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lunedì 5 settembre 2016

Il lato horror delle fiabe

Ah, che meraviglia le scarpette di cristallo di Cenerentola, il candido incarnato di Biancaneve e il regno sottomarino della Sirenetta! Vogliamo parlare poi della bionda chioma di Raperonzolo? A dir poco fa-vo-lo-sa! Ma ciò che più ci piace delle fiabe con cui siamo cresciuti è il lieto fine. Quel radioso e rassicurante "E vissero tutti felici e contenti", che ci scalda il cuore e ci fa immaginare un futuro perfetto, all'insegna dell'amore, della bellezza e della ricchezza. Perchè è questa la caratteristica principale delle fiabe, vero? Perchè le fiabe sono state innanzitutto pensate per i bambini, vero? Gli adattamenti della Disney forse sì, con quei colori sgargianti, le musiche e gli animaletti carini. Nelle versioni originali, invece, non è proprio tutto così rose e fiori.

Partiamo da "Cenerentola". Nel film Disney del 1950 le sorellastre tentano di calzare la scarpetta ma i loro piedi non sono abbastanza piccoli, il principe scopre che appartiene a Cenerentola e la sposa. E vissero tutti felici e contenti, ad eccezione delle sorellastre e della matrigna, la cui unica punizione comunque è l'invidia. Nella versione dei fratelli Grimm, invece, la loro sorte è ben più brutale. Esortate dalla madre, le due arrampicatrici sociali si tagliano l'una l'alluce e l'altra il tallone nel vano tentativo di calzare la scarpetta. Della serie: "se bella vuoi apparire, molto devi soffrire". Al matrimonio di Cenerentola e del principe, poi, uno stormo di colombe, piumati simboli di pace, cava loro gli occhi a suon di beccate. Uno splatter.

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Ora tuffiamoci in mare e andiamo a trovare la Sirenetta. Nella versione che tutti conosciamo la graziosa sirena dalla chioma fiammeggiante viene trasformata dal padre in un essere umano e vive per sempre felice e contenta col bel principe Eric. Ah l'amore, non conosce confini! A meno di non nascere dalla penna di Hans Christian Andersen. Nella sua fiaba Ariel ottiene sì le gambe, ma ad ogni passo soffre come se stesse camminando su lame di coltelli. Tutto questo dolore però verrà ricompensato, direte voi. No, mi dispiace. Il principe Eric sposa un'altra donna ed Ariel si suicida gettandosi in mare. Una coda a questo punto avrebbe fatto comodo.

Ma ritorniamo al tema matrigna con Biancaneve. Perché è stata la sua matrigna ad assoldare un cacciatore per ucciderla, ordinandogli di portarle il suo cuore come prova, giusto? Sbagliato. Nella versione dei fratelli Grimm è la madre di Biancaneve a condannarla a morte e non chiede solo il cuore, ma anche fegato e polmoni. Forse voleva farci uno spezzatino, chissà. Ma il suo crimine non resta impunito: invitata al matrimonio tra la figlia e il principe, viene costretta a ballare con un paio di scarpe di ferro rovente finché non muore. Le mutilazioni dei piedi spopolano, robe da far arrossire la Santa Inquisizione.

la-bella-addormentata-nel-boscoSe pensate che non ci possa essere nulla di più macabro, sappiate che al peggio non c'è mai fine. Se vi dico "La bella addormentata", cosa vi viene in mente? Una bellissima fanciulla caduta in un sonno profondo a causa di un incantesimo, che viene infine risvegliata con un bacio da un principe prode e valoroso. Peccato che nella versione originale, “Sole, Luna e Talia”, scritta nel XVII secolo da Giambattista Basile, sia tutta un'altra musica. Il principe in realtà non è un principe, ma un re già sposato, che, trovando la ragazza addormentata, si approfitta di lei. Sì, avete capito bene, la stupra. Altro che bacio! La sfortunata dormigliona si risveglia alcuni mesi più tardi, dopo aver dato alla luce due gemelli, Sole e Luna. I due pargoli non godono, però, della simpatia della regina, che tenta di convincere il marito a mangiarseli. Al che quest'ultimo, non si sa se per istinto paterno o perché vegetariano, decide di sbarazzarsi della moglie gettandola nel fuoco e di sposare Talia. E se non altro, regina carbonizzata a parte, vivono tutti felici e contenti.

