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martedì 5 luglio 2016

Verzegnis e le sue 'indemoniate'

L’organo riproduttivo femminile, l’utero, in greco Hysteron, da vita all’etimologia della parola Isteria, malattia che comporta gravi crisi nevrotiche. Sin dalla sua scoperta, per i medici dell’800, questo disagio psichiatrico era conseguenza di uno spostamento uterino, quindi il genere femminile ne era automaticamente portatore sano. Con il progresso della medicina e della psichiatria fortunatamente questa assurda credenza è andata via via dissipandosi, ma per lungo tempo rimarrà la causa primaria per cui molte donne furono rinchiuse in strutture psichiatriche, anche contro il loro volere.

L’isteria non è comunque un caso che si manifesta su singole persone, ma può coinvolgere anche un gruppo intero di individui, prendendo il nome di isteria collettiva. Gli studi scientifici, da quanto sono sbocciati nel XIX secolo, sono costellati di indagini su casi di questo genere, che, con il processo di industrializzazione, quindi con l’avvento dell’era contemporanea, sembrano intensificarsi. Anche in Italia sono stati documentati episodi di isteria collettiva che hanno lasciato più domande che risposte sulle sue origini e sulle sue dinamiche. Il caso più esemplare, che vogliamo oggi proporvi, è quello di Verzegnis, piccolo paesino situato nella zona montana della Carnia, nell’attuale Friuli Venezia Giulia.

image002Siamo nel 1878, la Regione è stata da appena dodici anni annessa al Regno d’Italia ed è ancora molto ruralizzata. Il paesino di Verzegnis è un posto tranquillo dove vivere, senza sconvolgimenti, anche se la minaccia austriaca, che aveva abbandonato solo un decennio prima i luoghi, è costantemente presente. Il Governo italiano non è particolarmente interessato a ciò che succede in queste terre, ma nel giro di pochi mesi, sarà obbligato dagli eventi a occuparsene direttamente.
Nel gelido inverno delle Alpi Carniche la tranquillità di questo paesino fu fortemente scossa, quando, due giovani ragazze iniziarono ad avere comportamenti anormali: urla, schiuma dalla bocca, convulsioni, parole e suoni incomprensibili. Normali giovinette, docili e devote che improvvisamente bestemmiavano e diventavano violente scossero la popolazione che non poteva fare altro che pensare, per la sua formazione prettamente religiosa, ad una possessione demoniaca. I cittadini preoccupati per le loro anime chiesero aiuto alla Chiesa: il primo ad essere interpellato fu il parroco di Tolmezzo, don Giacomo Paschini, originario di Verzegnis, che si recò immediatamente a casa di una delle malate, trovandosi davanti una scena raccapricciante, descritta egregiamente nelle ricostruzioni effettuate dalla ricercatrice friulana Luciana Borsatti in Verzegnis 1878-79. Un caso di isteria collettiva in Carnia alla fine dell’Ottocento (1989): «Raggiunta la casa da cui quelle voci provenivano vi trovò distesa sul letto, “composta, vera immagine d’innocenza e vestita”, la più giovane delle donne affette dal male: una ragazza di quindici anni assistita dalla madre perché non rischiasse di morire soffocata. La comparsa del prete acuì la crisi della fanciulla, che accentuò  “le citate espressioni, i contorcimenti della persona, le smanie”. La madre spiegò che, da sedici giorni a quella parte, le crisi si succedevano con frequenza regolarissima: dalle cinque di mattina alle tre del pomeriggio; poi, dopo un’ora esatta di pausa, per un altro quarto d’ora, e quindi per altre due ore, dalle sei alle sette e dalle nove alle dieci; il riposo notturno, infine, veniva interrotto da “qualche clamore” soltanto di quando in quando. Alle tre di quel pomeriggio, infatti,  la ragazza si alzò come se niente fosse accaduto, salutò cristianamente il prete senza alcun imbarazzo, disse di sentirsi bene e cercò le sue scarpe  per recarsi all’orazione in chiesa; era infatti, [..], “una delle giovani più buone del paese”. Ciononostante, e benché non potesse cibarsi che di un po’ di latte con acqua nei momenti di quiete, la ragazza era capace della più grande energia fisica nel corso delle crisi e di gesti violenti e ribelli: “ogni qual tratto cerca di levarsi di dosso  oggetti di devozione, come medaglie, crocifissi, l’abitino del Carmine, di cui ne è insignita alla cui confraternita pure ne sono iscritte tutte le altre”». Pur incerta, esitando, la Chiesa autorizzò, anche dopo i resoconti del parroco del paese Giovanni D’Orlando, alcuni esorcismi, senza che diedero alcun risultato soddisfacente. Anzi la situazione, divenendo di dominio pubblico, fece estendere il contagio isterico nel giro di qualche mese, e anche altre donne, per un totale di quaranta, di età compresa tra i 14 e i 60 anni, si ammalarono. Ai sintomi precedenti vi si aggiunsero inoltre anche una forza sovraumana e la capacità di parlare linguaggi mai sentiti prima. Il clamore del caso portò molti medici, studiosi, cronisti, guaritori a recarsi nella Carnia per riuscire a ricercare la causa di tale fenomeno, ma le soluzioni indagate furono tutte molto riduttive.
Fu così che divenne necessario l’intervento statale, soprattutto dopo la prima dimostrazione pubblica del fenomeno, ossia quando, durante una messa, alla celebrazione dell’eucarestia, una delle ragazze cadde in preda ai vaneggiamenti e alle blasfemie. Lo Stato inviò in loco un prefetto, accompagnato da una scorta ingente di Carabinieri, che tuttavia non riuscirono ad arginare il problema.

