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lunedì 29 agosto 2016

La musica come baluardo della propria identità storica: Sostakovic e la settima sinfonia




In data 16 settembre 1941 Dmitrij Šostakovič tenne un memorabile discorso alla radio di Leningrado che racchiuse lo spirito che animava la suasettima sinfonia. Tale opera occupò un posto importante nella storia della resistenza durante ilsecondo conflitto mondiale. La musica, come forma di comunicazione, venne utilizzata come mezzo per far sentire la propria voce, il proprio disappunto, e incoraggiare gli animi, colpiti dalla sofferenza e sfiducia dettata dal clima di guerra. La musica come baluardo della libertà di espressione e di resistenza al nemico. La bellezza come edificazione di cultura e di un futuro migliore. Un’arma pacifica contro la violenza, l’eternità di una sinfonia contro le nefandezze contingenti. Con le sue parole il musicista rassicurò gli spettatori del suo compito di operare per il bene della sua città, con i suoi mezzi, che sono quelli sublimi dell’arte. Constatò di come tutti fossero coinvolti in una causa comune, con pari dedizione, e pari amor di patria.

Mostra i tuoi colori, città di Pietro, e sii incrollabile come la Russia… (Puškin) Nessuno dimentichi; nulla sia dimenticato. (Olga Bergholtz)

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Il musicista trasmise il suo senso di fiducia nella risoluzione positiva del conflitto, credendo nella resistenza di Leningrado che mai avrebbe perso fulgore. Sfidando il pericolo di essere compromesso dalla stesura di questo componimento, egli lo scrisse rapidamente, come un gesto d’amore e coraggio per la sua amata città natale. Il contesto storico era quello dell’attacco tedesco all’Unione Sovietica. In data 22 giugno 1941 Hitler diresse le sue truppe armate, alla volta del continente asiatico, seguendo il “piano Barbarossa”, secondo il quale l’Unione Sovietica doveva essere rapidamente annientata. L’accordo stipulato nel 1939 si era incrinato a causa dell’offensiva italo-tedesca nei Balcani e dell’intromissione della Germania in Romania per i giacimenti petroliferi ivi situati. Il contrasto Molotov-Ribbentrop era emerso riguardo a tali vicende, oltre all’imperialismo nazista di volersi espandere verso lo spazio orientale, assoggettando il popolo slavo con l’obiettivo di annientare il sistema comunista vigente in tale continente. Più di 3000 uomini tedeschi lanciarono offensive dilagando nei paesi baltici e nel Nord della Crimea giungendo fino a Mosca e Leningrado. Le perdite per il popolo russo furono ingenti: il 63 per cento della produzione di carbone, il 58 per cento della produzione d’acciaio, il 60 per cento d’alluminio, il 41 per cento della rete ferroviaria e le terre più fertili. Мобилизация_в_Ленинграде_летом_1941-гоL’assedio a Leningrado (i cosiddetti “900 giorni”) provocò morte e desolazione diffuse in una città isolata oramai dal resto del paese. Proprio in quest’atmosfera alienante, l’opera sinfonica di Šostakovič ha avuto un ruolo importante come collante degli animi, sollevandoli e incoraggiandoli. Il musicista stesso voleva partecipare attivamente al conflitto, ma a causa delle sue condizioni di salute venne respinto e impiegato nell’ufficio dei pompieri per sorvegliare l’ufficio del Conservatorio.

Il 27 dicembre 1941 portò a compimento l’intera composizione. Come egli stesso descriveva, il primo movimento “parla del popolo che vive una vita pacifica e felice…che ha fiducia in sé stesso e nel proprio futuro”. Convinzione suffragata, nella prima sezione, dal suono di archi e timpani, sviluppata dai fiati; mentre nella seconda, è presente il passaggio dagli archi ai legni con più respiro lirico e nella parte centrale vuole ricostruire l’impatto emotivo della guerra con un tema di marcia. Il secondo e il terzo movimento riducono la tensione provocata dal movimento precedente, creando un clima di distensione e riflessione, minato a tratti da un senso del patetico e del tragico. Nella parte finale il tema musicale giunge all’esaltazione epica dei contenuti, trasmettendo al pubblico un senso di monumentalità e magniloquenza. La settima sinfonia venne eseguita il 5 marzo 1942 nella Casa della Cultura di Kuybyshev dall’orchestra del teatro di Bol’šoj, diretta da Samuil Abramovič Samosud. In seguito la partitura venne trasportata tramite microfilm, con avventure rocambolesche, attraverso la Persia e l’Egitto, fino agli Stati Uniti dove l’orchestra della NBC, diretta da Toscanini, ne diede esecuzione. Il 9 agosto 1942, dagli altoparlanti della periferia di Leningrado, si diffuse tale sinfonia, durante le incursioni tedesche, suonata dall’orchestra della Radio, formata da musicisti richiamati dal fronte per l’occasione, per dimostrare che l’animo della città era ancora vivo e che non si abbatteva.

La musica come baluardo della propria identità storica. La musica come mezzo per esprimere il proprio sentire comune, la propria ideologia, per rivendicare i propri ideali. La musica come coscienza e memoria storica di un paese, di una civiltà: “noi ci difenderemo con la musica. Anche la nostra arte è seriamente minacciata”. I Russi non si dettero per vinti e si ripresero sferzando controffensive incisive, trasferendo anche gli impianti industriali dalle zone invase, al di là degli Urali, per proteggerli. Arrestarono l’avanzata nemica innanzi a Mosca e il piano di guerra-lampo tedesco naufragò, e l’esercito sovietico si adoperò per la riconquista dei territori perduti.

Di: Costanza Marana

Fonti:

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