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mercoledì 16 marzo 2016

Charles Darwin: Il lato oscuro dello scienziato più famoso al mondo

“L’uomo nella sua arroganza si crede un’opera grande, meritevole di una creazione divina. Più umile, io credo sia più giusto considerarlo discendente degli animali”

Ad affermare ciò, uno dei più famosi e importanti uomini di scienza, Charles Darwin.

Lo scopo di questo breve articolo non vuole essere quello di sfatare o “revisionare” quello che già sappiamo sulla sua biografia e sul suo operato. Conviene piuttosto parlarne semplicemente perché,  constatatelo voi personalmente, oggi in pochi conoscono quale emblematico carattere si sia veramente nascosto dietro quella figura che traspare, così paterna e rassicurante nelle numerose  immagini che lo ritraggono, con quella lunga barba bianca. Tanto per parafrasare un pensiero di David Quammen: “Se la comunità scientifica emettesse banconote, il volto sul biglietto da un dollaro sarebbe con ogni probabilità quello di Darwin.”

Esso è diventato un vero e proprio pilastro e figura centrale della scienza moderna. I suoi studi e le sue osservazioni non hanno semplicemente aggiunto un altro tassello alla lista delle scoperte umane, bensì esse hanno letteralmente rivoluzionato il modo dell’uomo di “vivere”la vita e di relazionarsi con ciò che lo circonda.

Una figura,  quella di Darwin, legata a molti luoghi comuni. Sappiamo benissimo che Darwin è stato un valido naturalista, a cui si riconosce il merito di aver introdotto la “teoria dell’evoluzione”.

Ma abbiamo mai letto qualche sua opera? Sappiamo cosa passava per la testa del piccolo Charles quando da bambino vagava per le campagne inglesi alla ricerca di insetti, rocce e minerali? Quali sono state le intuizioni che ha avuto per poter finalmente affermare, dopo anni di studio, di aver compreso uno tra i più grandi “segreti” della natura?

Molti ignorano persino le dure prove morali (e fisiche) che ha dovuto affrontare quando il suo pensiero, un tempo limitato e circoscritto alla sua mente, è stato poi liberato in pasto alla società del suo tempo; in un primo momento dovette infatti subire persino lo sdegno da parte della sua stessa famiglia, oltre che quello di buona parte della Comunità Scientifica e, ovviamente, della Chiesa.

Nessuno avrebbe supposto che nel giro di poco quelle che erano soltanto riflessioni personali annotate su dei  taccuini si sarebbero trasformate in una  lucida scoperta; le suo osservazioni, infatti, supportate sempre da dimostrazioni inconfutabili, non poterono che andare a scardinare di colpo quelle che erano state per l’uomo delle verità assolute ormai da secoli. Ecco, le sue teorie ottennero lo stesso impatto “rivoluzionario” di quelle introdotte da Copernico, quando “decentralizzò” la Terra e l’uomo in un ruolo marginale nell’Universo. Proprio come allora, un ulteriore duro colpo era stato inflitto  proprio alle “convinzioni” umane e al loro rapporto con Dio, circostanza questa curiosa se si considera l’iniziale attaccamento di Darwin alla religione.  Egli proviene infatti da una ricca e nobile famiglia, con tutte le carte in regola per poter essere affiliato a quella borghesia così forte e predominante nell’ Inghilterra dell’Età Vittoriana, ferma nei propri valori sociali, politici e religiosi.

Questo è il contesto in cui nasce Darwin, il 12 Febbraio 1809 nella città di Shrewsbury. Penultimo di sei figli, passa l’infanzia e l’adolescenza in modo tranquillo, trascorrendo i primi anni di vita in apparente serenità. Suo padre Robert è un medico molto ricercato, ed erano in molti a rivolgersi a lui anche per consigli non strettamente medici; come afferma lo stesso Charles, una sua qualità era infatti quella  << di capire i caratteri e leggere perfino i pensieri delle persone che vedeva anche per breve tempo >>.  Tuttavia è il nonno Erasmus  la sua vera prima fonte d’ispirazione;  anche se non raggiunse mai la fama del nipote, si era impegnato nella ricerca naturalistica ottenendo risultati soddisfacenti.  Tra le sue opere più celebri ricordiamo “Zoonomia”, che all’epoca fu ritenuta significativa persino da studiosi del calibro di Lamarck, oltre che ovviamente da Charles Darwin stesso.

