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sabato 16 aprile 2016

Cesare Lombroso e la teoria della donna-delinquente

Il 6 novembre 1835 nasceva a Verona Marco Ezechia Lombroso, detto Cesare, un uomo destinato a cambiare profondamente gli studi scientifici e antropologici che, al tempo, iniziavano a proliferare e a specializzarsi. Lombroso dopo aver studiato presso l’università di Pavia e vari lavori in Italia e all’Estero, si stabilì definitivamente a Torino, dove fu assunto come medico ordinario di medicina legale presso il manicomio cittadino, iniziando ad approfondire quegli studi sull’atavismo legato alla delinquenza che lo faranno diventare celebre in tutto il mondo.

Nello studiare perlopiù cadaveri di incarcerati o “mattoidi” (così definite all’epoca persone con patologie mentali), Lombroso cercherà di delineare le cause genetiche che portavano molti uomini a compiere atti di delinquenza, in particolare quelli più violenti, come omicidi e stupri. Nel caso specifico l’antropologo iniziò a studiare ossessivamente i crani degli incarcerati, le loro dimensioni, e gli spazi adibiti agli organi cerebrali. E fu così che nel 1870 gli arrivò la “rivelazione”: studiando il cranio del brigante Giuseppe Villella, notò una deformazione ossea concava presente nello spazio di congiunzione tra i due emisferi del cervelletto, noto come verme cerebellare. Questa, non è altro che una fossetta che si crea quando il suddetto si sviluppa in modo significativo, cambiando da persona a persona e non delineando scientificamente alcuna significativa tara mentale o propensione alla delinquenza derivata da tale deformazione. Tuttavia per Lombroso fu la prova schiacciante che dimostrava la sua teoria atavista (dal latino atavus, antenato), la quale avrebbe dovuto dimostrare come la deformazione del Villella appurasse un ritorno ad una condizione primitiva, quindi ad una particolare condizione caratteriale che svilupperebbe la capacità nei soggetti predisposti a compiere crimini.

Dalla teoria atavista nessun genere era escluso, neppure le donne, su cui Lombroso effettuò cospicui studi antropologici. Nonostante fosse a livello politico e sociale un grande sostenitore della parità di genere, il medico torinese non era impermeabile alle concezioni dell’epoca sull’inferiorità femminile. Nel particolare Lombroso affermò che la donna «non sarebbe criminale nella misura in cui lo è il genere maschile, ma non per maggiore moralità o buon senso; […] bensì in quanto incapace di essere criminale per mancanza di coraggio e di vigore fisico, nonché di intelligenza».Lombroso coniò la figura della “donna delinquente”, definendo ogni donna tale, poiché tutte possedevano questa mancanza di intelligenza che poi, in alcuni casi “rari” sfociava in una devianza. L’antropologo sviluppò la teoria secondo cui la donna è sempre deviata in quanto possiede in sé “una eccezione a doppio titolo; come criminale e come donna”: possiede infatti i caratteri tipicamente “femminili” che la renderebbero “normale”, ma allo stesso tempo diventa  capace di commettere delinquenza quando possiede anche una tendenza alla mascolinità. Quindi donne che portavano in loro queste caratteristiche caratteriali (e caratteristiche fisiche specifiche come zigomi sporgenti, anomalie dentarie o un sovrannumero di ossa piatte nel cranio) possedevano quei segnali genetici evidenti, per lo studioso, che avrebbero portato quella donna a commettere sicuramente un crimine di qualche genere, primo tra tutti la prostituzione, vista come la prima forma di delinquenza possibile per il sesso femminile, al pari del furto in quello maschile. Lombroso infatti, per arrivare a concernere tali teorie, studiò a fondo la costituzione corporea e caratteriale delle prostitute visitate in carcere, per poi studiarne i loro cadaveri una volta decedute. Uno dei più noti studi effettuati da Lombroso su una donna riguardano il caso giudiziario di Luigia Sola Trossarello, un caso che sconvolgerà l’opinione pubblica dell’epoca.

La scrittrice Laura Trossarelli, in Condannate Luigia Sola!, racconta la vicenda autobiografica della sua lontana parente, che secondo le cronache del tempo sarebbe stata la mandante dell’omicidio dell’ex amante Francesco Gariglio, avvenuto il 24 novembre 1876, in quanto gelosa del suo imminente matrimonio con una nuova donna. L’esecutore materiale, Giacomo Zannotti, confessò e fece il  nome di Luigia, che venne processata e condannata a morte il 14 luglio 1877, anche se la pena fu poi commutata in ergastolo. Per la perizia, richiesta dalla commissione giudiziaria, fu appunto chiamato Lombroso che ne studiò prima i tratti fisici poi quelli mentali, arrivando a quello che avrebbe definito Freud qualche anno più tardi come psicanalisi. Lombroso riscontrò in lei «la comunanza di alcuni caratteri psichici con quelli delle donne perdute (prostitute); la libidine, la facilità con cui si mesce nelle osterie con ladri e sicari e mezzane; la passione delle fattucchiere; la spensieratezza bonaria e generosa, alternata con l’avidità dei guadagni; l’amore dei balli e degli spettacoli e dei romanzi sanguinari; la facilità con cui passa rapidamente dalla tristezza all’allegria e dall’amicizia all’ira, alla vendetta e al sangue». Come è evidente Luigia era una donna apparentemente normale, ma insita in lei, per ragioni genetiche, vi era una predisposizione naturale per la delinquenza, in particolare per l’omicidio.

Lombroso, grande studioso e grande pioniere della genetica, è stato evidentemente ed esageratamente influenzato dalla società patriarcale che dominava all’epoca. La sua convinzione che le donne potessero in qualche modo essere più selvagge degli uomini e quindi naturalmente predisposte ad essere criminali, come definite da egli stesso criminali-nate, è sicuramente una teoria invalidabile e sessista, a cui non fare riferimento in ambito scientifico. Lombroso nelle sue ricerche non tenendo sicuramente in considerazione il contesto storico che ha soggiogato il genere femminile per molti secoli, ha commesso una grave mancanza nell’indagine scientifica; ma come per tutte le teorie è necessario, per noi contemporanei, tener conto che si era iniziato da poco lo studio di queste tematiche e la società non era sicuramente pronta per la parità di genere. Quindi un grazie a Lombroso, noi donne, lo dobbiamo comunque. E’ proprio il La suonato dallo studioso che ha dato vita a molti altri studi, anche in contrapposizione alle sue ricerche e che hanno approfondito gli studi sul genere femminile, anche in una prospettiva storica, permettendo a molte donne di richiedere quell’indipendenza e quel riconoscimento sociale tanto agognato.


Di: Simona Amadori

Fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Lombroso

http://www.ritamascialino.com/cms/wp-content/uploads/2015/01/3AIPCACVRM.pdf

Visita personale presso il Museo di Antropologia criminale "Cesare Lombroso" di Torino  - http://museolombroso.unito.it/

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