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lunedì 29 agosto 2016

Ildegarda di Bingen: la Sibilla del Reno

Il panorama dell’Età di Mezzo è costellato da personalità femminili dotate di un forte ascendente e carisma all’interno della comunità. L’interpretazione di stampo manichea che considerava la donna simbolo del male, la sviliva nella sua identità e coniugava assieme misoginia e maschilismo, non è stata suffragata da tutti gli studiosi. Soprattutto dopo l’evoluzione nella metodologia storica che, dopo il superamento del trend tradizionale dell’800-900, ha ampliato lo sguardo sul campo storico delle pratiche quotidiane, sulle prassi abituali creando il trend della “Nuova Storia” e gli “Annales”. Declina il concetto di histoire historisante, ovvero di quella ricerca storica che troppo concentrata su sé stessa tendeva ad inaridirsi.

Nelle parole di Le Goff: “una statistica, una curva di prezzi, una fotografia, un film, un utensile…sono documenti di prim’ordine”. Storico, che si è distinto per l’interesse a questi aspetti e per una diversa indagine dell’universo medievale, è Georges Duby. Egli con rigore scientifico, oltre ad esaminare le basi economiche e giuridiche della struttura feudale, ha investigato sui sistemi parentali, e in particolare sulle dinamiche matrimoniali, portando alla luce il ruolo delle donne nel suo “Il cavaliere, la donna e il prete. Il matrimonio nella Francia feudale”. Egli ha contribuito a dare legittimità alla tematica femminile, accogliendola in una dimensione storiografica di maggiore apertura e diffondendola presso un ampio pubblico.Contrastando il pregiudizio che la donna nel medioevo fosse in uno stato di minorità. L’universo femminile non più esser visto come anonimo, inafferrabile. E’ proprio in linea con questo differente approccio al casus che, personalità come, “la sibilla del Reno”, vengono alla luce. Ildegarda di Bingen, femina docta, nota per le sue visioni mistiche, nasce nel 1098 a Bermersheim in Renania. La sua famiglia nobile la deputa al ruolo monacale come prassi per non disperdere il patrimonio in caso di molti figli. Sua tutrice sarà Jutta, contessa di Sponheim, che è la fondatrice di un convento di clausura. La conservazione dei privilegi nobiliari è il suo monito e lo trasferisce alle consorelle. Ildebranda ne fa tesoro e quando lei stessa fonderà un istituto religioso accoglierà solo adepte di nobili casate. Nel 1115 prende i voti e sarà alla direzione di un convento.

Il 1141 è l’anno cruciale in cui inizia ad avere le prime visioni mistiche, che raggrupperà nella sua opera “Scivias”. Seguirà “Liber vitae meritorum” e il “Liber divinorum operum”. La sua notorietà giunge al papa Eugenio III che, guardando con sospetto tali questioni, la farà supervisionare da una commissionead hoc. L’operato di Ildegarda viene reputato valido, parte predominante in tale decisione èBernardo di Clairvaux. Ella gli scrive lettere con umiltà rendendolo partecipe di ciò che ella sente: Ti prego ascolta me, tua serva indegna. Non ho mai vissuto con sicurezza din dalla prima infanzia, cerca perciò di comprendere secondo la luce dello Spirito Santo, ciò che v’è di vero in quanto mi è stato rivelato. Durante la visione io comprendo il Salterio e i Vangeli, tuttavia non conosco le lettere tedesche. Sono ignorante, ma la mia anima è istruita… A volte mi trovo stesa in un letto, inferma, in seguito a queste visioni e allora non mi resta che il silenzio. Alla sua richiesta d’aiuto Bernardo risponde che lei riesce a penetrare i segreti celesti, che conosce in virtù dello Spirito Santo, congratulandosi della grazia divina che risiede in lei. L’animo di lui si prostra dinnanzi alla forza e alla carica che trasmette Ildegarda. Ella, secondo Bernardo, in preda ad estasi e rivelazioni, è testimone di una condivisione mistica di grazia e questo la rende creatura al di sopra degli uomini e delle loro possibilità. E’ padrona della scienza interiore. Viene quindi autorizzata dal papa a proseguire nella sua attività rivelatrice dei misteri dello Spirito Santo. Con l’aiuto di Volmar, che diventa suo collaboratore e segretario, ella intensifica la sua opera. Altro legame fondamentale che ha avuto nella sua vita è quello con Riccarda von Stade. Una relazione dai toni enfatici ed esasperati che desta equivoci. Un rapporto possessivo che sublima o surroga un’impossibilità di manifestare un altro tipo di passione.

