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lunedì 4 gennaio 2016

La riconquista archeologica di Shanidar dopo il pericolo Isis

La regione autonoma del Kurdistan iracheno, situata nell’estremità nord-est della Repubblica Federale d’Iraq, è oggi tristemente famosa per essere una delle sacche di resistenza del Medio Oriente contro lo Stato Islamico. Tuttavia, ciò che probabilmente sfugge ai più, è il fatto che il territorio curdo costituisce una della più importanti risorse archeologiche di tutta la Mesopotamia: è infatti dove i Peshmerga continuano a combattere senza sosta che l’agricoltura e l’allevamento nacquero, portando alla diffusione dei primi centri urbani.

Una regione, dunque, il cui potenziale meriterebbe di essere approfondito ma che invece resta tale a causa degli attuali e insolvibili conflitti.

Ma una buona notizia c’è e sono contenta di condividerla con voi. Con la cacciata quasi totale dell’ISIS dal territorio del Kurdistan iracheno, molte delle missioni archeologiche hanno ripreso le ricerche sul campo; tra queste, una delle più sensazionali e interessanti – grazie alla quale si è scoperto il sito più antico dell’Iraq – è lo Shanidar Project.

Il progetto, nato nel 2014 e diretto da Graeme Barker del McDonald Institute for Archaeological Research, prende il nome dalla grotta di Shanidar, che si trova nei Monti Zagros, non molto distante da Erbil, dove già negli anni ’50 emerse un insediamento di Neanderthal datato a più di 40.000 anni fa.


I primi scavi nella grotta risalgono infatti allo scorso secolo, quando Ralph Solecki e la sua squadra della Columbia University dimostrarono che il sito era stato abitato sia da Sapiens che da Neanderthal. Concretamente gli archeologi dell’epoca recuperarono nove scheletri adulti di Neanderthal (i primi nella storia dell’archeologia preistorica in Iraq e l’unico fossile umano completo del Vicino Oriente); inoltre, grazie allo studio approfondito di una delle sepolture meglio conservate (la n. IV), gli studiosi ottennero nuove informazioni sulla cultura e le capacità sociali di quegli ominidi.


In un articolo recentemente pubblicato nel Journal Antiquity, Graeme Barker ha annunciato di aver recuperato nuove ossa di Neanderthal, simili a quelle rinvenute da Solecki: “un osso del polso, le estremità distali della tibia e fibula destra, alcune ossa dell’anca, frammenti di due vertebre, una costola e un osso lungo.”

Ma ancora più importante è stata la scoperta di tracce di polline nella grotta, in prossimità delle sepolture, che ha portato gli archeologi a chiedersi se questi primi uomini non adornassero i loro defunti con dei fiori. Difficile a dirsi, dato che il polline potrebbe essere finito nella grotta trasportato dal vento, dalla pioggia o persino dalle api.

Lo studio della grotta di Shanidar merita di essere approfondito ed è mio grande auspicio che ciò possa continuare senza pericoli e difficoltà.


Di: RLS Staff

Fonti:
The Guardian
Shanidar Project
McDonald Institute for Archaeological Research

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