Ormai diventato grande, Charles  frequentò le scuole di primo grado, per la verità senza troppo successo ; era stato giudicato, come egli stesso ricorda, “ un ragazzo mediocre, un po’ al di sotto del livello intellettuale medio”. Egli si applicava poco e certamente senza entusiasmo perché riteneva estremamente noiose le lezioni mentre era più attratto dagli spettacoli che offriva la natura , dall’osservazione della quale apprendeva nozioni scientifiche che gli sarebbero state di grande utilità in futuro. Si dilettava nel raccogliere cose più disparate come conchiglie, fossili, minerali e persino uova di uccelli (limitandosi però nel prenderne uno solo da ogni nido, tranne una volta che le raccolse tutte per il gusto della “bravata”), ma non disprezzava collezioni più comuni come quelle delle monete o dei francobolli.

Frequentò anche una rinomata scuola della sua città gestita dal dottor Samuel Butler.

Prima ancora di terminare gli studi, fu iscritto dal padre Robert  alla facoltà di Medicina ad Edimburgo, poiché egli sognava di tramandare al figlio la sua professione. Anche qui, tuttavia, Darwin dimostrava insofferenza nello studio delle materie : alcune le riteneva pesanti e inutili, altre ancora addirittura fuori del tutto dalla sua portata; basti pensare che assistette  a due lezioni pratiche riguardanti la dissezione ed entrambe le volte finì per sentirsi male.  Anche in questo periodo esce la vera natura di Darwin, che continua a collezionare di tutto mentre si perde nelle sue solite escursioni e gite naturalistiche, oltre che in numerose battute di caccia alle quali partecipa sempre con gran piacere. Per poter comprendere il suo carattere poco conformista, possiamo citare un evento che lui stesso inserisce all’interno della sua “Autobiografia “, pubblicata nel 1887. Nel momento in cui si trovò a non avere più spazio sufficiente tra le mani per alcuni coleotteri che aveva scovato, pensò bene di “raccogliere” quelli in eccesso nella sua bocca. Andarono poi tutti persi, quando questi rilasciarono una sostanza disgustosa che costrinse il povero Charles a sputare tutto.

Ad Edimburgo, nonostante l’odio per quell’ambiente, Darwin conobbe numerosi amici che sarebbero presto diventati importanti studiosi.

Ormai arresosi  all’evidente negazione del figlio per la medicina, Robert iscrisse Charles alla Chris’t School di Cambridge, sperando a questo punto in una carriera ecclesiastica. A quel tempo in realtà era assai probabile che avesse potuto seguire una strada simile. Abbiamo accennato prima di come la famiglia di Darwin era molto legata a certi valori religiosi, e sappiamo che, almeno nel primo periodo della sua vita, Darwin dovette essere molto legato e osservante nei confronti delle convinzioni e dei dogmi dettati dalla Chiesa, forse in modo addirittura più spasmodico rispetto al resto dei suoi coetanei. Si narra che il padre abbia fatto  analizzare la sua testa da alcuni frenologi. La Frenologia è una dottrina pseudoscientifica secondo cui dalla valutazione delle  particolarità morfologiche del cranio di una  persona, è possibile giungere alla determinazione delle sue qualità psichiche  e della sua personalità. Nonostante apparentemente la zona più sviluppata del cervello di Darwin risultò essere proprio quella relativa alla sfera teologica, ci si accorse ben presto che anche qui Darwin non riusciva a studiare e seguire con interesse le lezioni, prediligendo ancora una volta le sue attività all’aria aperta.

Unico vero elemento fondamentale per Darwin durante il suo soggiorno a Cambridge è stato quello di aver stretto una forte amicizia con John Stevens Hanslow, suo professore destinato ad affermarsi come importante botanico. Oltre a rivelarsi un amico fedele fino alla fine, è grazie ad Hanslow che Darwin ottenne inconsapevolmente la sua più grande occasione di svolta, il viaggio sul Beagle.

