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venerdì 20 maggio 2016

Gli anni ‘70 nella New York dominata dalle gangs


Nel 1979 uscì al cinema un film destinato a diventare un cult: The Warriors - I guerrieri della notte. La pellicola, anche se a ridotto budget, portò alla luce, in modo oggettivo e spassionato, la gravosa situazione in cui versava New York, totalmente differente da come possiamo immaginarcela oggigiorno. Con toni un po’ romanzati, veniva descritta la città “che non dorme mai” come un covo sporco, pericoloso e con un’alta presenza di immigrati provenienti da ogni paese del mondo, estremamente ghettizzati.

Ogni immigrato, infatti, per ragion di logica, si stabiliva in quartieri in cui vivevano molti suoi connazionali, per trovare protezione e supporto, anche economico, che erano più che necessari per sopravvivere nella metropoli. La polizia non osava lontanamente mettere piede nei quartieri più problematici, e da inizio anni 60’, per intensificarsi negli anni ’70, il crimine ebbe largo spazio per radicarsi e diffondersi.

Sulla base delle mitologiche “Five Points Gangs”, tanto descritte dallo scrittore Herbert Asbury e fonte di ispirazione per il capolavoro cinematografico “Gangs of New York” di Martin Scorsese, molti giovani si organizzarono in bande per controllare il proprio quartiere sotto ogni punto di vista. Perlopiù formate da ragazzi dai 14 anni fino ai 30, sia maschi che femmine, le gangs avevano il controllo di ogni traffico di cose e persone da e per il proprio quartiere: dalle rapine, alla prostituzione, allo spaccio di stupefacenti e non solo; tutte le gangs erano attive nel quartiere anche dal punto di vista della protezione e del controllo sociale, essenziale nella New York degli anni ’70, descritta da molti giornalisti e fotografi dell’epoca che hanno condotto notevoli inchieste in loco, come una terra desolata, abbandonata e senza prospettive future.

La più pura povertà, lontana dall’immaginario moderno fatto di grandi grattacieli e lusso smodato.Con l’intensificarsi della disastrosa condizione, sempre più giovani inizieranno ad associarsi alle bande di strada, le quali, accrescendo di numero, inizieranno a dotarsi di una gerarchia, di vere e proprie uniformi (con simboli e scritte che evocavano il nome della banda) e di piani strategici per il controllo del proprio appezzamento di terra. Con il crescere dei componenti, anche la dissidenza interna nei confronti di un leader o di un altro emergeva, dando vita a scissioni interne che portarono inevitabilmente alla nascita di nuove gangs nello stesso quartiere. Questa sarà la premessa per l’inizio di lotte in strada e omicidi cruenti per il controllo del territorio tra le varie fazioni.

Una porzione di new york, in particolare, sarà protagonista della violenza per una lunga decade, il Bronx, che tutt’oggi si trascina ancora la fama di non essere per nulla un luogo sicuro. Tra il 1970 e il 1979 erano attive più di dieci gangs (in tutta New York solo nel 1974 erano 315), dislocate per tutto il distretto e concentrate principalmente nel settore sud noto come South Bronx. Tra le più importanti sono da ricordare i Savage Skulls, i Black Spades e I Ghetto Brothers. In particolare le prime due si distingueranno per azioni violente a danno dei residenti e dei componenti delle bande rivali; mentre l’ultima si distinguerà anche per azioni di riqualifica del proprio territorio, contribuendo alla pulizia e al controllo sociale (i quartieri periferici erano infatti parzialmente abbandonati dalla raccolta della nettezza urbana. Inoltre poche erano le attività ricreative e aggregative presenti ed erogate dall’amministrazione comunale). Per quanto riguarda i crimini più violenti, secondo uno studio pubblicato dal U.S. Government, dal 1971 al 1979 più di  450 componenti delle gangs del South Bronx erano stati arrestati con l’accusa di omicidio, mentre su una buona fetta dei restanti pendevano accuse di possesso ed uso di stupefacenti, aggravate da reati di violenza sessuale nei confronti di molte donne di gangs affiliate o rivali. Esisteva un macabro gioco che veniva praticato per “passare le serate” noiose che consisteva nello scolarsi sei lattine di birra, e una volta ubriachi, trovare sei ragazze disposte ad avere rapporti sessuali, consenzienti e non. Fare un rapporto preciso di quanti ne siano stati commessi è impossibile in quanto gran parte degli stupri non verranno mai denunciati.

