Ultimi Post

venerdì 8 gennaio 2016

Sicilia 1943: fu la Mafia a spianare la strada agli Alleati?

Prima di iniziare a narrare di come gli Alleati e la Mafia Siciliana collaborarono reciprocamente per il successo dell'Invasione avvenuta sulle coste della Sicilia in quella torbida estate del 1943, mi permetto di scrivere subito quella che è un'opinione condivisa da molti storici, soprattutto dopo gli innumerevoli studi e ricerche portate avanti negli anni sul tema della criminalità organizzata.

È solo guardando con gli occhi e la mente liberi da qualsiasi pregiudizio che alcuni "fenomeni" possono essere compresi e assimilati. Ogni individuo cresce inserito nel proprio contesto sociale, adeguando il proprio pensiero a tutta una serie di valori , costumi e regole comportamentali che sono proprie dell'ambiente in cui vive. Quasi tutti però tendiamo a nascondere al nostro cervello, e in buona parte anche alla nostra coscienza , che è grazie ad un fattore puramente casuale se noi veniamo al mondo in un determinato luogo o in un determinata epoca. Cosa può fare una persona che per pura fatalità maligna nasce in un ambiente disagiato, se nessuno è pronto a scommettere su di lui? Se nessuno gli dà un'opportunità? Se venissimo al mondo in un contesto di degrado, dove soltanto l'illecito può garantire un guadagno per mantenere noi e i nostri figli, non saremmo costretti a fare ciò? Ai nostri occhi cosa sarebbe il male, e cosa il bene?

Uno dei massimi sociologi di tutti i tempi, il francese Émile Durkheim, spiega come la "devianza" sia indotta dall' "anomia", ovvero la mancanza di norme sociali che regolano e limitano i comportamenti individuali. E se all'individuo mancassero inoltre sicurezza dalle autorità e protezione dalle istituzioni? Non sarebbe costretto a cercare ciò altrove?

È questo il meccanismo che fa scattare l'origine del fenomeno malavitoso. È così che nasce, passatemi l'espressione folkloristica, la Mafia. Questa "istituzione non riconosciuta" , che in più di un secolo di vita si è munita di un vero e proprio apparato burocratico e amministrativo. Non a caso, essa è nata e si è sviluppata proprio in quei posti dove la presenza statale (sotto tutte le forme di governo) è sempre stata minore.

Considerando il nostro caso, se proviamo brevemente a ripercorrere il "cursus honorum " che la malavita ha dovuto affrontare dalla sua nascita fino al suo sviluppo finale , capiamo subito che la Sicilia era effettivamente predestinata più di tutte ad accolgliere nel suo grembo i semi per la fioritura di tale realtà, che in breve è stata capace di espandersi superando i confini oceanici fino ad infiltrarsi nei vicoli dei bassifondi newyorkesi. Come detto in precedenza processi simili si avviano più facilmente in territori con scarso controllo o con scarso attaccamento morale e etico della popolazione all'istituzione. Già dal principio infatti, ovvero dall'Unità d'Italia avvenuta nel 1861, l'annessione della regione sicula al Regno avvenne in un clima di "brogli" e sotterfugi. Il popolo siciliano, che nel suo DNA conserva i caratteri di tutti i conquistatori che nel tempo si sono susseguiti al governo dell'Isola, provava uno scarsissimo senso di appartenenza nei confronti di un organismo politico guidato dagli "ambienti piemontesi ", così lontani da una terra che invece dista, in certi punti, meno di Duecento chilometri dall'Africa. Fatto sta che con il Plebiscito svoltosi il 21 Ottobre 1860 il Regno delle Due Sicilie cessava di esistere come regno indipendente; d'ora in poi sarebbe stato il profondo sud italiano. Peccato che ai Palermitani fu concesso di andare a votare anche senza certificato e in altri comuni come Messina o Siracusa le liste elettorali non vennero neanche redatte.