All’epoca infatti l’Ammiragliato britannico organizzò per questa nave della Marina una spedizione in giro per il mondo, e fu offerto a Charles la possibilità di ricoprire il ruolo di naturalista di bordo, accompagnando l’equipaggio nella sua avventura. Dopo qualche dubbio e perplessità, si imbarcò finalmente  sul Beagle, e nel 1831 potè così iniziare il suo viaggio. Capitano della nave e della spedizione era il mitico Robert Fitzroy, un uomo capace e bisbetico, dai modi rozzi e dal fare aristocratico. Avrebbe dovuto dividere lo spazio della sua cabina con Charles per tutta la durata del viaggio, prolungatasi dai due anni previsti a ben cinque. Il rapporto tra i due fu di odio e amore, e il promettente naturalista dovette sopportare, oltre che le insidie e le disavvedute della spedizione, anche il carattere estremamente bipolare del Capitano, gentile e disponibile  a volte e, poco dopo, iracondo e scontrosissimo. In questo ambiente duro e poco elegante, Darwin iniziò la sua attività di ricerca. In questo periodo il suo studio fu incessante;  ad ogni scalo della nave egli compiva lunghi percorsi a cavallo per eseguire ricerche di geologia e raccogliere esemplari di animali, vegetali e rocce che poi studiava e catalogava durante i lunghi periodi di navigazione. Questa fu sicuramente l’esperienza più importante di tutta la sua vita. Ebbe modo di notare e studiare determinati aspetti della natura che lo porteranno poi a raggiungere le sue fortunate conclusioni.


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(Uno dei primi appunti riguardanti la successione filogenetica - "L'albero della vita")

Particolarmente fruttuoso per il suo lavoro fu l’ attraccò del Beagle sulla costa delle Galapagos. Studiando infatti le isole, che fanno parte del celebre arcipelago, e la loro relativa fauna, Darwin scoprì che ognuna di esse ospitava una popolazione diversa di fringuelli, esempio chiarissimo di come avesse agito il principio della selezione naturale. All’inizio non erano presenti fringuelli su alcuna di queste isole. In qualche modo una piccola minoranza approdò  vi approdò  e la colonizzò, creando lentamente una copiosa popolazione di uccelli, che modificarono le proprie caratteristiche per vivere in quel luogo. Questo fenomeno accadde anche in tutte le altre isole ed è così che oggi sappiamo dell’esistenza delle diverse specie di fringuelli in quei luoghi.


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(Famosa catalogazione dei Fringuelli, la cui osservazione si rivelò fondamentale per il suo pensiero)

Ciò innescò una catena di pensieri che culminarono nella teoria dell’evoluzione per selezione naturale e sessuale. In seguito, quindi, all’impostazione di ricerca sfrenata che assunse il viaggio, sempre più propiziatorio ad idee rivoluzionarie, è facile intuire come iniziarono a vacillare quelle che erano le credenze morali e religiose di Darwin, suffragate da prove evidentissime che lui stesso  stava raccogliendo.

In ogni caso,  non si sentì schiacciato da questo cambiamento in quanto fu assolutamente graduale, senza che neanche se ne accorgesse.  Si dice che, dopo il suo ritorno a casa, il padre (ancora fan della frenologia) si sia girato verso le sorelle e abbia subito fatto notare come fosse cambiata la forma del suo cranio. Durante il viaggio lesse anche numerosi libri; restò particolarmente impressionato dall’opera “Principi di geologia”  di Charles Lyell  (1797-1875 un importante geologo) e potè confermare personalmente, dopo essere stato sull’isola di Capo Verde, ”l’infinita superiorità” delle sue teorie in confronto a tutte le altre opere di geologia precedenti.


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(Itinerario del viaggio di Darwin a bordo della HMS Beagle)

Poco tempo dopo il suo ritorno, raccolse le sue esperienze e i suoi studi, fatti durante “gli anni dell’esplorazione” nel libro Zoologia del viaggio del Beagle, e trovò moglie in Emma (sua  lontana  parente) con la quale ebbe dieci figli. Dopo tanti anni di privazioni fisiche e sforzi mentali, trova serenità in una casa in campagna, a Down, a pochi chilometri da Londra.

Grazie a tutto il materiale raccolto sul Beagle, Darwin potè concretizzare la sua teoria sull’evoluzione che tanto lo rese celebre. Essa si basava su questi principi fondamentali:

  1. Riproduzione: tutti gli organismi viventi si riproducono con un ritmo tale che, in breve tempo, il numero di individui di ogni specie potrebbe non essere più in equilibrio con le risorse alimentari e l’ambiente messo loro a disposizione.

  2. Variazioni: tra gli individui della stessa specie esiste un’ampia variabilità dei caratteri; ve ne sono di più lenti e di più veloci, di più chiari e di più scuri, e così via.

