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mercoledì 27 aprile 2016

Pensando a Chernobyl

Sono passati già 30 anni dal terribile disastro di Chernobyl, eppure, nonostante il tempo sia passato inesorabile, non si può dire lo stesso delle conseguenze che ha scatenato il più grande disastro nucleare della storia. Pensate che dal 1986 ad oggi, la popolazione è diminuita di 6 milioni e mezzo, principalmente per l'incremento delle morti infantili. La salute dei figli delle persone colpite dalle radiazioni è a dir poco preoccupante: l'instabilità genomica ha aumentato la probabilità di contrarre tumori, malformazioni e malattie genetiche. Insomma, tale disastro è una vera e propria maledizione che si tramanda di padre in figlio e non si sa come debellarla. A tal proposito, i bambini colpiti da malattie croniche sono quasi l'80 %. Esattamente, buona parte dei bambini non hanno la possibilità di condurre una vita normale, serena e spensierata, o non hanno proprio la possibilità condurla.



Un altro grande problema che rende la situazione ancor più tragica, è lo scarso accesso ai farmaci antitumorali, i quali sono accessibili solo e soltanto alle famiglie ricche che riescono a procurarseli al Mercato nero ( spesso sono le stesse farmacie ed ospedali a venderli sotto banco), mentre i più poveri sono abbandonati ad un triste destino già scritto.

Tornando un attimo indietro nel tempo, pensate che nei mesi successivi all'esplosione, venne messo in atto un progetto inevitabile, e freneticamente fu costruito il Sarcofago, com'è stata fin da subito battezzata la volta in cemento che ha ricoperto l'edificio ospitante il reattore esploso. Esso venne costruito in condizioni estreme e in tempi record, al fine di contenere il più possibile le emissioni di radioattività all'interno della struttura. C'è da dire che ha anche funzionato, ma  fin da subito ha pure cominciato a deteriorarsi, dall'interno, attaccato da calore e radiazioni. I quasi trent'anni trascorsi hanno modificato la composizione del cemento, e lo sfaldamento e la progressione delle fessure che procedono dall'interno verso l'esterno hanno infine reso indispensabile un nuovo progetto di contenimento.

Il nuovo sarcofago è alto 110 metri, lungo 164 e largo 257 ed il costo finale stimato per la struttura sarà di un miliardo e mezzo di euro. Gli archi sono costruiti con elementi tubolari in acciaio rivestiti esternamente con tre strati di pannelli applicati sulle pareti finali delle struttura. Internamente, ogni arco sarà ricoperto da pannelli in lexan, una resina termoplastica di policarbonato refrattaria ai corpuscoli, con il fine di prevenire l'accumularsi di particelle radioattive.

Fino ad oggi sono stati utilizzati circa centomila metri cubi di cemento e siamo appena a metà dell'opera,circa. Il responsabile del progetto, Viktor Zalizetsky, ha dichiarato che sarà completato entro la fine del 2017, aggiungendo e sottolineando che la struttura sia destinata a durare almeno sino al 2100. Poi, sarà punto e a capo. Ovviamente, per ritardare l'inevitabile sono previsti alcuni accorgimenti, come il flusso d'aria secca che, fatta circolare tra la volta esterna e quella interna, manterrà bassi i livelli di umidità per proteggere le strutture di metallo, ma per ora, tutto ciò fa ancora parte di elementi di progetto. Insomma, è tutto da vedere, sperando, che prima o poi, questa maledizione possa essere finalmente interrotta.

Pensando a Chernobyl c'è poco da dire, così come in ogni tragedia d'altronde, perché talvolta basta solo un piccolo pensiero, così da non dimenticare, così da apprezzare di più la vita, il tesoro più grande di cui dobbiamo prenderci cura.


A cura di:
Martino Linardi

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