Poco dopo, ecco le prime pesanti imposte sul sale, poi quelle sul macinato, infine il servizio militare obbligatorio... giusto per togliere qualche braccia all'agricoltura. Se aggiungete a questa situazione il malcontento che si scatenó quando ci si accorse che non fu attuata nessuna delle riforme agrarie promesse, si può benissimo capire come le persone, specie le più bisognose (come sempre in questi casi), furono costrette a richiedere protezione da "altre fonti".
Con le prime forme di corruzione, di imbrogli, di accordi stipulati sotto il sole cocente dei latifondi, la Mafia muoveva inesorabile i primi passi. Ormai, a partire dalla fine dell' 800, con tale espressione non bisogna più solo pensare a semplici rapporti clientelari tra braccianti, contadini e latifondisti. Occorre immaginare un organizzazione insediatasi territorialmente in diversi centri nevralgici, divisi a loro volta in mandamenti, in cui operano famiglie e clan. Chiedo scusa al lettore se fino a questo punto ha potuto soltanto soffermarsi su notizie circa lo sviluppo del fenomeno malavitoso, sia in generale sia in senso più specificatamente "siculo", a dispetto di quello che invece si aspettava dopo aver letto il titolo. Ma, tali premesse, sono fondamentali per capire la decisione dei vari Don Vito e Don Caló sparsi per la Sicilia di tracciare un sentiero facilitato per l'avanzata Alleata. Occorreva far capire dove nasce il malcontento della popolazione siciliana, allergica non al fascismo , ma a qualsiasi governo ( incluso ovviamente anche quello di Mussolini) che non parteggiasse per lei. Si , perché c'è da dire che persino la "virile retorica italica " si era scordata dell' isola più grande del Mediterraneo. Il Duce urlava, dorso nudo e falce in mano: "Camerata macchinista, accendi il motore!", come si può vedere nella storica ripresa di Benito alla prese con il grano, ma non lo faceva mica giù in Sicilia. Le famiglie e le Camicie Nere andarono in Africa Orientale per bonificare e colonizzare quelle terre lontane e desertiche, ma forse si faceva finta di ignorare che in Sicilia si andava ancora cercando di non contrarre il tifo, e i pastorelli guidavano ancora il gregge con i piedi nudi sulle pietre rese bollenti dal sole. Insomma, qualora fosse finalmente giunto il momento dell'attacco, per gli indispettiti siciliani non si sarebbe trattato di un'Invasione, bensì di una Liberazione. Inoltre le riforme attuate dall'Italia Fascista avevano nel tempo altamente penalizzato gli interessi delle famiglie mafiose.

IMG-20160107-WA0015
Negli ambienti legati agli alti comandi Alleati, non era più mistero per nessuno il fatto che se da qualche parte bisognava pur incominciare ad attaccare in Italia, la Sicilia sarebbe stata un'ottima preda iniziale; non solo dunque per la vicinanza strategica alle sicure basi nordafricane ma anche perché era lì che, più che altrove, le fiducie nel fascismo e nella guerra stavano vacillando. Ma agli uomini dello Zio Sam servivano persone che preparassero il loro arrivo.

Serviva qualcuno che passasse inosservato tra i secolari muretti a secco tipici delle campagne mediterranee, qualcuno che conoscesse bene il territorio, che avesse influenza sui "paesà"; qualcuno che al momento giusto avesse potuto far girare le cose a proprio favore. Esistevano sul palcoscenico siciliano personaggi in grado di recitare questo ruolo? Si c'erano, ed erano i grandi Capi Mafiosi con il loro seguito di compari e scagnozzi. I primi contatti , come di consuetudine, avvennero nei "salotti".
Non c'è da stupirsi , specie se si considera che gli ambienti altolocati, formati dall'accozzaglia di borghesia e personaggi illustri , erano nettamente filo inglesi, complici anche i numerosi matrimoni misti tra le due società, consuetudine sin da molti anni prima della guerra. Un ufficiale di Sua Maestà, 007 a tempo perso, in qualche cosa potrà pur essere utile se la moglie è figlia della borghesia intorno a Palermo. Iniziarono così molte "trattative personali", in cui erano coinvolti anche moltissimi ufficiali degli Stati Maggiori di Roma. Per quanto riguarda gli Yankee poi, le fonti da cui potevano attingere erano pressoché infinite. Bisogna tener presente che da circa mezzo secolo gli Stati Uniti ospitavano milioni e milioni di immigrati italiani. I più numerosi? Ovviamente i Siciliani.

