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lunedì 29 agosto 2016

Simbolismo-Realismo-Allegoria nel basso Medioevo

Nel XIV secolo era diffusa la tendenza alla venerazione attraverso simboli visivi quando non era possibile trasmettere attraverso le parole. La necessità di percettibilità e di comprensione dei miracoli solo con la tangibilità di essi stessi porta al verificarsi di manifestazione di fede che sfiorano il grottesco e la spettacolarizzazione. Come il caso di Enrico Suso (1295-1366) che giunse al fine di tatuarsi vicino al cuore il nome di Gesù e di regalare alla sua prole dei fazzoletti rifiniti con il nome del medesimo. Bernardino da Siena (1380-1444), per avvalorare la sua predica, innalzò un asse, sul quale compariva a grandi lettere il nome del salvatore, dipinto di azzurro ed oro, e contenuto in una raggiera a darvi risalto. Dionigi il Certosino venne immortalato mentre sollevava una tavola di siffatta specie.

Questi exempla mostrano quanto fosse radicata l’esigenza di glorificare tangibilmente il nome di Cristo, attraverso oggetti sensibili, oltre ai consoni simboli della croce e l’agnello. Questa usanza destò il sospetto della curia ecclesiastica che la considerava pura idolatria. In particolare Bernardino venne convocato innanzi ad essa a risponderne in prima persona. Papa Martino V vietò questo culto considerandolo superstizione. Ma nonostante ciò, questo bisogno di adorare Dio attraverso mezzi visibili troverà sfogo con l’ostensorio, venerando l’ostia stessa. La forma che prese fu proprio quella di un sole raggiante, simbolo dell’amore divino. Monito dell’epoca erano le parole di S. Paolo ai Corinzi: “Videmus nunc per speculum inaenigmate, tunc autem facie ad faciem”. Ma secondo il pensiero medievale niente si fermava all’apparenza e alla contingenza, tutto si propagava nell’aldilà e partecipava di quel gran senso segreto del mondo. Necessario era quindi coltivare il legame con l’Uno dal quale emanano tutte le cose poiché in tal modo si percepiva la facoltà di leggere nelle cose comuni dei significato superiori. Questo è l’humus su cui germoglierà il simbolismo. Non si cercavano le connessione causali, ma il rapporto tra due entità è retto dal significato e dallo scopo, dalla comunanza di un qualcosa che rimanda ad un valore generale.

Associazioni e somiglianze che subitaneamente portavano ad un riferimento superiore, essenziale e mistico. Ad esempio un’allegoria diffusa nel Medioevo è quella delle rose bianche e rosse fiorite in un rovo, volta a rappresentare le vergini e i martiri che sopravvivono tra i loro persecutori. L’eguaglianza nelle reciproche caratteristiche della purezza, della delicatezza, del color purpureo e candido, vista nella sua generica essenzialità. Veridicità consona all’obbiettività reale e intesa come realtà essenziale. Unità che conduce al misticismo. Tutto ciò che apparteneva alla medesima essenza possedeva lo stesso significato di fronte al Signore. Ecco il punto di contatto tra simbolismo e realismo.

L’uno non può esistere senza l’altro nella mentalità basso-medievale. Uno stretto connubio retto dal principio che “la naturale struttura delle cose consiste nella loro qualità generale”. “Universalia ante res”. L’essenzialità e pre-esistenza ai concetti generali a dispetto degli “universalia post rem”.Manticora dal bestiario medievale Un realismo tipico della mentalità primitiva che portava all’antropomorfismo, per cui il pensiero si traduceva in immagini attraverso la personificazione. Questo era un altro punto focale che segnerà il passaggio dal simbolismo e dal realismo all’allegoria e che dominerà l’epoca dell’Età di Mezzo nei secoli XIV-XV. L’allegoria trasforma il dato empirico in un concetto e quest’ultimo in un’immagine dove il messaggio sia sempre definito e raggiungibile. Nel loro insieme, questi modi di pensare del simbolismo, realismo e allegoria -personificazione hanno caratterizzato lo spirito medievale sul viale del tramonto.

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