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mercoledì 30 dicembre 2015

Le foibe: un massacro dimenticato.. o strumentalizzato? Un’idea preliminare

011Ci pare necessario puntualizzare un po’ di cose riguardo un articolo apparso sul sito diversi mesi fa[1], riguardante il massacro delle foibe, in quanto riteniamo non sia soddisfacente sotto diversi punti di vista e non offra una visione completa delle cose, senza la quale a nostro parere non è possibile comprendere ciò che successe in Jugoslavia in quegli anni. Sia chiaro, onde evitare sterili polemiche, che non intendiamo in alcun modo giustificare gli eccessi che vennero commessi; vogliamo solo – come sempre – permettere una migliore e più approfondita conoscenza della storia, senza preconcetti e mistificazioni.

Innanzitutto, nel secondo paragrafo dell’articolo si parla dell’attacco alla Jugoslavia da parte dell’Asse nel 1941, il “colpo di grazia” come lo definì Hitler[2], e si passa immediatamente a parlare delle atrocità commesse dai partigiani sloveni, senza alcun ulteriore nozione che possa aiutarci a contestualizzare. È corretto? Riteniamo di no. Come viene giustamente fatto notare nel recente volume curato da Resta e Zeno-Zencovich[3], “Se una presa di coscienza del paese su questo complesso di eventi drammatici [la questione delle foibe] era sicuramente auspicabile, ciò è avvenuto tuttavia senza alcuna riflessione critica. È stata infatti largamente ripresa la vulgata neofascista che fin dall’immediato dopoguerra aveva stigmatizzato le foibe come mero frutto della volontà espansionistica e dell’odio anti italiano e ideologico dei comunisti jugoslavi, senza operare una contestualizzazione storica”. Questo passo ci permette di capire il perché di questa grave mancanza. L’idea delle foibe propugnata dalla storiografia neofascista si è quindi largamente diffusa fra la popolazione, in particolare nella parte di essa tendente a destra, ed il vero “massacro dimenticato” di cui tanto si parla risulta quindi essere il PRELUDIO delle foibe, cioè l’oppressione del regime fascista nel territorio dal dopoguerra fino al ’43[4], acuitasi negli ultimi 3 anni dopo una devastante guerra volta a sottometterla alle potenze dell’Asse[5] - tanto che Mellace parla dell’8 settembre del 1943 come, per gli slavi, “la fine di un incubo durato vent’anni”[6]; non si possono quindi dimenticare in alcun modo tragedie quali campi di internamento e concentramento[7] o il progressivo impoverimento economico e culturale – questo volto a cancellare l’identità nazionale - dell’Istria[8], solo per dirne qualcuna.

Si accenna poi ad un fantomatico primo fatto riguardante le foibe, che sarebbe accaduto l’8 settembre 1941. Non abbiamo trovato alcuna fonte che attesti nulla di simile; forse ci si voleva riferire all’8 settembre 1943, la data dell’armistizio al seguito della quale è ragionevole pensare a vendette partigiane. Quindi, dal 1941 (sic) si passa direttamente all’attacco dei titini del 1945, senza tener conto del fatto che la faccenda delle foibe si svolge principalmente fra il ’43 e il ’45, periodo al quale quindi – a rigor di logica – bisognerebbe dedicare una maggiore trattazione.

Ora, la questione del numero dei morti. Al di là delle mie prese di posizione personali riguardo l’effettiva utilità e contestualizzazione di un metro di paragone simile nell’analisi della storia, che non è certo il caso di esporre qui, la faccenda è parecchio più complicata di “5.000-10.000 morti”[9]. Se è vero che non è ancora stato possibile elaborare una stima precisa delle vittime[10], andiamo da stime di circa 5.000 morti[11] a stime di 16.500[12], parlando in tutti i casi di vittime dei titini in generale - ovviamente senza pretendere siano tutte autorevoli od accurate allo stesso modo - senza contare poi le varie posizioni riduzioniste, tanto del numero delle vittime quando dell’importanza del fenomeno stesso[13].