Immediatamente fu chiesto a tutte le comunità immigrate negli States di inviare foto, diari, mappe, cartoline, lettere e chi più ne ha più ne metta. Qualsiasi cosa, qualsiasi notizia sul territorio tornava utile. Bisogna fare sì che quando gli uomini delle divisioni alleate avessero toccato terra, sapessero esattamente orientarsi e allacciare i primi contatti con chi di competenza; coloro che gli avrebbero "consigliato", insomma tutti "Bravi Ragazzi". Ne fu presto stilata una lista, composta da quasi un migliaio di nomi, in cui erano indicate tutte le personalità malavitose che si preparavano al minimo segnale a diventare delle vere e proprie cellule dormienti in attesa di esplodere. La situazione che si prospettava per questi "uomini d'onore" è saggiamente descritta con queste parole da Alfio Caruso, storico giornalista e narratore: "In tal modo assumono il ruolo quasi pubblico di oppositori del fascismo i cultori dell'antistato". Tutto ciò fu chiaramente possibile non soltanto grazie alla disponibilità (leggi "interesse") dei mafiosi siculi. I veri punti focali di questa iniziativa non erano infatti i compari con la coppola e la lupara, bensì i loro cugini versione 2.0. Erano quei bambini partiti con le famiglie all'inizio del secolo per il Nuovomondo, alla ricerca del sogno americano. Dopo anni nel giro del contrabbando, delle estorsioni e delle rapine, si erano aperti la strada a suon di Tommy Gun, la famosa arma del gangster anni 30'. Ben presto, dallo stipulare affari nei loschi sobborghi dei quartieri italiani, puntarono ad ottenere un posto al tavolo delle maggiori lobby statunitensi. Potremmo citarne molti, ma nessuno forse è stato influente come il famigerato Lucky Luciano.

IMG-20160107-WA0012All'anagrafe Salvatore Lucania, si meritó l'appellativo di "fortunato" dopo che da ragazzino era sopravvissuto al tentativo di essere lasciato a morire mentre veniva appeso, dal collo, ad un gancio per macelleria. Nel tempo strinse fortissimi rapporti persino con il presidente Roosevelt e collaboró in più di un occasione con i servizi segreti; non a caso il Times l'ha inserito nella lista degli uomini più influenti del XX secolo. Fu sopratutto grazie a lui e alle sue importanti conoscenze giù in Sicilia che gli Alleati riuscirono a mettersi in contatto con moltissimi malavitosi, alcuni dei quali cacciati qualche anno prima dagli Stati Uniti a causa dei loro crimini e rispediti in Italia . È noto che qualche tempo prima dello sbarco molti agenti dei servizi segreti alleati furono inviati in incognito in Sicilia. Molti furono ospitati nelle ville dei boss impiantandovi punti d'osservazione e stazioni radio clandestine. Di grande aiuto si rivelarono le piccole imbarcazioni di pescatori (adibite in certe situazioni anche a mezzi di contrabbando); esse avevano infatti libero accesso a qualsiasi movimento e salendovi a bordo durante le battute di pesca era possibile studiare di nascosto il modo in cui erano state approntate le difese ad ogni angolo di costa.

Nel giro di poco la Sicilia era stata "Americanizzata". Tutti aspettavano a braccia aperte gli Alleati. Del resto, le notizie che ormai da decenni arrivavano circa quel continente lontano, così pieno di ricchezze e magnificenze, avevano ammagliato la popolazione siciliana. I racconti dei figli e fratelli partiti anni prima avevano convinto circa la potenzialità del mondo a stelle e strisce. Persino i militari delle divisioni del Regio Esercito, in parte quasi tutti siciliani, erano poco motivati. Certo erano soldati, ma come tutti i loro compaesani avevano perso quasi del tutto l'attaccamento al regime. In più c'era un piccolo fattore da non sottovalutare, ovvero la totale e spropositata differenza numerica tra i due nemici. Gli Alleati oltre a poter schierare il quadruplo delle forze in campo rispetto al contingente italo-tedesco schierato a difesa dell'Isola, potevano infatti contare sul immenso quantitativo di armi e mezzi frutto dell'incredibile apparato produttivo statunitense. Appena fosse giunto il primo fischio di obice dal mare, via l'elmetto e il fucile e di corsa a casa. (Ovviamente, come sempre, non bisogna fare di tutta l'erba un fascio. In moltissimi infatti morirono per opporsi allo sbarco, non per il regime, ma perché avevano fatto un giuramento alla Patria ).

