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domenica 10 luglio 2016

Hippo Water Roller Project: una nuova speranza per i Paesi in via di sviluppo

In Africa più che in altre parti del mondo, in particolare nella zona subsahariana, la mancanza di acqua provoca più vittime di quante ne facciano guerre e malattie. Secondo le stime più recenti, sono quasi 300 milioni gli abitanti del Continente Nero che non hanno accesso all’acqua e moltissimi sono i villaggi isolati del tutto da qualsiasi fonte idrica.

Questi dati fanno innanzitutto emergere in me la sconcertante verità del paradosso che si cela dietro il grande mistero della vita: per quale motivo, al momento della mia nascita, qualcosa ha fatto sì che io venissi al mondo in un posto dove basta lo sforzo di pochi muscoli per aprire un rubinetto e usufruire del gettito ininterrotto di litri e litri d’acqua, mentre altrove si è costretti a non poter neanche permettersi un bicchiere al momento del bisogno? In questo preciso momento, proprio mentre sto scrivendo, un fortissimo temporale si sta abbattendo dalle mie parti; mi affaccio alla finestra e osservo le reazioni con cui il mio mondo interagisce al fenomeno: ombrelli, gente che corre, maledizioni pronunciate da volti inzuppati di persone prese alla sprovvista; perché invece ad un’altra latitudine qualcuno nel 2016 saluterebbe l’evento con la bocca e la lingua spalancate verso il cielo, per approfittare finalmente d’un po’ d’acqua e correre a dissetarsi e lavarsi? Già i più antichi avevano intuito quale importante risorsa fosse: solo se progettata lungo un corso d’acqua abbondante, una civiltà poteva sperare di crescere e prosperare. Forse aveva visto giusto Talete, che considerava l’acqua come la fonte generatrice (Archè) di ogni cosa. Essendo noi composti in larga misura di acqua e abitando un pianeta ricoperto a sua volta da una grandissima quantità di essa, l’acqua appare realmente come la più importante materia prima che abbiamo a disposizione: senza oro, petrolio e carbone si è poveri, senza acqua si è morti. Esistono numerosissimi villaggi africani in cui la popolazione, specialmente donne e bambini, è impegnata quotidianamente nella lotta alla sopravvivenza. Ci si sveglia presto e ci si prepara a camminare sotto il sole per ore e ore, percorrendo svariati chilometri, solo per arrivare alla fonte d’acqua più vicina, spesso inquinata e proliferante di malattie.

Queste necessità costituiscono un gravissimo problema per la crescita culturale e sociale di questi posti. In un ambiente in cui la popolazione è obbligata a passare metà del tempo di ogni giornata a procurarsi un bene così prezioso come l’acqua, lo stile di vita della collettività non può che restare sempre ad una forma primitiva; questo perché non si hanno ancora le capacità per permettersi un accumulo di risorse necessarie ad assecondare i più basilari (per noi) bisogni naturali. Una mente difficilmente potrebbe produrre qualcosa di socialmente utile ed emancipato, se il corpo da cui dipende occupa gran parte del suo tempo a dover soccombere ai limiti e al peso che la natura stessa esercita su di lui. È stato calcolato che ogni giorno, sono 150 milioni le ore destinate alla raccolta dell’acqua da parte di donne e bambini. Quando finalmente si arriva al pozzo , ci si riempie la propria tanica o qualsiasi altro recipiente, e si torna a casa. Ormai è entrato nell’immaginario comune la donna che riesce, dopo anni di sforzo e allenamento, a posizionare sulla sua testa (grazie al Cercine) il prezioso carico di cui si è munita senza sentirne il peso più di tanto.

Sebbene sia diventata quasi caratteristica, è probabile che nei prossimi anni questa tradizionale figura scomparirà; questo perché la silhouette tipica del “raccoglitore d’acqua”da poco si sta avvallando, in fase sempre crescente, di una innovativa invenzione; essa stupisce per la sua semplicità e per la sua strabiliante efficacia. Tutto parte dal lungimirante progetto di due ingegneri sudafricani, Pettie Petzer e Johan Jonker, che arrivarono al concepimento dell’Hippo Water Roller alla ricerca di un modo per creare un sistema di assistenza alla disagiata situazione delle popolazioni quotidianamente in lotta per l’approvigionamento dell’acqua. Il loro progetto, insignito nel 1997 del “Design for Development Award” dal South African Bureau of Standards and its Design Institute, si rivelò subito in tutta la sua rivoluzionaria portata. Si tratta sostanzialmente di una botte (che ricorda nelle sembianze un contenitore per sorprese dell’Uovo Kinder), facilmente trasportabile a mo’di passeggino grazie a delle assi di acciaio assicurate al corpo principale. Così composto, l’Hippo Roller pesa 10 chilogrammi e permette di trasportare con facilità, in una volta sola, oltre 90 litri d’acqua: una quantità ben 5 volte maggiore rispetto a quanto fosse possibile trasportare prima. Utilizzabile senza sforzo persino dai bambini, "l'ippopotamo rotolante” si sta imponendo come una vera e propria rivoluzione tecnica e sociale.

Ad oggi sono circa 46.000 gli esemplari distribuiti (in Africa come in Asia), ed è già possibile osservare i netti miglioramenti che l’esistenza di questo oggetto sta permettendo: innanzitutto una drastica riduzione dello sforzo fisico e psicologico cui donne e bambini erano sottoposti, sentendo adesso recuperata la loro dignità, nonché la loro morale, di esseri umani. Con la possibilità di raccogliere un quantitativo considerevolmente maggiore d’acqua, l’igiene e la salute fisica non sono gli unici fattori ad essersi elevati: la cosa sostanzialmente strabiliante è che adesso che c’è la possibilità di non essere più costantemente assillati dai bisogni naturali, queste persone possono dedicarsi ad altre attività socialmente utili; c’è per i bambini più possibilità di andare a scuola e studiare, mentre le donne possono dedicare più tempo per la propria cura e per quella della loro famiglia, favorendo in generale un miglioramento della collettività e dello stile di vita nei villaggi. In continua fase di crescita e modernizzazione, il progetto sta raccogliendo investimenti da ogni parte del mondo, e sono moltissimi i Paesi in via di sviluppo che hanno deciso di adottare nei prossimi anni questo nuovo e simpatico oggetto, dimostratosi nella sua “imbarazzante”praticità più utile di mille parole e discorsi.

Di: Francesco Fiore

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