Ultimi Post

mercoledì 21 settembre 2016

Laskarina Bouboulina, l’amazzone della guerra d’indipendenza greca

Dal punto di vista dell’uguaglianza di genere, la Grecia, culla della civiltà europea, è sempre stata un passo avanti. Leggendarie come le Amazzoni, alcune donne greche si contraddistingueranno, anche in età contemporanea, per il loro impegno militare, ritenuto da sempre scandaloso per il genere femminile, assumendo ruoli decisamente in contrapposizione a ciò che molti avrebbero definito “ordinario”: la storia dell’eroina greca, Laskarina Bouboulina, è esemplare da questo punto di vista.

La guerra di indipendenza greca inizia ufficialmente nel 1821, ma risentimenti tra greci e invasori Ottomani, presenti sul territorio dalla Caduta di Costantinopoli nel 1453, sono accesi già ormai da tempo. Allo scoppio dell’insurrezione, Bouboulina aveva già avuto a che fare per più volte con la tirannia turca, sin dalla sua tenera infanzia. Nata il 23 maggio 1771 nelle prigioni di Costantinopoli, dove vi era rinchiuso il padre Stavriano Pinotsis, capitano della fallita Rivolta di Orlov avvenuta tra il 1769-1770, passa i primi anni di vita con la madre Sveko, presso l’isola di Idra, sita nel mar Egeo. Alla morte del padre, con il nuovo compagno materno Dimitrios Lazarou-Orlof, si trasferiscono nella vicina isola di Spetses che stregherà per sempre il cuore della bambina.

Durante la vita Bouboulina si sposerà due volte e il suo secondo matrimonio, con il mercante e armatore navale Dimitrios Bouboulis, le varrà il cognome del marito, adattato ad una forma più femminile. Bouboulis morirà nel 1811 durante una battaglia contro dei pirati di origine algerina,  ed erede dell’impero navale del marito sarà proprio la moglie che diventerà capitano della flotta mercantile, di cui faceva parte anche l’imponente nave da guerra Agamennone, che giocherà un ruolo fondamentale durante la guerra di indipendenza.

Ottima amministratrice e comandante, nel 1816 si scontrerà con gli Ottomani che cercarono di confiscarle l’imponente patrimonio ereditato dal coniuge, poiché, mal sopportando le regole turche, decise di combattere al fianco della flotta russa nella guerra turco-russa. In fuga, si diresse verso Costantinopoli dove ad attenderla vi era l’ambasciatore russo incaricato direttamente dallo Zar di portare in salvo in Crimea ella e i suoi sottoposti. Ma il rifugio in Crimea ebbe più il sapore di un esilio e si tramutò in tale a causa delle pressioni del sultano Mohammed II. Tuttavia quest’ultimo fu convinto dalla madre a non agire in modo troppo avventato contro Bouboulina: le due donne, infatti, si incontrarono ufficialmente presso il palazzo imperiale a Costantinopoli e la madre del Sultano ebbe modo di capire quanto potesse essere disastroso inimicarsi una persona così potente come Laskarina. Dopo tre mesi di “riposo forzato” fu libera di lasciare la Crimea e di tornare a Costantinopoli, poi a Septses, al comando delle sue truppe.

L’astio contro i turchi covava ormai da tempo e Laskarina decise di agire, tramando contro di essi, con lo scopo di raggiungere l’indipendenza della Grecia. Unitasi alla Filiki Eitairia, l’associazione segreta fondata nel 1814 ad Odessa da un gruppo di intellettuali e dissidenti greci, di cui era l’unico membro femminile, investì tutte le sue risorse per finanziare l’organizzazione e l’attuazione del piano indipendentista: comprò armi, uniformi, rifornimenti e cibo per i migliaia di soldati che si stavano preparando alla guerra.