IMG-20160107-WA0011
Gli ultimi giorni di preparativi prima dello sbarco furono frenetici . Aldilà delle voci che sostengono la presenza in Sicilia dello stesso Luciano, furono terminati tutti i piani d'attacco e si inizió a prevedere in che modo relazionarsi con gli apparati amministrativi man mano che le città siciliane fossero state liberate. Ovviamente il posto d'onore spettava ai "galantuomini", che così tanto utili si erano rivelati nelle settimane precedenti e che quindi adesso potevano sostituire i vecchi enti locali fascisti.

Sarebbe impossibile parlare in un solo articolo di tutte le sfaccettature che compongono i retroscena dello Sbarco in Sicilia. In tutto questo infatti non è stato possibile parlare per esempio del ruolo che ha ricoperto la Chiesa, sempre pronta e presente quando c'è da contrattare. Non è stato possibile parlare di come, dopo la guerra, il PCI ha gestito la situazione creatasi in seguito al passaggio degli Alleati. Infine, non è stato possibile dare a questa campagna il giusto aspetto storico/militare. Non scordiamoci infatti che nonostante molte carte fossero già state già scoperte, ai semplici soldati tenuti all'oscuro di tutto come sempre fu chiesto il sacrificio maggiore. In più di un mese di combattimenti, dal 10 Luglio al 17 Agosto 1943, furono quasi 200.000 le vittime (escludendo quelle civili) tra morti, feriti e prigionieri. Le truppe di Patton e Montgomery, che facevano una immensa fatica a muoversi e rifornirsi a causa della scarsa viabilità delle strade siciliane, dovettero faticare non poco per raggiungere gli obiettivi prefissati anche a causa dell'accanita resistenza italo-tedesca.

IMG-20160107-WA0014
Ma non era tutto questo il tema del messaggio che volevo proporre.
Volevo semplicemente offrire uno spunto di riflessione. Il principio secondo cui studiare la storia serve ad "imparare dal passato, per comprendere il presente" deve essere realmente applicato al nostro modo di pensare, e non rimanere una frase fatta. Nel nostro caso abbiamo visto come, in concomitanza con lo Sbarco in Sicilia, gli uomini abbiano rotto la linea di separazione tra giusto e sbagliato, tra legale e illegale...per un obiettivo comune agli interessi di entrambi. E se fosse sempre così? Come vedremmo il bene? E come il male?
Consiglio vivamente a tutti per un esaustivo studio di questo argomento, ricchissimo di colpi di scena al pari di un romanzo, la lettura del bellissimo saggio storico "Arrivano i nostri" del già precedentemente citato Alfio Caruso.


Di: RLS Staff

Fonti:
Arrivano i nostri, Alfio Caruso, Longanesi
Operazione Husky. Realtà e romanzo dello sbarco degli alleati in Sicilia nel 1943, Sergio Barbero, Spoon River

Condividi questo articolo:

2 commenti :

  1. Una curiosità. Il libro di Caruso riporta le fonti in nota? Si basa principalmente su fonti primarie o secondarie? Grazie!

    RispondiElimina
  2. Francesco Fiore22 febbraio 2016 02:26

    Ciao Leonardo. Non posso sapere esattamente con quanta probabilità, in più di 40 anni di carriera giornalistica, il siciliano Alfio Caruso abbia avuto modo di confrontarsi con fonti primarie ma suppongo, dato che nel libro non è specificato, che la sua curiosità unità all'indole giornalistica l'abbiano portato in qualche modo a prendere personalmente atto di testimonianze risalenti a questo capitolo di storia. In ogni modo, sono citate nella bibliografia del libro numerose opere (alcune anche fuori catalogo) che sicuramente saranno servite all'autore per ottenere la sua visione d'insieme.

    RispondiElimina

 
Back To Top
Copyright © 2014-2017 Riscrivere la Storia. Designed by OddThemes | Distributed By Gooyaabi Templates