Nel 1151 Ilbegarda entra in crisi e si addolora per l’allontanamento di Riccarda che diventa badessa di Bassum e poco dopo il suo arrivo la morte la colpisce. La voce che non mi tradisce mai mi aveva fatto sapere che dovevo amare quella giovine che mi è stata vicina per il suo spirito…ma Dio l’ha amata più di tutti non ha voluto abbandonarla a un’amante rivale, il mondo, e l’ha presa con sé: così scrive la sibilla del Reno compiangendo la sua compagna. La sua notorietà si diffonde sempre di più e intraprende carteggi con personalità religiose eminenti. E’ noto il suo alterco con Federico Barbarossa che la voleva presso di sé, alla quale richiesta ella risponde con veemenza il suo diniego e la sua riprovazione per la sua condotta di aver nominato l’antipapa Pasquale III versus Alessandro III. Tale è il suo carisma che genera ira nel sovrano. La sua attività prosegue indefessamente con l’apporto di monaci quali Goffredo, Gilberto di Gembloux. Molti personaggi le fanno visita nel suo monastero. Questa paupercula femina nonostante affermasse di non conoscere il latino, comunque padroneggiava i testi sacri la Bibbia il nuovo testamento il cantico dei cantici, le opere di Boezio, di S. Agostino, il Timeo. La sua trattazione si divide in due generi principalmente: il primo la raccolta delle sue visioni; il secondo le opere basate sull’osservazione della natura e argomentazioni di carattere mistico-scientifico. Del primo ambito fa parte ciò che la sua memoria mantiene dall’apprendere ciò che vede. Ella afferma che in un solo attimo vede, ascolta, conosce in egual modo. Le parole che ascolta sono come una fiamma che arde, come “una luce vivente che non ho la possibilità di chiarire né come né quando il fenomeno si verifica”. E ribadisce la sua impossibilità di scrivere secondo il metodo caro ai filosofi, la sua scarsa cultura e assenza di insegnanti. Come se quello che le si rivelasse fosse di un linguaggio di un mondo superiore, non retto dalle leggi cognitive della realtà vivente. “La luce che scorgo non può dirsi limitata a un luogo e non può essere misurata”. Denota anche un atteggiamento di modestia che in realtà è il suo punto di partenza per poi affermare con ogni convinzione le sue idee.

A tal riguardo si batterà strenuamente contro l’eresia dei catari diffusa in quel periodo, dopo l’episodio di Colonia, nel quale un gruppo agguerrito di eretici declama il proprio credo e viene condannato al rogo. Ildegarda dopo aver appreso la notizia ha una visione: vede Cristo e il suoglaudius ex utraque parte acutus, la tuba suonata dal quarto angelo oscura la terza parte del sole e della luna, del giorno e della notte. Dio riesce a domare i quattro venti spirati dai quattro punti cardinali che portano il male. Quest’immagine rappresenta l’iniquità connessa all’eresia che può condurre alla perdizione. Il peccato visto come un grande uccello che getta le uova in quanto velenose poiché ha rifiutato la fede cristiana. Una visione apocalittica, con riferimenti a S. Paolo e Giovanni. Altro ambito di Ildegarda è l’osservazione scientifica della natura. Interessante è la suadissertazione sulla natura femminile incline alla debolezza fisica, ma forte nel sopportare le fatiche della maternità del parto. Ella espone la teoria dei quattro temperamenti umorali, soffermandosi su tre in particolare: donna sanguigna, collerica e flemmatica. Nel primo caso il sangue è scuro e è dotata di fertilità; nel secondo caso è dominata dalla bile e tende a dominare l’uomo e nell’ultimo caso è una donna severa nell’aspetto, di poche parole, ma di indole fattiva. Prosegue nella trattazione soffermandosi anche sugli aspetti del regime sessuale di tali tipologie femminili. Ella scrive anche un libro dove raccoglie un erbario, una raccolta di ricette mediche: la Phisica. Altra attitudine ed espressione del suo misticismo è la musica. Ella, pur non possedendo una cultura musicale, compone dei brani che mescolano la tradizione del canto gregoriano ad intuizioni che precorrono i tempi, anticipando addirittura il linguaggio tonale. Nelle sue stesse parole: “Composi anche canzoni e melodie in lode di Dio e dei Santi, senza che nessuno me lo insegnasse, e le cantavo, anche se nessuno mi aveva insegnato la notazione musicale e il canto”.

FONTI: https://www.youtube.com/watch?v=Lbg4TSP44yU

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