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lunedì 30 novembre 2015

Svolta storica nello studio dell'Epatite


L’epatite è una condizione patologica caratterizzata da un processo infiammatorio a livello epatico, la cui causa può essere di natura variabile.

Prima di approfondire la malattia in sé, occorre soffermarsi sulla struttura del fegato, sede centrale della malattia. Il fegato è la ghiandola più grande del nostro organismo, localizzata nella cavità addominale, al di sotto del diaframma e occupante in toto l’ipocondrio destro, l’epigastrio e parte dell’ipocondrio sinistro; viene suddiviso in lobi, i quali a loro volta si suddividono in lobuli epatici, sede delle cellule epatiche.

Il fegato presenta numerose funzioni, generalizzabili in vari punti:

- Produzione e secrezione della bile

- Metabolismo dei carboidrati e delle proteine

- Demolizione dell’insulina e di altri ormoni

- Produzione di glucosio a partire da glicogeno

- Sintesi di colesterolo e trigliceridi

- Produzione di fattori della coagulazione

- Demolizione dell’emoglobina

- Conversione di ammoniaca in urea

- Deposito di numerose sostanze quali vitamina B12 e Ferro

- Metabolismo farmaci


Nonostante la resistenza e le capacità auto-rigenerative del fegato, tuttavia, quest'ultimo può venir incontro ad una caratterizzante patologia data dalla presenza di alcuni virus che possono modificarne la morfologia, comportando una varietà di forme di epatite virale: A, B, C, D ed E.

L'epatite A è un'infiammazione causata dall'omonimo virus HVA (human hepatitis A virus) per via oro-fecale attraverso acqua o cibi contaminati oppure in seguito al contagio di una persona già infetta. I sintomi appaiono generalmente in 4 settimane e possono essere: nausea, febbre, malessere, ittero (colorazione giallastra delle mucose, delle sclere e della pelle), inappetenza, dolori muscolari. Il virus di tipo A prolifera maggiormente nel fegato ma può replicarsi anche nell'orofaringe e nella porzione superiore dell'intestino tenue e ció si esplica nella presenza dei ceppi virali nella bile e nelle feci.

L'epatite A solo in pochi casi può divenire cronica; infatti si manifesta il più delle volte in forma benigna con un'incidenza di 1 paziente su 8,500 e con una cura auto-risolvente nel 90 % dei casi.

L'epatite B è una patologia causata dal virus HVB, attraverso esposizione tra fluidi corporei di una persona già infetta: sangue, sperma,liquidi vaginali, saliva, lacrime..

Si giunge ad un'infiammazione acuta del fegato e i sintomi sono affini a quelli dell'epatite con una conseguente formazione di una situazione patologica definita cirrosi epatica e tumore epatico. La cirrosi epatica non ha solo come causa l'epatite virale ma spesso anche l'abuso di alcol e se non vengono prese misure adeguate si esita nella morte dell'individuo; si inizia ad avere un vero e proprio deterioramento del tessuto epatico con trasformazione del fegato in un tessuto cicatrizzato non più rigenerativo e pertanto, il fegato non è più in grado di svolgere le normali funzioni.

L'OMS raccomanda la vaccinazione per l'epatite A mentre quella per l'epatite B è obbligatoria da un pó di anni: è importante vaccinarsi per favorire un'eradicazione della malattia.

Per quanto riguarda l'epatite C, essa è considerata dall'OMS una delle più grandi patologie virali, per cui non esiste tuttora un vaccino di prevenzione. L'epatite C viene trasmessa principalmente attraverso l'uso di droghe per via endovenosa, tramite presidi sanitari non sterilizzati oppure tramite trasfusioni di sangue. Essa puó cronicizzare il fegato fino a provocare cirrosi epatica, che a sua volta comporta gravi patologie legate all'insufficienza epatica.

Non essendoci ancora un vaccino, diviene necessario prevenire l'avvento della malattia in altri modi: non abusando di alcol e droghe, utilizzando sempre presidi sanitari sicuri e sterili, svolgendo rapporti protetti e mantenendosi sempre sotto controllo clinico-medico.
A Torino è attivo l' Ambulatorio R.Gamba dove numerosi pazienti vengono seguiti da un personale medico e socio-assistenziale: si tratta di pazienti senza fissa dimora; infatti, la tesi è stata valutata, grazie ad alcuni volontari della Croce Rossa Italiana su un numero di pazienti affetti da Epatite e patologie correlate proprio dell'Ambulatorio.

