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mercoledì 4 novembre 2015

Oggi erborista, ieri strega: Viaggio nella stregoneria del sud Italia, tra superstizioni, paure e un pizzico di ignoranza

Tra i tanti nomi che accompagnano le ore buie del dolcetto o scherzetto c'è sicuramente quello di Notte delle streghe. Eh si, perché Halloween non è soltanto rituale pagano, zucche intagliate, sabba satanici o vigilia di Ognissanti. Le streghe sono sempre state protagoniste, impersonificate in mille modi diversi, da quella più spaventosa e iconica, simile alla Befana, alla più recente streghetta sexy.

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Alla base di questo sodalizio c'è la data: il 31 ottobre infatti, rappresentava l'inizio del nuovo anno per le streghe e come tale veniva festeggiato con i Sabbath stregoneschi.

Ciò che rimane ora di questi antichi rituali pagani è leggenda, dal momento che l'avvento del Cristianesimo e della Santa Inquisizione del tardo Medioevo produssero una vera e propria “caccia alle streghe” capace di spazzare via, nei secoli a venire ogni traccia di questa temibile figura, realtà o suggestione che fosse. Anche l'Italia ha avuto una buona dose di stregoneria, specialmente negli ultimi tre o quattro secoli, con importanti variazioni di regione in regione.

Puntando l'attenzione soltanto sul sud Italia, il prototipo di strega, seppur con lievi differenze etimologiche territoriali, è uno solo: la Magara.

Le Magare erano, per tutte le regioni del Meridione, delle profonde conoscitrici delle arti magiche, sia curative che malefiche. Esse erano quasi sempre donne libere, emarginate dalla società, temute. Praticavano la magia bianca, attraverso il potere curativo delle erbe, mentre con una di esse in particolare, l'erba di San Giovanni, potevano addirittura evocare i demoni. A causa di tali segrete conoscenze, erano chiamate Zie o Comari, depositarie di una furbizia e un'intelligenza fuori dal normale, che ovviamente incuteva molta paura. In alcuni paesi della provincia di Cosenza, come San Fili e Pittarella, dove il mito si è insediato con più convinzione, si credeva di vederle uscire di notte sotto forma di uccello per andare a caccia di giovani ragazze e fanciulli, forti del loro potere arcano, capaci di ammaliare, causare odio o amore, far ammalare e gettare il malocchio sul povero malcapitato di turno, con l'aiuto di formule e filtri magici. Nei casi più gravi, potevano sfruttare le loro conoscenze sul potere della luna per trasformare gli uomini in lupi mannari e condannarli per sempre ad una vita maledetta.

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L'unico rimedio per difendersi da questi oscuri attacchi era quello di praticare gli scongiuri. Utilizzando il dialetto calabrese, tali scongiuri erano chiamati carmi, ed erano considerati miracolosi per “carmare” le persone gravemente ammalate, vittima di affascinu da parte delle magare, come era abitudine di credere. I carmi erano veri e propri riti plateali e misteriosi, accompagnati da frasi altrettanto criptiche, frutto di variazioni costanti man mano che esse venivano tramandate di generazione in generazione. E probabilmente non c'era niente di sensato in queste formule verbali, ma così tanta era la suggestione, che anche se non comprese erano considerati ugualmente magiche e curative. Ad accompagnare il rito, molto spesso erano presenti diversi oggettini o simboli ritenuti capaci di scacciare il malocchio, come il sale per terra o l'uso di ripetere per tre volte determinate azioni.

Com'è possibile, allora, che i nostri antenati abbiano dovuto lottare anticamente contro tali forze maligne?

In realtà, il mito delle magare, con le loro abilità di magia nera, non è stato altro che il frutto dell'odio sociale contro il diverso e ancor di più verso le donne, le quali, come la Storia religiosa ci insegna, sono sempre state accostate al demonio. Ed è proprio in queste società chiuse, tipiche degli antichi villaggi rurali del sud Italia, dove la donna viveva in una condizione vulnerabile e sottomessa, che il mito delle magare ha attecchito con più forza. In questo clima di forte superstizione, paura e tanta ignoranza si faceva presto a demonizzare tutto ciò che non si riusciva pienamente a comprendere. La fantasia e il tempo, poi, avrebbero completato il quadro.

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Tra i molti riferimenti cinematografici al mondo misterioso delle streghe, uno in particolare illustra con grande realismo la difficile situazione delle presunte streghe nei villaggi contadini. Il film, girato nel 1963, si intitola Il demonio, per la regia di Brunello Rondi.

Dunque, anche la storia delle streghe, così come quella di Halloween, si intreccia con le dinamiche storico-sociali e le tradizioni popolari del Meridione anche se, mentre nella festa di Jack-o'-Lantern ci si è limitati a divertirsi, nel caso della caccia alle streghe sono state decine di migliaia le vittime di un pregiudizio tale da identificarle con il male. Oggi, ricerchiamo quello stesso potere curativo in erboristeria.


Di: Walter Stranieri

Fonti:
Web

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