  3. Selezione: esiste una lotta continua per la sopravvivenza tra gli individui all’ interno della stessa specie e anche con altre specie. Nella lotta sopravvivono gli individui più adatti, cioè quelli che meglio sfruttano le risorse dell’ ambiente e generano una prole più numerosa.

Nella versione pre-darwiniana delle teoria dell’evoluzione, il francese Jean-Baptiste Lamarck (già precedentemente menzionato) propose, agli inizi del  XIX sec.,  una teoria secondo cui le specie si evolvevano quando si adattavano all’ambiente e trasmettevano ai loro discendenti i caratteri acquisiti di cui fanno più uso, perdendo quelli inutilizzati. Per esempio, le giraffe avrebbero sviluppato colli allungati grazie allo sforzo, protratto nel tempo, di raggiungere le foglie sui rami più alti degli alberi, non raggiungibili da altri animali, e questo vantaggio sarebbe poi stato trasmesso alle generazioni successive.

Al contrario Charles Darwin (ancora bambino quando Lamarck scriveva) teorizzò in seguito che, a guidare l’evoluzione della specie, era la selezione naturale di variazioni, occorse casualmente, le quali offrivano ad un organismo un vantaggio competitivo nel guidare l’evoluzione della propria specie. Nel caso della giraffa, esemplari che si trovavano ad avere colli più lunghi avevano maggiori probabilità di procurarsi il cibo riuscendo, quindi, ad avere più figli.

Il 24 novembre 1859,  Darwin pubblicò “L’origine della specie per mezzo della selezione naturale” nella quale, per la prima volta, manifestò chiaramente le sue idee; l’opera contiene dettagliate prove scientifiche che l’autore ebbe modo di raccogliere durante il viaggio sul Beagle.

Sebbene a questo punto potremmo considerare la vita di Darwin pienamente riuscita, essendosi ormai affermato come valido naturalista e studioso, la vera “rivoluzione” dettata  dal suo pensiero doveva ancora arrivare. Si, perché Darwin, a questo punto,  non poteva fare a meno di credere che anche per l’uomo valessero gli stessi principi legati all’evoluzione per selezione naturale. Afferma lui stesso: “ Non appena mi convinsi, nel 1837 o ’38, che le specie erano mutabili, non potei fare a meno di credere che l’uomo dovesse essere regolato dalla stessa legge”.

“L’ Origine dell’uomo” , pubblicata nel 1871, fu quindi la naturale conseguenza della sua stessa teoria.

Le opere da lui pubblicate scossero  fortemente l’opinione pubblica. La sua non era infatti una semplice scoperta scientifica; indirettamente, il suo pensiero era diventato portabandiera  della critica al Creazionismo.

In tantissimi si opposero alle sue teorie, e Darwin venne per un periodo addirittura deriso e schernito.

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(Deriso e schernito - Un esempio di caricatura darwiniana del periodo)

Moltissime furono le critiche, ma oramai il peggio era sostanzialmente passato. Le sue teorie, avvallate  da osservazioni e testimonianze  troppo evidenti, prima o poi avrebbero aperto  gli occhi a molti. Inoltre, tutti gli studiosi che si erano opposti  a lui (e questo vale per chi continua a farlo), risposero restando sempre fuori dal carattere scientifico, non presentando quindi prove osservabili e certificate che screditassero la sua teoria.

Trascorse gli ultimi anni  di vita a Down con la sua famiglia. Presenziava talvolta a eventi onorifici che spettavano ad una personalità intellettuale come lui.

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(Down- La storica casa in campagna di Darwin)

Sembrerà stano, ma ad oggi sono ancora in molti a rimanere scettici nei confronti dell’evoluzione. Negli Stati Uniti, paese che tutti noi consideriamo all’avanguardia, una buona metà della popolazione preferisce restare d’accordo con i principi del creazionismo. Lo afferma anche David Quammen, che citavamo all’inizio del nostro racconto. Il famoso studioso di Darwin, infatti, riporta un sondaggio indetto nel 2004 dall’ Organizzazione Gallup. Dopo aver effettuato un migliaio di interviste telefoniche, il 45% degli individui si trovava d’accordo con l’affermazione :  “Dio ha creato gli esseri umani grosso modo nella loro forma attuale in un unico momento negli ultimi 10000 anni o giù di li”.

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