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domenica 22 gennaio 2017

La Russia rivoluzionaria: tra demagogia, disordini sociali e propaganda culturale

La Russia zarista all'inizio del 900 si presentava come un paese economicamente e politicamente arretrato, composto in maggior parte da contadini assoggettati attraverso gli antichi vincoli feudali della servitù della gleba (cioè la dipendenza di un uomo dal territorio in cui vive), con una forma di governo assolutistica e un diritto di voto a favore solamente del 2% di tutta la popolazione. Scioperi, lotte per il pane di operai e contadini nel tempo portarono solo successi effimeri: la costituzione della Duma (un parlamento sottomesso però allo zar) ed il riconoscimento dei partiti locali, detti Soviet.

La Russia assolutista fu però attraversata, dall'inizio alla fine della Prima Guerra Mondiale, da ondate rivoluzionarie popolari, guidate da due rappresentanti del popolo russo: Vladimir Il'ič Ul'janov Lenin e Lev Trotsky (Trockij). Il popolo, essendo composto per il 98% da contadini e ceti medi e solamente dal 2% di nobili, avrebbe avuto facilmente la meglio e sarebbe stata solo questione di organizzazione popolare, dopodiché il vecchio governo sarebbe capitolato. Così accadde nel 1917, quando Lenin, dopo aver fornito un'organizzazione ideologica di stampo marxista alla maggior parte dei soviet russi, mobilitò alcune squadre d'assalto e, con l'aiuto di Trockij, assaltò il palazzo del governo, istituendo di fatto la “dittatura del proletariato”: la Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa.

Tra il 1917 ed il 1921 sorsero però ancora alcuni problemi interni al partito, diviso in Bolscevichi (maggioranza) e Menscevichi (minoranza) e la Guerra civile russa era alle porte. La rivoluzione era partita dai Bolscevichi, cui sia Lenin che Trockij appartenevano, ma ciò non risolse come essi speravano i conflitti interni con i Menscevichi di Martov e Kornilov (appoggiati inoltre da molti altri stati europei). A sanare questo problema, per far emergere uno dei due schieramenti, occorreva quindi strategia politica, condizionamento propagandistico e abilità diplomatica.

149849-004-EA9FDE62Lenin, leader dei Bolscevichi, aveva certamente capito il ruolo della propaganda e del giornale, uno degli strumenti più importanti di uno stato propagandistico. L'istituzione di Pravda (“Verità”, giornale comunista) fu uno dei primi compiti intrapresi quando arrivò al potere. Pravda raggiunse così gli obiettivi di propaganda bolscevica, manipolando le persone e il controllo dei mezzi di comunicazione a sua disposizione. Lenin pose sotto un forte controllo anche l'associazione russa di scrittori proletari (in seguito chiamata RAPP), che aveva iniziato a controllare i mezzi a disposizione del lettore medio. Infatti i bolscevichi erano praticamente l'unico gruppo con il permesso di contribuire alla pubblicazione di pamphlet e saggi politici, mentre i menscevichi in particolare non furono autorizzati a presentare articoli nell'associazione.

In ogni caso, questi primi anni furono precari per i Bolscevichi perché il loro ideale non era stato ancora accettato o conosciuto da tutta la popolazione russa. Nacque così il manifesto politico rivoluzionario (1918), favorito dal decreto sulla propaganda monumentale, un documento programmatico leninista che delineava le direttive della propaganda di cui i manifesti politici costituivano un formidabile strumento di penetrazione e di persuasione tra le masse. I primi creatori di questo nuovo genere propagandistico (tra cui A. Apsit, D. Moor, V. Deni, M. Cerëmnykh, V. Majakovskij I. Maljutin, A. Radakov e N. Kocerghin) appresero con grandi sforzi ed ottimi risultati le regole di un'arte nuova, che si proponeva di trasmettere a tutto il popolo il nuovo credo rivoluzionario. Per aiutare l'uomo nuovo a comprendere il carattere e la portata degli avvenimenti, al fine di prendere coscienza del proprio ruolo nella grande lotta per la vittoria finale, gli artisti ricorsero soprattutto al disegno giornalistico, alla caricatura oppure si ispirarono alle illustrazioni dell'arte popolare russa. Nacque così in questi anni un'agguerrita propaganda tra Rivoluzionari (Rossi) e anti-rivoluzionari (Bianchi).

c3In meno di due anni, alcuni di essi riuscirono a creare autentici capolavori che arricchirono enormemente il panorama artistico russo. Inizialmente i manifesti furono eseguiti a mano in poche copie ma più in là nel tempo furono stampati a migliaia ed affissi ovunque, con lo scopo di diffondere le parole d'ordine e gli appelli rivoluzionari leninisti a sempre più vasti strati della popolazione. I manifesti svolsero egregiamente le funzioni di agitatori e di propagandisti sui fronti e nelle retrovie, divenendo pertanto formidabili strumenti di propaganda. Durante la guerra civile la rappresentazione dei manifesti seguì due filoni: il primo era quello eroico che faceva appello ai sentimenti in ottica militarista ed il secondo era quello satirico, i cui bersagli erano nemici interni ed esterni di Lenin. I più tipici manifesti dello “stile rivoluzionario”, per originalità del segno e scelta dei colori, erano le vetrine di Majakovskij, il quale disegnava due o tre figure in primo piano immergendo tutto il resto nel colore, che sembrava essere distribuito a caso. Nei suoi manifesti più riusciti, egli fu in grado di ottenere una felice sintesi tra la figurazione ed il messaggio in essi contenuto. Le vetrine di Cerëmnykh, eccellente caricaturista e maestro del disegno giornalistico, avevano invece un carattere più narrativo ed i caratteri dei personaggi raffigurati erano meglio delineati.