Talia, comunque, non è l'unica principessa ad incappare in una gravidanza indesiderata. La stessa sorte, ma almeno senza lo stupro, viene apparecchiata dai fratelli Grimm per Raperonzolo, la fanciulla dai capelli lunghissimi che vive confinata in una torre per volere della madre iper-protettiva. Eppure la torre, che già di per sè potrebbe richiamare una certa simbologia fallica, non basta a raffreddare i bollenti spiriti della ragazza e del principe, che le fa visita arrampicandosi sui suoi capelli (cuoio capelluto dalla forza notevole!). E così in breve tempo l'ingenua Raperonzolo si ritrova costretta a domandare alla madre perché i vestiti le vadano sempre più stretti. E indovinate un po': è incinta di due gemelli! Un consiglio spassionato per la mamma apprensiva: più educazione sessuale e meno trecce.

cappuccetto-rosso_perraultFin qui abbiamo parlato solo di persone, ma nelle fiabe che ci raccontavano da bambini e che la Disney ha riadattato per i grandi schermi ci sono anche molti animali. Nella maggior parte dei casi si tratta di amici delle protagoniste: pesciolini, draghetti, topolini, uccellini e altri animaletti dolci e carini che vanno poi a riempire gli scaffali dei negozi di giocattoli. C'è anche una fiaba, però, in cui compare un animale che di dolce ha ben poco e che svolge un ruolo primario nell'intreccio. Ma sì, ormai avrete capito: sto parlando del lupo di "Cappuccetto rosso". Anche nella versione edulcorata, infatti, il lupo svolge il ruolo di antagonista, arrivando addirittura a mangiarsi la bambina e la nonna. Ma in questo caso le due vengono salvate da un cacciatore. Nella versione originale, tramandata dapprima oralmente e poi scritta e riadattata da Perrault, sono presenti, invece, due elementi molto più inquietanti: il cannibalismo e la pedofilia. La tradizione orale tramandava che Cappuccetto rosso fosse stata convinta dal lupo, con uno stratagemma, a mangiare i resti della nonna. Questo particolare aveva un significato rituale: simboleggiava la giovane fanciulla fertile che prende il posto della donna anziana ormai infertile. Il tema della sessualità rimane centrale e viene, anzi, accentuato ulteriormente anche nella riscrittura perraultiana, in cui il lupo invita la bambina a spogliarsi e a giacere con lui: “Il Lupo, vistala entrare, le disse, nascondendosi sotto le coperte: "Posa la focaccia e il vasetto di burro sulla madia e vieni a letto con me". Cappuccetto Rosso si spogliò ed entrò nel letto, dove ebbe una gran sorpresa nel vedere com'era fatta la sua nonna, quando era tutta spogliata.” Nel finale, poi, rincara la dose. Se, infatti, nella versione tramandata oralmente Cappuccetto riusciva a salvarsi, Perrault fa sì che muoia divorata dal lupo. E mai che ci sia un cacciatore all'orizzonte quando serve.

Ad ogni modo questo finale tragico non è fine a se stesso, ma viene utilizzato per trasmettere la seguente morale: “La storia di Cappuccetto Rosso fa vedere ai giovinetti e alle giovinette, e segnatamente alle giovinette, che non bisogna mai fermarsi a discorrere per la strada con gente che non si conosce: perché dei lupi ce n'è dappertutto e di diverse specie, e i più pericolosi sono appunto quelli che hanno faccia di persone garbate e piene di complimenti e di belle maniere”. Ed è una morale così chiara e schietta che potremmo appropriarcene, per ricordarci che molto spesso ciò che ci viene mostrato non corrisponde alla realtà, ma ad una sua versione edulcorata. Quindi occhio a dire a vostra figlia che con la treccia e il vestitino rosa assomiglia a Raperonzolo, non si sa mai che vi ritroviate prematuramente nonni di due gemelli!

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