Lasciamo quindi i lettori, oltre che nel dispiacere di non poter attualmente offrire a nostra volta un quadro generale del fenomeno delle foibe – mancanza alla quale speriamo di poter rimediare a breve –, nella speranza di aver dato loro una concreta possibilità di approfondire la questione e di aver contribuito, per quanto possibile, alla causa della storiografia completa ed imparziale!

 [1] http://riscriverelastoria.com/2015/09/06/un-massacro-dimenticato/

[2] Ciano, Diario 1937-1943, Rizzoli, Milano, 1980, p. 327, cit. in Mellace, Una grande tragedia dimenticata. La vera storia delle foibe, Newton Compton, Roma, 2015, p. 47

[3] Resta e Zeno-Zencovich, a cura di, Riparare Risarcire Ricordare. Un dialogo tra storici e giuristi, Editoriale Scientifica, Napoli, 2012, p. 253-254

[4] Cfr. Di Sante, a cura di, I crimini in Jugoslavia e i processi negati(1941-1951), Ombre corte, Verona, 2005; Mellace, Una grande tragedia cit., p. 23-55; Cernigoi, Operazione foibe a Trieste, Kappa Vu, Udine, 1997, cap. I

[5] Mellace, Ibid., p. 46 sgg

[6] Ibid, p. 56

[7] Ibid, cap. 3

[8] Ibid, p. 31; vedi poi le diverse leggi quali quella vietante l’insegnamento nelle scuole di lingue diverse da quella italiana (L. 1 ottobre 1923, n. 2185) o quella sull’italianizzazione dei cognomi croati e sloveni (R.D.L. 7 aprile 1926, n. 494)

[9] Idea che riporta Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Massacri_delle_foibe#Vittime), a nostro parere in maniera abbastanza documentata

[10] Ibid, p. 227

[11] De Luca, Foibe, Settimo Sigillo, Roma, 2000, p. 155-157

[12]Quella di Oliva, cit. in Mellace, Una grande tragedia cit., p. 229

[13] Cfr. Cernigoi, Operazione foibe cit., del quale, per completezza, indichiamo un intero volume volto a ribattere alle tesi esposte in questo libro: Rustia, Contro operazione foibe a Trieste, reperibile online a http://www.lefoibe.it/approfondimenti/CONTRO%20OPERAZIONE%20FOIBE.pdf; o la dichiarazione di Vratusa, riportata in Pupo, Il lungo esodo, Rizzoli, Milano, 2005, p. 73 sulle violenze come “singole irregolarità”, dovute prevalentemente a “singoli elementi locali irresponsabili”

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3 commenti :

  1. Dove sono morte tante persone parlate di "strumentalizzato" mi sembra un grave errore,comunque bell'articolo anche se non lo condivido

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  2. Parlare di "strumentalizzazione" credo sia un gravissimo errore,non condivido il tuo articolo che quasi tende a cercare degli attenuanti a gesti che non dovrebbero averne

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  3. Ciao Nicola, perché mai sarebbe un errore parlare di strumentalizzazione solo perché sono morte tante persone? Non capisco perché le due cose dovrebbero essere inconciliabili! Per quanto riguarda l'effettiva strumentalizzazione della cosa, forse in effetti avrei dovuto soffermarmici di più, avendola qui solo accennata; per un approfondimento personale ti consiglio "Fenomenologia di un martirologio mediatico" di Montini, che forse avrò modo di utilizzare per scrivere qualcosa qui in futuro. Ti prego quindi di spiegarmi più approfonditamente, alla luce del comportamento della destra italiana, dove starebbe di preciso l'errore e come rimediare. Sul discorso delle attenuanti non aggiungo nulla a quanto ho scritto all'inizio dell'articolo, avendo ovviamente previsto una critica simile: "non intendiamo in alcun modo giustificare gli eccessi che vennero commessi; vogliamo solo – come sempre – permettere una migliore e più approfondita conoscenza della storia, senza preconcetti e mistificazioni".

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