Purtroppo, un duro fatto che ostacolò la propaganda bolscevica, almeno inizialmente, era il poco denaro a disposizione per la diffusione dei moltissimi manifesti propagandistici. Ai Bolscevichi mancava personale addestrato, carta, foto e grande distribuzione. Inoltre, l'enorme grandezza del paese (oggi come allora lo stato più grande del mondo) ostacolava non poco le comunicazioni. Per diffondere la propaganda rivoluzionaria, assunsero così un ruolo fondamentale i cosiddetti Agit-trains (tradotto semplicisticamente in italiano in treni per l'agitazione). Moltissimi treni e navi furono inviati in tutta la Russia con opuscoli e persino film da far vedere ai contadini. I treni e le navi per l'educazione politica del popolo da parte del potere sovietico furono utilizzati soprattutto dal 1918 al 1920. Inoltre, centinaia carri allegorici colorarono le piazze di mezza Russia con slogan e cortei politici.



Il cinema, nato da pochi anni, divenne subito lo strumento privilegiato della propaganda. Vertov (uno dei più famosi registi dell'epoca) lavorò come "istruttore" su questi treni e navi: su tali mezzi di trasporto viaggiava, girava i filmati, montava le proprie pellicole e quelle girate dagli altri operatori. I treni ed i cortei furono particolarmente efficaci perché utilizzarono intenzionalmente dei film che affascinarono molto i contadini, tutti rigorosamente analfabeti e fortemente colpiti dalla novità dei filmati. I film proiettati esaltarono le figure di Lenin e Trotsky, facendoli sentire più vicini al popolo e, aspetto da non tralasciare, più umani. I treni stessi erano spesso vivacemente decorati con immagini di soldati e slogan politici. Questi metodi poco dopo la guerra civile avrebbero perso la loro popolarità, anche se tale politica propagandistica sarebbe poi stata riutilizzata durante la Seconda Guerra Mondiale dai regimi totalitari.

tumblr_nwzk3wK0rn1qap9gno1_1280La fondazione del Komsomol, il gruppo della gioventù comunista in ambito educativo, servì per far avvicinare sempre di più la gioventù russa al partito comunista. Anche questo metodo di coinvolgimento da parte del governo verrà ripreso e otterrà un successo notevole nell'Italia fascista (Opera nazionale balilla) e nella Germania nazista (Gioventù hitleriana). Per i Bolscevichi infatti, la propaganda e l'educazione erano due entità inseparabili. L'educazione divenne rapidamente un monopolio di stato, con l'intenzione di promuovere l'alfabetizzazione e l'ideale sovietico. Lenin (e più tardi Stalin) ritenne che un pubblico alfabetizzato sarebbe stato più vulnerabile alla propaganda. L'alfabetizzazione dei poveri di tutta la Russia (ancora più del 90% della popolazione) fu però ritenuta impossibile e Lenin capì la difficoltà enorme di mobilitare una nazione analfabeta.

La persona analfabeta si trova fuori della politica . Senza l'alfabeto, ci sono solo voci, le favole, i pregiudizi, ma non la politica (Kenéz , 72) .


I Bolscevichi affrontarono questo problema, mobilitando i contadini colti a leggere per insegnare agli analfabeti dei loro stessi paesi. Questa misura, tuttavia, non ebbe successo perché non era previsto nessun tipo pagamento o risarcimento per quei contadini che avevano perso il loro tempo ad insegnare agli altri, non curando così il proprio lavoro e rischiando pesanti perdite economiche. Nel 1920, furono così create le scuole di alfabetizzazione e molti operai furono lasciati liberi per poche ore ogni settimana al fine di imparare a leggere e scrivere. E' difficile valutare il successo di questo movimento di alfabetizzazione, proprio perché le statistiche dell'epoca furono esagerate e spesso manipolate. Si sa, tuttavia, che molti soldati e operai furono educati a leggere e scrivere, quindi un certo successo fu raggiunto, soprattutto nelle città.

La Guerra civile russa vedrà, infine, la vittoria dell'Armata Rossa (Bolscevichi) sull'Armata Bianca (contro-rivoluzionari). A seguito di ciò, nel 1922, verrà istituita l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS) e l'avvento di Stalin nel 1924 modificherà una volta per tutte le sorti del popolo russo e della propaganda politica.


Di: Claudio Pira

FONTI:

L'età contemporanea. Dalla grande guerra a oggi, Banti
1917: http://www.1917.org/
Russian Revolution and Civil War archive at libcom.org/library, libcom.org.
"BBC History of the Russian Revolution" (3 February 2007)
"Russian Civil War Polities"
Menscevismo

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