Il punto cruciale è capire qual è l'adeguata assistenza e come si interviene in queste situazioni, valutando i pro e i contro delle cure farmacologiche e come la vita "fuori casa" giovi alla genesi della patologia. Inoltre, altro punto fondamentale è capire il ruolo dei volontari della Croce Rossa e dei medici che ne fanno capo.

Riguardo a quest'ultimo concetto, possiamo considerare l'Epatite solo come "patologia esempio" per valutare il ruolo del personalel nell'arrestare ulteriori problematiche: qual è dunque il ruolo dei Volontari? Quali mansioni dovrebbero/potrebbero svolgere?

In primis, come suggerito dal Vademecum dell'attività, possiamo dire che il loro ruolo è quello di accogliere gli utenti presso l'Ambulatorio e accompagnarli nello studio del medico, instaurando una prima socializzazione con il paziente.

Come ogni nuovo paziente, sarebbe opportuno valutare una scheda di valori medici generica, ossia pressione arteriosa, saturazione, glicemia, temperatura corporea e laddove richiesto, ascolto cuore e polmoni e palpazione del fegato. Una volta valutato ciò, il medico andrà a scegliere la terapia/cura per il paziente e lo comunicherà al volontario, il quale potrà portare il farmaco chiesto, prendendolo da un apposito armadietto farmaci: è importante da parte del medico interagire con i volontari presenti.

Inoltre, laddove vi fossero pazienti che necessitano di medicazioni e affini, il medico potrà avere l'aiuto del Volontario, in quanto formato come tale.

In ultima analisi, è importante il dialogo tra paziente e volontario, nel fine di migliorarne l'esito. Questo punto merita voce in capitolo, soprattutto in casi di patologie come l'Epatite C, dove la causa deve essere in parte cercata nello stile di vita. Molti dei pazienti affetti, hanno o hanno avuto uno stile di vita irregolare, caratterizzato dal fumo e dall'assunziome di alcol o droga. Quanto può incidere nella comparsa della patologia un'associazione tra vita "fuori casa" e stile di vita irregolare?

Analizziamo i casi dell'Ambulatorio. I dati sono anonimi e sono stati raccolti tramite alcuni paramentri: età, sesso, diagnosi, familiarità, stile di vita. Sono stati evidenziati soprattutto 20 casi clinici seguiti abitualmente dal personale medico-volontario: 12 casi sono uomini, 8 casi sono donne, l'età varia dai 40 ai 63 anni. Di questi casi, 2 sono da analizzare accuratamente: il primo, uomo, di 52 anni, presenta una cirrosi epatica in stavo avanzato, è stato tossicodipendente dal 1999 al 2009, fuma da 22 anni con circa 30 sigarette al giorno e beve alcol. L'altro, uomo, HCV positivo, è stato precedentemente tossicodipendente con assunzione di eroina e oggi, fuma 1 pacchetto di sigarette al giorno.

Sono entrambi seguiti dall'Ambulatorio, ma solo sotto controllo del medico generale, il che significherebbe che, viste le condizioni di senza fissa dimora, la malattia potrebbe evolvere e esitare nella morte del paziente. Occorre, pertanto, monitorare questi pazienti tramite l'aiuto di enti ospedalieri specifici quali ad esempio l'Amedeo di Savoia, per quanto riguarda Torino.

Sono necessarie analisi di routine costanti, specifiche e gratuite, laddove richiesta la possibilità.

Inoltre, parlando con questi pazienti, vengono alla luce diversi fatti: vivendo per strada, al freddo, sono protratti ad assumere maggiormente alcol e droghe, spesso trasportati da conoscenti e amici. Molti di loro, per di più, vengono a conoscenza della malattia e dei rischi di essa solo quando si è allo stato avanzato, quindi, a discapito del paziente.

L'epatite è una malattia che si trasmette sempre di più tra pazienti che vivono per strada, il che ci porta a capire l'importanza di controlli e monitoraggi costanti laddove si presentano pazienti tossicodipendenti, alcolizzati o fumatori. I volontari devono in prima battuta avere un primo approccio con i pazienti, capire la loro situazione e indirizzarli verso specifiche associazioni che a loro volta dovranno progettare studi appropriati: si puó parlare di una rete di contatti " a ponte" dove volontari diventano intermediari tra pazienti, medici, farmacisti, infermieri e personale psico-assistenziale, con l'obiettivo di diminuire i casi di epatite.

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