Fu questa situazione disastrosa portata al limite del sopportabile che portò alla scalata nella carriera giudiziaria del futuro Sindaco Rudolph Giuliani, che dal 1977 si stabilisce definitivamente a New York come avvocato, divenendo nel 1983 Procuratore Federale del South District. Giuliani si guadagnerà l’appellativo di “Procuratore di ferro” per la sua intransigenza nei confronti di ogni piccolo e grande criminale. Il procuratore, infatti, basandosi sulla “Teoria delle finestre rotte”, dichiarerà guerra ad ogni tipologia di crimine. Questa teoria, elaborata dai criminologi James Q. Wilson e George Kelling, afferma che la criminalità è un morbo contagioso: “Se una finestra è rotta e non viene riparata, chi vi passa davanti concluderà che nessuno se ne preoccupa e che nessuno ha la responsabilità di provvedere. Ben presto ne verranno rotte molte altre e la sensazione di anarchia si diffonderà da quell’edificio alla via su cui si affaccia, dando il segnale che tutto è possibile. In una città, problemi di minore importanza, come i graffiti, il disordine pubblico, la mendicità aggressiva, l’incuria, la sporcizia, sono l’equivalente delle finestre rotte, ossia inviti a crimini più gravi: rapinatori e ladri, sia occasionali sia di professione, sanno che le possibilità di essere catturati, o persino identificati, si riducono se agiscono in strade in cui le vittime potenziali sono già intimidite dalle condizioni dominanti.”

Usando il pugno di ferro contro i piccoli criminali, dai lavavetri ai semafori, ai mendicanti molesti, Giuliani iniziò lentamente, ma efficacemente a sradicare il problema della criminalità legate alle gangs, giocando anche sul clamore mediatico che riscuotevano i suoi arresti a cui seguivano le “perp walks”, le camminate in un luogo affollato dai mass media che avevano la possibilità di fotografare l’arrestato e di diffonderne le immagini nell’etere. Queste camminate della vergogna, sempre secondo il futuro Sindaco, erano essenziali per dissuadere i restanti componenti delle bande a commettere reati. La sua politica di Tolleranza Zero, attuata poi con ancor più vigore durante i suoi mandati presso il municipio newyorkese, hanno contribuito notevolmente a distruggere il clima di terrore che le gangs newyorkesi avevano a lungo protratto. Tuttavia un appunto fondamentale è da fare: il merito della discesa del tasso di criminalità legato alle bande di strada non è solo conseguenza della politica di Giuliani. Con l’arrivo degli anni ’80 nuove generazioni entrarono a far parte delle gangs che insieme si accordarono per cessare i sanguinosi omicidi che affollavano le strade notturne della metropoli, non rinunciando però al controllo sul proprio pezzo di quartiere.


A tal proposito consigliamo la visione del documentario uscito nel 2015 Rubble Kings di Shan Nicholson. Qui il trailer https://www.youtube.com/watch?v=xmJ39Tmg540 e il rimando al sito ufficiale http://rubblekings.com/.


Di: Simona Amadori

Fonti:
Irving A. Spergel, The Youth Gang Problem: A Community Approach
C. Collins, New York Street Gangs of the 70's: A Decade of Violence, in Law and Order journal, December 1980
Jeff Chang, Can't Stop Won't Stop: A History of the Hip-Hop Generation
http://www.dailymail.co.uk/news/article-2198374/The-REAL-Warriors-Stunning-images-inside-captivating-world-feared-70s-Bronx-gang-known-The-Reapers.html
http://www.thebboyspot.com/new-york-street-gangs-of-the-70s/

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