isteria-di-massaSi passò quindi all’impiego dell’Esercito per sedare il contagio e il terrore generale, e nell’aprile del 1879, dopo più di un anno di crisi, tutte le donne (in totale diciassette) ancora contagiate, o anche sospette, furono deportate involontariamente e internate presso il Manicomio Statale di Udine. Così si arrestò effettivamente l’epidemia e il paese tornò alla tranquillità, anche se gli investigatori soggiornarono ancora a lungo in loco per trovare delle spiegazioni scientifiche al problema. Alla fine gli studiosi, tra cui i medici udinesi Fernando Franzolini e Giuseppe Chiap, che per primi si occuparono delle donne prima in loco, poi presso l’ospedale del capoluogo provinciale, arrivarono alla conclusione che si trattava di un caso particolare di istero-demonopatia, ovvero un episodio di isteria di massa legato al misticismo religioso, molto praticato in quelle valli isolate, in cui la Curia era l’unico punto di riferimento, specialmente per le donne, che vi trovavano l’unico spazio approvato socialmente del proprio agire personale. Le internate furono sottoposte a vari test e si formulò, infine, come unica terapia possibile, l’isolamento forzato in case di cura o presso le abitazioni dei parenti. I dottori, inoltre, vietarono qualsiasi tipo di esorcismo, che come detto precedentemente, erano stati invano tentati. Ne nacquero anche accuse da parte dello Stato nei confronti del clero, accusato di aver suggestionato il popolo in modo troppo enfatizzato con storie bibliche di peccati capitali, possessioni demoniache e redenzione per mezzo della preghiera.
Il caso di Verzegnis fu preso quindi per molto tempo come caso-studio per capire quella patologia che, per i positivisti, era esclusivamente femminile, scordandosi però un importante dettaglio degli strani eventi che coinvolsero il villaggio montano: il Prefetto soggiornò per qualche mese nelle zone in questione e curiosamente uno dei Carabinieri, facente parte della sua scorta, improvvisamente si ammalò dello stesso male che affliggeva le ragazze. Anch’egli fu esaminato accuratamente dai medici migliori, ma, nonostante la diagnosi fu la medesima delle donne di Verzegnis, il soldato fu rispedito al suo paese di origine, Santa Maria Capua Vetere, dove trovò giovamento e si rimise senza danni collaterali. Perché allora le donne furono deportate coattivamente e il carabiniere no? Il caso friulano, che probabilmente non era altro che un’intossicazione alimentare dovuta a della segale cornuta, è anche uno spunto di riflessione su come la scienza ha trattato per troppi secoli il corpo femminile, descritto e immaginato come il luogo per eccellenza delle pulsioni più demoniache e disumane possibili. Anche gli intellettuali come Baudelaire, saranno di questa opinione, tanto da affermare che «la donna è naturale, cioè abominevole!». La reazione della Chiesa, dello Stato italiano e della comunità a questo fenomeno non sono altro che, in fondo, lo specchio di una società che per lungo tempo vorrà legiferare sul corpo della donna, temendo fortemente la sua possibile presa di coscienza, quindi la sua emancipazione.


Di: Simona Amadori

Fonti:
Luciana Borsatti, Verzegnis 1878-79. Un caso di isteria collettiva in Carnia alla fine dell’Ottocento, in Quaderni della Comunità montana della Carnia, vol. 7, Comunità montana della Carnia, 1989
George Duby, Michelle Perrot, Storia delle donne, vol. 4 – l’Ottocento, Editori Laterza, Bari, 1991
Sitografia:
http:/barbaraganz.blog.ilsole24ore.com/2014/06/24/le-possedute-di-verzegnis-e-il-caso-di-isteria-che-sconvolse-il-friuli-una-storia-di-fine-800-con-una-morale-alquanto-attuale

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