Ericsson. I due chiacchierarono a lungo e fra gli argomenti affrontati ci fu l'ultimo libro letto da Mattisson: "Le navi dei vichinghi" di Frans G. Bengtsson. Il libro tratta, fra le altre cose, dei viaggi dei guerrieri danesi durante il regno di Aroldo I di Danimarca.

Harald Blåtand, questo è il nome danese, nacque nel 911 d.C. e fu educato dalla madre Thyra, che era vicina alla morale cristiana. Una volta salito al trono nel 940, Aroldo si convinse della necessità di unificare il regno di Danimarca dal punto di vista religioso, cosa che egli vedeva come una premessa indispensabile per la costruzione della sua unità politica. E unificare il paese era fondamentale viste le continue minacce provenienti dai regni germanici. E fu così che nel giro di 25 anni la Danimarca venne cristianizzata. Ma questo non fu l'unico successo riportato da Aroldo. Egli, infatti, fu anche in grado di unificare buona parte della Scandinavia, sulla quale regnò fino alla sua morte, avvenuta nel 985.

Ad ogni modo, c'è un altro dettaglio riguardante la figura del re danese che gioca un ruolo importante nella nostra storia. Egli era soprannominato "Blátǫnn", Dente blu (in inglese Bluetooth). Che cosa gli fosse valso questo curioso soprannome non è ben chiaro. Le teorie si sprecano. Forse il sovrano aveva un dente malato, che risultava quindi più scuro degli altri. O forse era ghiotto di mirtilli, che tendono appunto a tingere i denti di blu. O ancora poteva essere solito colorarsi i denti di blu in battaglia. Quel che è certo è che la figura di Harald Blåtand suscitò un interesse particolare in Jim Kardach, il quale si informò ulteriormente su di lui ed ebbe così un'illuminazione, che avrebbe spiegato molti anni dopo l'introduzione del Bluetooth: “Aroldo I aveva unito la Danimarca e aveva cristianizzato i danesi! Mi resi quindi conto che il suo soprannome sarebbe stato ideale per dare un nome al progetto cui stavo lavorando”.

E fu così che non solo il Bluetooth trasse il suo nome dall'antico sovrano scandinavo, ma anche il suo logo fu il risultato dell'unione di due rune nordiche: Hagall e Berknan, analoghe alle moderne H e B, le iniziali di Harald Blåtand.


Di: RLS Staff

Fonti:
Web

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