Il 3 aprile 1821 i marinai di Spetses, incoraggiati dalla loro stessa conterranea presente con le sue imbarcazioni (tra cui l’imponente Agamennone), si unirono agli altri ribelli greci formando un blocco navale contro i turchi presso Nauplia, nel Peloponneso, futura capitale della Grecia indipendente e dove, 10 anni più tardi sarà assassinato il primo Presidente greco Ioannis Kapodistrias

Al fianco del primogenito Yannis, che morirà nella Battaglia di Argos, Laskarina fronteggerà egregiamente la flotta turca, tanto da arrivare fino alla dimora del Sultano dove liberò le numerose donne del suo harem dalla prigionia a cui erano state condannate. Nel settembre 1821 alla caduta di Tripoli, Bouboulina incontrò il patriota greco Theodoros Kolokotronis per concedere in matrimonio la figlia Eleni con il figlio del ribelle, Panos, ma, questa abile mossa politica le costò gravi conseguenze una volta celebrata l’unione


Al procedere del conflitto, gli sforzi bellici si fecero sempre più estenuanti, tanto che Bouboulina iniziò, ormai più che quarantenne, a soffrire di vari problemi di salute, ma tenace e combattiva portò avanti la lotta con i suoi fidati fino al novembre 1822. Il matrimonio della figlia, avvenuto nel 1824, allo scoppio della guerra civile tra le varie fazioni ribelli che avevano combattuto precedentemente per un unico fine, non giocò a favore della sua famiglia: Panos fu assassinato nel 1825 a Tripoli e la stessa Laskarina fu incriminata dal nuovo governo rivoluzionario di aver tradito la causa indipendentista, quindi arrestata ed esiliata nella sua amata isola Spetses, dove concluderà la sua lunga e avventurosa esistenza. Anche la sua morte, sopraggiunta il 2 giugno 1825, fu una lotta. Non furono la malattia o la vecchiaia a porre fine ai suoi giorni, ma una banalissima faida familiare scatenata da due giovani amanti: il figlio Georgios Yiannouzas, scappò insieme alla figlia di Christodoulos Koutsis, accendendo le ire di quest’ultimo che non perse occasione di discutere con Laskarina della questione. Ma la discussione si accese fin troppo e uno dei familiari presenti alla diatriba, probabilmente lo stesso Christodoulos, offeso dai modi con cui Laskarina lo stava fronteggiando, tirò fuori una pistola e sparò contro la donna, colpendola mortalmente con un proiettile dritto in fronte.


Nonostante la misera fine, Laskarina è stata una grandissima combattente, un’eccellente marinaia, un’abile ed astuta politica. Il suo coraggio e la sua capacità di arrivare agli animi le valsero il soprannome di Palikaria, ovvero “giovane greca coraggiosa”, appellativo dato di solito esclusivamente agli uomini più coraggiosi. Come Liliana l’ultima delle Amazzoni, Laskarina ha combattuto per la sopravvivenza del suo popolo, cercando ad ogni costo di cacciare gli oppressori. Il 13 marzo 1821, poco prima dello scoppio della guerra, per incitare alla rivolta contro i turchi, issò sulla Agamennone una bandiera da lei stessa disegnata, basata sulla bandiera della dinastia dei Comneni, i più grandi tra gli imperatori bizantini e il gesto di sfida fu ripetuto poi anche dal Metropolita di Patrasso, Germanos, presso il monastero di Aghias Lavras, dando il La alla guerra. Come ringraziamento per i servigi dati alla Russia durante il conflitto coi turchi, la Marina militare russa la nominò, post-mortem, con il più alto grado, quello di Ammiraglio.


Curiosa è l’etimologia di questo sostantivo che quasi sembra sbeffeggiare i nemici storici dell’eroina greca: amir al-bahr, in arabo, significa proprio Signore o Principe del mare, e a lei, più che tanti altri, si adatta perfettamente.


Di: Simona Amadori

Fonti:
Elaine Thomopoulos, The History of Greece, Abc-Clio, 2011
April Kalogeroupolos, The Life and Legacy of Laskarina Bouboulina: Feminist Alternatives to Documentary Filmmaking Practices, University of Maryland, 2006 
http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/greece/5989510/Greek-woman-sets-fire-to-Britons-genitals-Laskarina-Bouboulina-the-heroine.html 
http://windycitygreek.com/womens-history-month-bouboulina/

Condividi questo articolo:

Posta un commento

 
Back To Top
Copyright © 2014-2017 Riscrivere la Storia. Designed by OddThemes | Distributed By Gooyaabi Templates