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giovedì 11 febbraio 2016

Pittura di storia: la vicenda dei martiri gorgomiensi tratta dal quadro di Cesare Fracassini

CatturaIl mondo che ci circonda è pieno di riferimenti e rimandi alla nostra memoria storica. Tutte le arti, dalla letteratura alla musica e alla pittura, sono testimonianze immediate di eventi, personaggi e sentire di un’epoca. Sono delle tracce del nostro vissuto che ci danno quel senso di appartenenza ad un unicum umano, e dovrebbero mitigare quel senso di autoreferenzialità che spesso è diffuso nell’epoca contemporanea.

In particolare il genere “pittura di storia” è stato un mezzo utilizzato da personalità politiche, ecclesiastiche e classi sociali benestanti, per trasmettere un messaggio di immediata decodificazione e conferirgli un’eternità. Come un’istantanea di una vicenda che fungesse da documento per il contingente e per i posteri. Spesso, in alcuni casi, aveva il semplice scopo divulgativo di far conoscere vicende accadute, in modo semplificato, alla collettività.

Alla mostra terminata da poco a Palazzo Strozzi, “Divina Bellezza”, è stata dedicata una sala proprio a questo genere pittorico. Nello specifico è presente un quadro di piccole dimensioni, ma di notevole pregio, di Cesare FracassiniI martiri gorgomiensi” (1867), di solito conservato al museo francescano romano, che ci permette di venire a conoscenza di un episodio, poco narrato, ma importante, delle guerre di religione durante la lotta dell’indipendenza olandese nei confronti della Spagna di Filippo II.

L’episodio ritratto narra la vicenda de “I martiri di Gorkum”, 19 cattolici olandesi, tra cui 11 frati francescani, impiccati dai calvinisti a Brelle il 9 luglio 1572. Sullo sfondo della tela sono raffigurati i corpi, senza vita, di alcuni frati appesi a un traliccio di un capannone; in primo piano si può notare un francescano inginocchiato, illuminato da uno squarcio di luce proveniente da una fenditura nel soffitto, che con fierezza porge una mano verso l’alto con l’intento di riaffermare il suo credo, mentre un nobile gli inveisce contro col pugno alzato, contornato dalla folla. La sua condanna è ineluttabilmente firmata e già sopra di lui un addetto sta preparando il suo cappio. I colori vividi, l’espressività dei visi e della gestualità, conferiscono subito allo spettatore la drammaticità e il senso di autenticità dell’attimo colto.

Episodi di crudeltà da parte dei protestanti nei confronti dei sostenitori della fede cattolica erano diffusi in tale contesto storico, che vedeva rivali l’Olanda progressista di Guglielmo d’Orange e la Spagna conservatrice di Filippo d’Asburgo. Ad esacerbare la violenza del conflitto fu un movimento detto dei “Gheusi”, nobili calvinisti cacciati dalle province meridionali del paese, che pirateggiavano le coste, capitanati da Willem van der Marke, barone di Lumey, assieme a una fronda di ugonotti e altri protestanti. Essi subirono la condanna da parte di Guglielmo d’Orange per la loro estrema intolleranza religiosa.

Martyrs_de_GorkumL’antefatto narra di come i gheusi, arrivando dal mare, occuparono Brielle il 1 aprile 1572. Elisabetta I aveva posto il veto sull’utilizzo dei porti inglesi, così essi proseguirono l’offensiva, alla volta di Vlissingen e Dordrecht, nelle vicinanze di Gorcum, seminando orrore, saccheggi, e costringendo all’abiura. Gorcum era caratterizzata dalla presenza di molti cattolici, dei quali i più esposti alla minaccia erano i frati minori osservanti. Alla fine di giugno la città venne assediata e furono deportati e torturati 15 sacerdoti, nonostante la missiva dell’Orange che deprecava la molestia e prigionia di religiosi e sanciva il rispetto della libertà di culto. Insieme ad un monaco e ad altri quattro preti, essi furono condotti su una barca fino a Brielle. Il barone di Lumey ordinò che, durante il tragitto, essi sostassero in alcune tappe per essere messi alla mercé degli improperi del popolo. Egli, noncurante delle richieste del principe considerandolo suo pari, indefessamente proseguì nel suo intento di giustiziarli, sottoponendoli al pubblico ludibrio. Giunti a destinazione, i religiosi subirono un interrogatorio, da parte del Barone di Lumey, che verteva sulla posizione del papa nella chiesa e la presenza effettiva di Cristo nell’Eucaristia. Essi, non volendo ritrattare il loro credo, furono torturati e uno di coloro, Pontos de Heuter, cedette e rinnegò la sua fede, gli altri vennero impiccati in un capannone e i loro corpi gettati in una fossa comune.

L’opinione pubblica fu profondamente impressionata da tale supplizio e per mezzo secolo nella città di Gorcum non venne professato il culto cattolico. Si diffuse il culto di questi santi martiri dopo il 1615, anno del ritrovamento delle loro ossa, a cui seguì degna sepoltura nel convento dei francescani a Bruxelles. Il luogo dell’eccidio a Brielle fu denominato “Campo dei martiri” e fu, e lo è tuttora, meta di pellegrinaggi di fedeli. Essi furono beatificati il 24 novembre 1675 da papa Clemente X e poi canonizzati da papa Pio IX il 29 giugno 1867. Interessante il ruolo di questo papa nel dar rilievo a questa vicenda. Papa Pio IX commissionò questa opera a Fracassini, pittore romano accademico, con l’intento di inserirla nella Galleria dei Santi e Beati. Questa iniziativa era deputata ad accogliere opere che ricoprissero tali tematiche, quali santificazioni e beatificazioni, a monito e propaganda dello spirito cattolico, al momento vessato dalla laicità dilagante nell’Italia secolarizzata, garibaldina, post-unitaria.

Altre rappresentazioni del martirio dei gorcomiensi fu eseguita da un artista del luogo, Jan Thibaut Dierichs, a seguito dei fatti verificatosi, egli raffigurò i ritratti delle vittime, in parallelo venne eseguita dal Boneur “Rappresentazione dal vero dei beati martiri di Gorcum”(1624). Incisioni sulla stessa tematica ad opera di Matham e i diciannove ritratti di David Teniers il Giovane (1680). Ziernel nel 1675 ne raffigurò una rappresentazione in cui i martiri vengono accolti in cielo, dalla quale un’incisione di Nolin. Mentre tratta dall’opera di Fracassini (1867) è tratta una litografia di Catuffi, dove i corpi dei martiri sono impiccati alle travi del capannone innanzi al barone di Lumey gesticolante e al furore dei popolani accorsi.

Le diciannove vittime:

il parroco di Gorcum Leonardo di Whechel;

Nicola Van Poppel suo coadiuvatore;

Goffredo Van Duyen;

Andrea Wouters;

Nicola Pieck portavoce dei martiri e custode del convento;

Girolamo da Weert francescano;

Teodoro van der Eem francescano;

Nicasio da Heze francescano;

Willheado di Danimarca francescano;

Goffredo di Melveren francescano;

Antonio da Weert francescano;

Antonio da Hoornaer francescano;

Francesco de Roye francescano;

Pietro van de Salghmolen francescano;

Cornelio da Wijk bij Duurstede fratello laico;

Giacomo la Coupe premostratense;

Adriano Janszen premostratense;

Giovanni di Oisterwjick agostiniano;

Giovanni de Hoornaer domenicano.

 

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